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La Sezione "Tommaso Filancia" di Roccasecca del Partito dei Comunisti Italiani nasce nel novembre del 1998, tra le prime in Italia. La permanenza in Italia di una forza che lavori per una prospettiva di cambiamento in senso socialista della società, di una forza che abbia nei suoi obiettivi la valorizzazione del lavoro e l'affermazione dei diritti di tutti nel quadro della Costituzione repubblicana, in sostanza di una forza che si pone nella tradizione del pensiero e dell'opera del grande Partito Comunista di Antonio Gramsci, di Palmiro Togliatti, di Luigi Longo e di Enrico Berlinguer, viene messa in discussione dalla politica di una parte del gruppo dirigente di Rifondazione Comunista. Questo preferisce far cadere il Governo Prodi in un momento assai delicato per il paese, sapendo che si sarebbe dato l'avvio ad un periodo non breve di dominio delle classi padronali, attraverso la costituzione di un'alleanza fra la destra storica neofascista, gli interessi di una borghesia ignorante e rozza del Nord, la grande impresa rappresentata da Confindustria e la parte peggiore dell'affarismo e della corruzione rimasta orfana dopo Tangentopoli. Questa politica non poteva convincere i comunisti italiani, coloro che avevano maturato le proprie convinzioni politiche nella grande scuola del PCI: il famoso concetto di partito di lotta e di governo non trovava realizzazione in quell'atto che, fuori dalla elaborazione teorica e dall'agire pratico dei comunisti italiani, tendeva a privilegiare gli interessi del Partito sopra quelli generali del paese. Moltissimi militanti, provenienti dall'esaltante storia del PCI, dissero NO! Non si poteva tollerare quella mutazione genetica che trasformava un partito comunista in partito semplicemente antagonista. Non rinunciarono all'idea che in Italia potesse esistere una forza che si ponesse in modo scientifico, secondo gli insegnamenti di Marx e Lenin, e soprattutto secondo la gloriosa tradizione del PCI, dalla parte dei lavoratori e dei cittadini per i diritti, la dignità, la democrazia. Dall'appello lanciato da quei militanti e dai dirigenti che ne interpretarono i sentimenti e le volontà, nacque il Partito dei Comunisti Italiani. Ad esso fecero subito riferimento compagni di diversa esperienza: aderirono compagni provenienti dal Pds, comunisti che si erano dispersi o ritirati dopo lo scioglimento del PCI, ambientalisti, pacifisti ed altri. A Roccasecca si forma immediatamente un Comitato Promotore, guidato dai compagni Giovanni Morsillo (ex Rifondazione Comunista) ed Enrico Cuomo (ex Pds), che si ritrovano intorno ad un progetto comunista e chiamano tutti i compagni ad aderire. Il nuovo partito cresce, raccoglie adesioni di compagni e militanti che da anni attendevano un segnale di risveglio di quella tradizione che il vecchio gruppo dirigente dei "quarantenni" del PCI (Occhetto, Veltroni, D'Alema) riteneva troppo ingombrante e complessa e che gli attuali dirigenti di Rifondazione Comunista vedevano troppo legato alle questioni nazionali e quindi limitato nell'azione di opposizione. Il gruppo si struttura in Sezione, assume il nome di un combattente partigiano roccaseccano, e si dà un programma fittissimo di iniziative. Da quel momento la voce dei comunisti è costantemente presente sul territorio, per informare i cittadini ed i lavoratori, per rappresentare le istanze e le esigenze della classe lavoratrice, per attuare concretamente quella politica del fare che fu caratteristica del PCI e che portò i lavoratori al loro massimo grado di avanzata, fino alla partecipazione alla direzione politica del paese. La Sezione Filancia si distingue per la capacità di elaborazione di politiche originali legate al territorio, e per la grande mole di lavoro politico sui temi nazionali ed internazionali. Lo studio e l'iniziativa nella società cementa il gruppo, che diventa sempre più compatto, affiatato, capace di progettare e realizzare politiche di alto profilo. Non vi è tema che coinvolga il territorio, non vi è argomento che il partito affronti a livello nazionale, che non veda impegnati i comunisti roccaseccani. Propongono alla città seminari di economia, incontri internazionali con rappresentanti di realtà critiche del mondo (Cuba, Palestina, ecc.) I successi anche elettorali, che vedono il partito raccogliere percentuali doppie rispetto a quelle nazionali, il fatto che la Sezione esprima ben due delegati al Congresso Nazionale, fornisca dirigenti impegnati in ruoli delicatissimi a livello provinciale e regionale (Enti Locali, Formazione, Rapporti con i movimenti, ecc.), la costante crescita in termini di iscritti, confermano che la Sezione opera secondo linee giuste e condivise. La grave crisi dei partiti nazionali di massa, il crollo di speranze ed anche di illusioni legate alle esperienze storicamente realizzate del socialismo, hanno determinato nel sentire di molti la convinzione che tutto sia perduto, che gli squilibri che caratterizzano sempre più la società capitalistica siano ormai vittoriosi ed inamovibili. Noi, per antica scuola, sappiamo che così non è: sappiamo che occorre adeguare strumenti di lotta, analisi, progetto politico e obiettivi intermedi alle novità, purtroppo negative, che il nuovo stato delle cose (per dirla con Marx) ci propone. Sappiamo che non sarà inutile lottare finché questo sarà reso necessario dalle ingiustizie, dalla prepotenza, dall'arroganza di pochi potenti su tutta l'umanità. Con disciplina rivoluzionaria, con metodo scientifico, partendo dall'analisi dei fatti reali per decidere le strategie e gli obiettivi, nel solco dell'insegnamento ricevuto da uomini come Gramsci, Togliatti, Berlinguer, Marx e Lenin, noi procediamo nel lavoro di organizzazione dei lavoratori, di proposta politica complessiva, con l'obiettivo non di apparire "più rivoluzionari degli altri", non di urlare più forte - sebbene a volte bisogna anche urlare -, ma di strappare metro dopo metro tutto il terreno possibile all'avversario, per conquistare diritti universali, condizioni di vita dignitose, rispetto e dignità per coloro che alcuni vorrebbero sottomessi, ubbidienti, funzionali ai disegni di sfruttamento dei potenti. Il lavoro da fare è immane; non basterà certo un piccolo partito di militanti generosi e capaci. La lotta ha bisogno, per dare frutti, del contributo di tutti i lavoratori, dei cittadini liberi e onesti, delle donne, dei giovani sani che soffrono le storture di questa società e che sanno di poterla, tutti assieme, migliorare. Per questo, nel Partito dei Comunisti Italiani, nessuno è inutile.
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