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| roccasecca, | 3 giugno 2005 |
Leggiamo
sempre con stupore le dichiarazioni dei capi importanti di tutti gli schieramenti
quando costoro fanno riferimento al cosiddetto voto "di coscienza".
Ci sembra sempre che stiano scherzando, che vogliano celiare su qualche avversario
per metterne in ridicolo qualche improvvida esternazione. Invece, pur con tutta
la ritrosia che la nostra formazione democratica (e quindi partecipativa) ci
impone, finiamo per capire che non scherzano affatto.
Prendiamo l'esempio dei prossimi referendum. Esponenti di prima responsabilità
dei due schieramenti, colti dalla necessità di giustificare loro volontà
di consenso a linee non condivise dai loro sodali, si richiamano con ciglio
aggrottato e serioso all'alto senso civico del "voto di coscienza".
Fini da un verso, Rutelli da un altro, utilizzano quello che a loro sembra un
grande pensamento per fare come gli pare ai referendum.
Nulla di scandaloso, se una persona libera e motivata democraticamente sente
il dovere o l'esigenza di votare in modo difforme dall'organizzazione cui appartiene
o che addirittura dirige, anche se questo dovrebbe porre seri interrogativi
sia all'organizzazione che alla persona stessa. Ma che c'entra la coscienza?
E soprattutto, dire che votare in un certo modo, o che per certe consultazioni,
possa essere accettato il principio del "voto di coscienza" significa
che in tutti gli altri casi si vota "contro la coscienza", o fuori
dai suoi indirizzi? Che vogliono dire, questi detentori dell'arbitrio democratico,
che finora hanno chiesto voti per partiti, politiche, personaggi, che la coscienza
avrebbe ripudiato? Vogliamo dire: chiedere il voto per Rutelli o per Fini è
secondo loro una coercizione alla coscienza? E allora, perché lo fanno?
E quale sarebbe, la coscienza che chiamano in causa? Quella che si accoda alla
religione o che la ostacola, a seconda che il capo decida quello che è
morale?
Possibile che si debba inseguire sempre false piste invece di ragionare sui
temi, sui contenuti concreti della politica, riducendola alla fine a mera schermaglia
di potere da sottoscala? Non ci sembra che tali esternazioni entusiasmino molti
elettori, per la verità. Anzi, se non fosse per i guardiani della linea
ufficiale che non perdono occasione per "isolare" quelli del "voto
di coscienza" , probabilmente non se ne accorgerebbe nessuno. Nessuno si
sarebbe interessato a come vota Fini, se i suoi amici non avessero fatto esplodere
il chiacchiericcio sulle sue presunte relazioni con la Prestigiacomo, argomento
evidentemente più interessante per alcuni, tanto da far arrivare la notizia
sui giornali con accompagnamento di banda e gran cassa. Per fortuna tutto si
è risolto in un flop, così non possono dire che i due siano degli
"scoscienziati" e magari rovina famiglie.
Tuttavia, il fatto rimane. Per quanto ci riguarda, votiamo da un bel po' di
anni, abbiamo vinto poche volte ma abbiamo combattuto sempre, e sempre dalla
stessa parte, pur aggiornando posizioni ed analisi con il cambiare della storia.
Ma non ci è mai capitato di votare, né alle elezioni, né
ai referendum, né in qualsiasi consesso democratico, fino alla rappresentanza
dei genitori nel consiglio della scuola materna dei nostri figli, in difformità
a quanto la nostra coscienza ci dettava.
Non certamente perché siamo dotati di coscienza onnicomprensiva, che
possa cioè adattarsi a qualsiasi stagione e a qualunque abito, ma semplicemente
perché per noi la politica è un fatto di coscienza, mentre per
altri probabilmente attiene più ad altri parametri valutativi. Del resto,
lo provano certe migrazioni verso le spiagge dei vincitori che puntualmente
si registrano dopo ogni consultazione.
Anche stavolta, quindi, voteremo in piena coscienza: quattro SI, forti e chiari,
come uno schiaffone all'arroganza ed all'oscurantismo che sono la forza e il
terreno di coltura di chi trasforma la democrazia in semplice sudditanza con
delega, consentendo a chi è interessato di addormentare le coscienze.
Fraterni saluti.
g.m.