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| roccasecca, | 25 maggio 2005 |
Da
un certo periodo la televisione di Stato propone agli italiani una serie di
cosiddette fiction che in un modo o nell'altro, subdolamente o apertamente,
rivalutano da un punto di vista etico e individuale (e quindi non scientificamente
storico) alcuni personaggi famosi o per certi versi emblematici del ventennio
più sciagurato d'Italia.
Forse fidando sulla stanchezza intellettuale degli italiani, fiaccati da decenni
di bombardamenti buonisti e mediaticamente orientati alla pratica della rimozione
della storia, utilizzano sperimentati metodi da romanzetto rosa per illustrare
in modo compassionevole e umanamente "simpatico" personaggi che hanno in genere
macchiato l'Italia di ignominia di fronte a tutto il mondo. E allora assistiamo,
disarmati contribuenti, a spettacoli menzogneri sulle foibe, alla trasformazione
di esempi di vero eroismo di soldati italiani abbandonati al loro destino dalle
classi dirigenti che li avevano inviati al massacro in motivo di impossibile
rivalutazione pur parziale del fascismo, padre e responsabile invece proprio
delle condizioni nefaste che tali atti resero necessari. Di più: si vorrebbe
accreditare l'idea di un "fascismo dal volto umano", di una estraneità dei fatti
dalla volontà del duce e dei suoi accoliti, quasi resi vittime degli eventi
che sfuggirono al loro controllo, e che si determinarono loro malgrado e con
il loro impotente dissenso. In questo, certe operazioni di bassa propaganda
hanno facile presa, poiché il senso comune instillato da anni di propaganda
giustificazionista (altro che egemonia dei comunisti, quando la Dc governava
con i voti di Almirante!) soprattutto al sud, dove la Resistenza non si sviluppò
come al Nord per ovvie ragioni temporali, ha insinuato in modo capillare il
convincimento che in fondo il regime di Mussolini fosse paternalisticamente
bonario con chi "faceva il proprio dovere" senza creare troppi fastidi. Le esternazioni
del Dott. Berlusconi, che in materia ha dimostrato i suoi limiti per esempio
dichiarando la volontà di fare visita ad Alcide Cervi, cosa che gli auguriamo
di compiere il più tardi possibile e di conservarsi in ottima salute, lontano
dai nostri affari, che dipingeva un regime orientato a promuovere le vacanze
gratis per i ribelli, ma che in fondo non ha mai fatto del male a nessuno, oltre
ad essere palesemente ingiuriose per la storia della Nazione e dei suoi eroici
combattenti della clandestinità antifascista e della Resistenza, produce una
ulteriore assuefazione alla menzogna, poiché il trascorrere del tempo non aiuta
a mantenere la memoria. Per quanti sforzi si facciano, per quanto ci si batta
per difendere la Costituzione minacciata ed ormai direttamente aggredita dalle
forze reazionarie, per quanto ci si mobiliti per il mantenimento dei luoghi
della memoria come il museo di via Tasso o l'Archivio Storico della Resistenza,
l'impressione è che chi si è impadronito dei mass media li stia utilizzando
secondo finalità che oltre a ledere la Costituzione, elevano al ruolo di Storia
la menzogna e diffamano il nostro popolo mentre accreditano versioni da feuilleton
della tragedia del fascismo. Il disegno non ha bisogno di grandi intelligenze
speculative per essere svelato: fare piazza pulita dei discrimini democratici
conquistati dai cittadini, dai lavoratori e dai combattenti italiani è il primo
passo per spianare la strada a nuove forme di reazione, di restringimento dell'agibilità
democratica del Paese, dell'esercizio della cittadinanza attiva. Tuttavia, si
continua a tollerare che il servizio finanziato con denaro pubblico e avente
finalità di informazione ed intrattenimento conformi ai valori costituzionali
(quindi non di esclusione di visioni "altre", ma quanto meno di confronto) sia
diventato cassa di risonanza del populismo dalla facciata bonaria da Italietta,
con lo slogan disseppellito dalla muffa della storia "Italiani, brava gente".
Secondo noi, ci vuole una bella dose di impudenza già a definire italiani coloro
che l'Italia l'hanno venduta allo straniero, per la precisione al peggior esercito
di occupazione straniero fino ad allora esistito. Figurarsi, poi, doverci sorbire
il predicozzo sul destino cinico e baro, sulle condizioni ineludibili, sul Mussolini
bravo padre di famiglia ma attorniato da alcuni (neanche tutti, ché quelli più
famosi bisogna salvarli) traditori e reprobi. O addirittura che i suoi familiari,
figlia, genero, moglie e amante, fossero impegnati a dissuadere Sua Eccellenza
dal permettere (si badi, non compiere, al massimo permettere) che i suoi scherani
compissero nefandezze di cui è impossibile cancellare la vergogna. Nulla contano
i documenti, i verbali, le stragi, i comportamenti dei gerarchi e dei dirigenti,
e anche di Ciano ad esempio nelle colonie. Quello che fa fede, come un Talmud
o un Corano indiscutibili, è la versione spacciata per pacificatrice e che invece
è solo insabbiatrice. La rimozione, non il revisionismo, domina la linea dettata
dal regime. Se a Berlusconi si perdonerà la lunga serie di sciocchezze a proposito
di Resistenza, lotta al nazismo, ecc. perché lui è al governo per altri scopi
e non possiamo pretendere che si occupi anche di democrazia, lo stesso non si
può dire per la Rai, che invece ha finalità sociale di promozione di valori
costituzionali, primo fra tutti la verità storica. Non chiediamo certo che la
Rai faccia propaganda per la sinistra o che si schieri con un'idea socialista
del progresso. Ma che la smetta di rifilare panzane alla gente per bene distorcendo
così perfino il sentimento di appartenenza ad una democrazia a vantaggio di
una visione idilliaca e romantica della storia palesemente falsa e truffaldina,
non possiamo non rivendicarlo con tutta la nostra passione democratica. Bene
ha fatto Alessandra Valentini a chiedere di inviare lettere di protesta all'indirizzo
http//:www.raifiction@rai.it e noi
lo rilanciamo con forza: protestate, perché stanno togliendo ancora ossigeno
alla nostra dignità.
Fraterni saluti