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roccasecca, 18 maggio 2005
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Giorgiana Masi non riposa ancora.

Anche oggi le notizie dei giornali fanno rabbrividire.
La ragazza rapita nell’Afghanistan democratizzato dalle elezioni yankee, l’economia italiana che è diventata il gioco a chi la spara più grossa, la destra che esulta perché non ha perso Catania e quindi pensa già di aver sbaragliato qualsiasi desiderio di riscossa democratica in tutto il Paese, gente che si droga per fare sport a suon di miliardoni, e altre schifezze che indignano ed umiliano allo stesso tempo il lettore.
C’è una notizia, fra queste, che passerà in sottordine, cui nessuno degnerà attenzione, presi come siamo da cose più impellenti (e ancora non sono iniziati gli incendi nei boschi!). Si tratta delle esternazioni di Cossiga a proposito dell’assassinio di Giorgiana Masi il 12 maggio del 1977. E perché ne parla, Cossiga? Mica per ricordarci un’altra ferita ancora aperta nella nostra storia di oscuri insabbiamenti, un altro crimine di Stato che ancora cerca giustizia e sa che non l’avrà mai, vista la sentenza di archiviazione del caso del 1981 “per essere rimasti ignoti gli autori del reato”. No, l’ex Presidente della repubblica (quello di Gladio, quello che era ministro dell’Interno nella fase del sequestro Moro e faceva le riunioni con Gelli sotto falso nome, ecc.) desidera informarci che un suo amico (area polizia) gli avrebbe detto tempo fa che Giorgiana fu uccisa da una pallottola sparata da un suo compagno. Che gente frequenta Cossiga, non lo sappiamo. Però ricordiamo quei giorni. Ricordiamo le menzogne che disse già allora, ministro dell’Interno, quando addirittura negava l’esistenza di squadre speciali della polizia che invece operavano tranquillamente reprimendo con metodi cileni le lotte democratiche dei lavoratori e degli studenti. Sul sito http://www.lestintorecheamleto.net/masi.htm (ma ce ne sono tanti altri) trovate una buona rassegna stampa ed una ricostruzione cronologica dei fatti. Le pagine dei giornali erano invase di fotografie, di articoli che raccontavano scene drammatiche, la Camera conobbe sedute infuocate perché il governo era accusato di praticare politiche di regime e di tenere il Parlamento all’oscuro delle decisioni prese. L’unica preoccupazione che muoveva i signori che manovravano i bottoni del potere, aiutati manco a dirlo dagli esperti della CIA, era tenere le sinistre, i comunisti in particolare fuori dalla zona governo. E non solo per ciò che riguardava le maggioranze parlamentari ma soprattutto nella trasformazione potente della società che in quegli anni avanzava sotto la spinta di movimenti anche extraparlamentari, ma soprattutto del PCI. Che bisogno c’è oggi, dopo 28 anni, di riscavare la fossa di Giorgiana per insultarne di nuovo la memoria? Non basta quanto è stato fatto per impedire che la verità avesse un nome ed un cognome, che la sua gente avesse giustizia, anche se la perdita di una ragazza di diciannove anni è irreparabile? Che messaggio è questo, e a chi è rivolto? Quale “carità” (parole sue) muove Cossiga?
Sarebbe interessante che qualcuno si impegnasse a capirne di più, perché ogni volta che il vecchio sardo si è mosso, qualcosa è successo. E di tutto abbiamo bisogno, tranne che di avventure torbide. Abbiamo consultato il sito dei Radicali, che fecero di Giorgiana a suo tempo una bandiera, ma finora riporta solo l’articolo di Repubblica integrale, con le dichiarazioni di Pannella, ma non una parola di commento. Perché? Possiamo stare tranquilli in un Paese così? Intanto, Giorgiana dovrebbe essere lasciata al lutto di chi le ha voluto bene e di chi ha lottato con lei, perché la sua morte, come tante altre più antiche e più recenti, non appartiene a tutti.

Fraterni saluti.



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