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roccasecca, 17 maggio 2005
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La miseria degli untori

Riceviamo ed inoltriamo con sconcerto.
Purtroppo il caso riportato dalla nota di Marta Turilli non è isolato. Quando si tratta di favorire i poteri forti, le lobbies di qualunque natura che possono tornare utili alle elezioni, non esistono schieramenti. Gli opportunisti di tutte le maschere si fiondano su chi non ha portato il cervello all'ammasso, e così se dici che la guerra contro il popolo irakeno è un massacro coloniale sei subito arruolato fra i filoterroristi, e per di più islamici (perché se non sei islamico anche il terrorismo è meno grave, vedi quello che succede nelle terre del Sud Italia con le varie mafie). Se dici che gli immigrati sono prima di tutto vittime e non pericoli pubblici, ti calcano in testa il cappello dell'amico di al-Quaeda, se dici che Calipari è l'ultima (per ora) vittima dell'ingerenza USA negli affari italiani come da sessant'anni in qua con le stragi, i servizi deviati, le trame nere, ecc., e che Bush è un guerrafondaio mosso da incommensurabili interessi economici sei immediatamente battezzato come antiamericano, e così via. Non è che adesso che voteremo quattro sì ai referendum contro la barbara legge sulla procreazione assistita ci diranno che siamo anticlericali? Possibile che costoro abbiano da giocare soltanto la carta della confusione, che non possano far altro che far finta di scambiare i governi per i popoli, che si affatichino a far credere che non sanno distinguere fra Sharon e gli Israeliani o fra Bush e gli Americani? Allora uno straniero è autorizzato a non distinguere, ad esempio, fra Berlusconi e gli Italiani, no? e quindi uno che in un Paese arabo dicesse che il popolo italiano sta soffrendo per le politiche sociali del Cavaliere sarebbe un antitaliano! Se poi formassero in Europa un Comitato per sollecitare il governo italiano a fare politiche comunitarie degne di questo nome, sarebbero dei manichei, fomentatori di odio, magari razzisti e sinistrorsi estremisti. O no? Eh no, compari, davvero: se vale per noi vale pure per gli altri, se no Montesquieu e Voltaire vanno a farsi friggere! Ha ragione Marta Turilli: quando mancano argomenti seri di difesa delle proprie posizioni (come si fa a dire chiaro e tondo che i sionisti in Italia influenzano un sacco di voti e perciò bisogna tenerseli buoni?) si passa all'insulto, peraltro anche questo senza alcuna spiegazione. Ad esempio, che vuol dire "manichei" applicato a gente che, come noi, ha faticosamente tessuto grandi reti di rapporti con realtà israeliane critiche verso l'occupazione? Perché il signor De Giovannangeli non spiega la sua posizione rispetto al Protocollo di Ginevra, o perché non dice dove devono andare a prendere l'acqua i Palestinesi dopo che Sharon ed i suoi pedecessori l'hanno sottratta loro con i carri armati? O sta contemplendo il "ravvedimento" di Sharon e la sua politica di "smantellamento delle colonie"? Sa De Giovannangeli di cosa si tratta? Davvero? Noi siamo stufi di dover ogni volta sottolineare il nostro assoluto rifiuto di politiche di apartheid o di razzismo come quelle di Sharon, e l'antisemitismo è una di queste. E' curioso come coloro che ci rimproverano di chiudere le porte al dialogo non spendano mezza parola per argomenti come il Protocollo citato e si limitino ad insultarci. Pensano che con questi metodi sarà facile aprire una stagione di proficuo e fecondo dialogo fra chi si interessa della questione palestinese? Credano pure ciò che vogliono, ma la smettano una volta per sempre di applicare ad altri etichette che invece sembrano calzare molto bene a loro. Certo, dispiace vedere il giornale che abbiamo diffuso tutte le domeniche quando avevamo diciassette anni ridotto ad ospitare le corbellerie di qualche benpensante con la pancia piena. Peccato. Del resto sapevamo bene che la deriva di buona parte della sinistra avrebbe significato perdita di valori e di potenzialità per tutti.
Comunque, suggerirei al Comitato di invitare il signor De Giovannangeli ad un dibattito, così smussiamo un poco il nostro manicheismo, diventiamo meno irriducibili e addolciamo quel comportamento razzista che lui magari ci spiegherà dove ha rintracciato nei nostri atti. Ma sì, invitiamolo, e vediamo su quale libro bisogna leggere per essere considerati compatibili con la buffa idea di democrazia e di tolleranza che questi intellettuali al colesterolo coltivano. Noi continuiamo a pensare che il crimine sia massacrare i popoli, e non isolare i massacratori.
Fraterni saluti


La miseria degli untori
Sono rimasta colpita e offesa dall’articolo “La svolta di Sharon divide la sinistra”, apparso, a firma di Umberto De Giovannangeli, su L’Unità del 13 maggio scorso.
Faccio parte del comitato “Con la Palestina nel cuore”, ne curo i rapporti con giornalisti e media; ho sempre tenuto a informare De Giovannangeli di tutte le attività del comitato a favore del popolo palestinese, perché lo credevo un sincero democratico e un giornalista obiettivo, e perché “Palestina nel cuore” ha sempre scelto la strada delle iniziative di qualità, degli incontri culturali, del dialogo con il mondo dell’informazione per portare avanti i propri obiettivi, anziché la strada del ricorso alle lobbies e alle pressioni più o meno occulte (vorrei informare i lettori del giornale che l’articolo del quotidiano della Margherita “Europa”, citato da De Giovannangeli, è stato sollecitato da un gruppo di pressione che fa capo al sito www.informazionecorretta.com, sito a cui invito a dare un’occhiata per farsi un’idea di come operano e contribuiscono al dibattito i suddetti gruppi di pressione). Di fronte all’uscita di De Giovannangeli, mi rendo conto invece che la sua è soltanto la maligna capacità di manipolare le notizie per screditare e infamare chi osa esprimere opinioni scomode; è un sistema assai semplice: anziché argomentare, si usa l’arma dell’insulto, si prova, da moderni untori, a diffondere la peste della calunnia, per imbarazzare e imbavagliare gli avversari prescelti. Nel suo non lungo articolo De Giovannangeli, motu proprio o attraverso le parole di due autorevoli fonti israeliane, riesce a tacciare i gruppi come il mio, che lavorano a favore del popolo palestinese, di (cito alla lettera):
1) antisemitismo;
2) manicheismi e pregiudizi;
3) contestazione violenta;
4) rapporti con il risorgente antisemitismo con il suo vecchio, squallido armamentario di pregiudizi razziali e di stereotipi mutuati dal ventennio fascista;
5) sinistrorsi-estremisti
6) irriducibili dell’Intifada
7) frange estremiste
8) vecchie e nuove forme di antisemitismo che, strumentalizzando e stravolgendo le ragioni del popolo palestinese (c’è scritto proprio così! leggere per credere!), tendono a delegittimare l’esistenza dello Stato d’Israele;
9) comportamenti discriminatori e razzisti. Tutto questo in un articolo che, a fronte delle due fonti israeliane, non dà spazio a nessun’altra voce. Un articolo costruito letteralmente sul nulla, in cui episodi da stadio vengono accostati alla libera espressione di opinioni, e queste convertite in pregiudizi razziali. Un articolo in cui si invita a sostenere il diritto all’esistenza dello stato di Israele, fingendo di ignorare che lo stato di Israele, al contrario di quello palestinese, esiste già, e da più di cinquanta anni pratica l’occupazione brutale dei territori palestinesi in dispregio delle risoluzioni dell’ONU, e ha costruito il “muro della vergogna”, il muro della separazione razziale. Si raggiunge il colmo quando ci si accusa di identificare “ ancora e sempre” Sharon “con «il generale bulldozer» o peggio ancora con «il complice dei massacratori di Sabra e Chatila»”: ma la realtà storica è questa, e i crimini di guerra non hanno una “data di scadenza”. I 3500 palestinesi assassinati dal settembre 2000 a oggi confermano la continuità di una scelta politica fondata sull’uso della forza. Ci conforta il fatto di essere in ottima compagnia nel considerare Sharon un criminale di guerra: cito dal messaggio presidenziale agli italiani del Presidente Sandro Pertini (31 dicembre 1983): “Io sono stato nel Libano. Ho visto i cimiteri di Sabra e Chatila. E’ una cosa che angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quell’orrendo massacro. Il responsabile dell’orrendo massacro è ancora al governo in Israele. E quasi va baldanzoso di questo massacro compiuto. E’ un responsabile cui dovrebbe essere dato il bando dalla società.” Non servono altri commenti. Si può immaginare la sorpresa del mio comitato, che ha partecipato alla contestazione - pacifica e democratica - a Fassino, Rutelli e Veltroni, nell’apprendere che nulla del genere è più possibile in Italia senza scatenare i mastini del potere. Si può immaginare il disinganno dei giornalisti arabi a cui abbiamo passato in traduzione l’articolo di De Giovannangeli.
Noi ci rifiutiamo – lo voglio dire a voce alta, con tutte le mie forze – io mi rifiuto e ci rifiutiamo di essere definiti antisemiti se difendiamo la causa del popolo palestinese! Io credo che articoli come quello di De Giovannangeli siano pericolosi (oltre che vergognosi): usando l’arma del discredito, così efficace, oscurano, cancellano il giornalismo onesto; contribuiscono al risorgere dell’antisemitismo; e diffondono la cultura del pregiudizio, così difficile da contrastare.

Marta Turilli

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