temi di discussione

la storia continua....

...iscriviti al P.d.C.I.


roccasecca, 12 maggio 2005
HOME
contatto e-mail

Cominciamo bene...

L'intervista allegata, rilasciata dal Segretario del PdCI Oliviero Diliberto al Corriere della Sera esprime, pur con un linguaggio fortemente misurato, le giuste valutazioni critiche rispetto ad un comportamento incomprensibile del Presidente Vendola.
Quali ragioni lo hanno indotto, lui così dialogante, a estromettere il nostro partito dal governo regionale della Puglia? Non si chiedevano elemosine, né riconoscimenti inadeguati alla forza del Pdci, che in Puglia ha eletto ben due consiglieri, ed ha aumentato i suoi voti in modo eclatante, al contrario di Rifondazione che invece perde sensibilmente nonostante la candidatura di Vendola fosse estremamente visibile (forse anche troppo). Conoscendo un poco Vendola da molti anni per aver condiviso sensibilità che ancora ci impegnano su fronti comuni (Cuba per tutte, con tutte le conseguenze) non avremmo mai giudicato quest'uomo di nobile animo, di sentimenti elevati e di cultura raffinata, questo dirigente politico che assomiglia davvero poco ad un burocrate da sottoscala del palazzo, capace di rinunciare alla sua autonomia ed evidente (anche perché mai nascosta, anzi giustamente rivendicata) capacità di guardare oltre. Oltre il tempo, oltre il contingente, capace di volare alto e di progettare una società diversa e migliore, di praticare la fraternità, sapendo anche osare, e rischiare come più volte ha fatto persino contro i poteri malavitosi, da uomo dello Stato. Come mai, adesso? Che la realpolitik del potere, la scelta obbligata dell'opportuno rispetto al giusto abbia prevalso anche su di lui? Pressioni "dall'alto"? Gelosie e vendette postume? Che strano, però. Anni passati a rivendicare l'antagonismo, a dire e ripetere che i depositari dell'idea di cambiamento erano alcuni e non altri, che gli opportunisti erano quelli che si contentavano di qualche posticino in Parlamento per il quale abiuravano una non meglio individuata lotta di classe passante per la disobbedienza, e poi eccoci qua: gli antagonisti al pote????†Ire e cosa fanno? Atto primo, scena prima: cacciare i Comunisti Italiani. Dentro tutti (cattolici, imprenditori, borghesi di tutte le latitudini e filosofie, notabili e controfigure, tutte brave persone, per carità!) e fuori i Comunisti Italiani, quelli con cui si è diviso pane e sacrifici per lunghi anni, con i quali si è vinto e si è pianto, si sono assaggiati esaltanti trionfi e amare frustate. No, nessuno pensi che vogliamo buttarla sul sentimentale. Portiamo sul corpo abbastanza cicatrici per non sapere che in politica non va più di moda essere galantuomini. E' invece una preoccupazione tutta concreta quella che ci toglie il sonno: con chi cambieremo questa società, con chi costruiremo l'alternativa, se quelli che pensiamo essere i migliori sono così fragili? Quali possibilità abbiamo di dare l'assalto al cielo se dobbiamo subire miserie che non si possono neppure confessare? Forse è materia per conferenze, per incontri promossi da nobili giornali e riviste? Non crediamo. Ci sembra, piuttosto, che lo stillicidio quotidiano di notizie come queste renda sempre più opaco, più scolorito e scuro l'orizzonte che dovremmo cercare di conquistare.
Chissà quale ragionamento sottile faranno, i compagni come Vendola, quando arrivano alla conclusione che si è più forti schiacciando il compagno? Tuttavia, ripetiamo che non ci aspettavamo solidarietà, ma si chiedeva solo quello che ci spettava. I compagni pugliesi sapranno fare il loro dovere, è fuori dubbio.
A loro inviamo il nostro messaggio di fraterno augurio, nella certezza che il loro lavoro sarà ancora apprezzato dai cittadini e dai lavoratori. Vendola rinuncia a dare alla Puglia tutte le opportunità di cui dispone grazie anche alle lotte dei nostri compagni. E' una responsabilità che si assume interamente.


DILIBERTO AL CORRIERE: PUGLIA. UNA VENDETTA DI NICHI. HA LA SINDROME DEL DIVORZIATO
Lorenzo Fuccaro Roma 12 maggio 2005

Onorevole Diliberto, come reagisce alla decisione del presidente della Puglia Nichi Vendola di non farvi entrare nella sua giunta?
«Sono rimasto — risponde il leader del Pdci — estremamente amareggiato da questa vicenda, perché abbiamo un assessore in tutte le Regioni nelle quali ha vinto il centrosinistra. Tutti, Ds o Margherita, hanno rispettato gli accordi».
Ma avevate fatto una richiesta particolare?
«No, volevamo essere in giunta. La questione insomma è squisitamente politica: essere o non essere rappresentati nella giunta regionale e quindi partecipare o meno alla elaborazione di una politica complessiva. È assurdo che nella Regione dove noi siamo andati avanti come voti — abbiamo preso due consiglieri e contemporaneamente Rifondazione è andata indietro nonostante avesse il candidato presidente — Vendola abbia consumato contro di noi una sorta di vendetta».
Perché una vendetta?
«In alcuni dirigenti della sinistra prevale una sindrome da divorziato. Noi eravamo nello stesso partito sino al '98, eravamo tutti in Rifondazione comunista. Come è noto abbiamo cercato di salvare il governo Prodi e siamo usciti da Rifondazione fondando un altro partito. Sono passati la bellezza di sette anni. Io non provo più una sensazione di fastidio. Anzi, ho proposto una confederazione con il partito di Bertinotti. E ho anche proposto di fare le liste insieme. Che cosa dovevo fare di più?».
Che cosa vuole dire sindrome da divorziato?
«Fare dispetti e ripicche. Danneggiare uno che ritieni nemico quando hai fatto la campagna elettorale insieme. Con altre parole è la logica dei fratelli coltelli».
In questo caso perché Vendola non ha dato l'assessorato? A parte la ripicca c'è un nodo politico?
«Non lo so. Spero che non ci sia un nodo politico. Se ci fosse un problema politico questo sarebbe enormemente più grave. Vendola ci fa la guerra... è una realtà. In Calabria, il presidente della Regione è un ex democristiano potente, Agazio Loiero: lui ci ha dato l'assessorato regionale all'Urbanistica, che è uno dei più importanti. In Puglia c'è un comunista e non ci dà l'assessore».
Il motivo per il quale ve lo ha negato si è capito?
«Non lo sa spiegare. Ha deciso di dare uno schiaffo al nostro partito».
Secondo lei, Vendola lo fa perché segue un indirizzo nazionale o è una questione limitata alla Puglia?
«Nessun altro partito si è comportato così, quindi non direi che è un problema nazionale. Non è un problema per l'Unione, né per Prodi che la guida. Credo che sia anche frutto di questo sistema elettorale che, con l'elezione diretta, fa scattare meccanismi di onnipotenza che dovrebbero essere contrari alla stessa cultura politica di Vendola. Sicuramente sono opposti alla mia».
A questo punto che cosa farete?
«Giudicheremo la giunta di volta in volta, in base alle proposte che arriveranno. Siamo nella maggioranza. Vendola ha deciso di metterci nella condizione dell'appoggio esterno e se i provvedimenti ci convinceranno li voteremo, se non ci convinceranno faremo l'opposizione, da sinistra».
Se si esclude un impulso dell'Unione, la decisione di Vendola discende da un indirizzo di Rifondazione comunista?
«A questa domanda può rispondere soltanto Vendola. Io però ho parlato con i dirigenti dell'Unione, con Prodi per intenderci. Prodi mi ha escluso che ci sia una questione nazionale e io gli credo. Dopodiché non so se Bertinotti e Vendola abbiano deciso questa cosa.Spero sinceramente di no».

ROMA 13 maggio 2005

Carissimi tutti e tutte,
la nostra iniziativa sta provocando reazioni, il che significa che è stata ed è quanto mai giusta e puntuale. In particolare, vi allego la pagina del sito sharonista www.informazionecorretta.com che riporta gli articoli usciti oggi su Europa (quotidiano della Margherita) e Repubblica (intervista a Fassino). A me sembra evidente la volontà di blindare sin da ora la politica estera dell’Unione, per renderla contigua a quella del centrodestra, e leggo in questo senso il virulento attacco di Europa a Diliberto, colpevole di aver solidarizzato con noi a Piazza SS. Apostoli, mentre Fassino incassava la contestazione e Giordano se la squagliava.
Credo che sia necessario continuare l’iniziativa: firme sulla lettera aperta (che periodicamente continuo ad inviare a Prodi, Fassino e Veltroni, nonché ai giornali), mail indirizzate direttamente ai tre e, ovunque sia possibile, iniziative che coinvolgano le realtà locali di DS e Margherita… incontri, raccolte di firme di iscritti, presidi, insomma va bene tutto. Per chi può, ovviamente, rinnovo l’invito a partecipare all’assemblea sabato 14 alle 17.30 al centro sociale Intifada, a Roma, in Via di casal Bruciato, dove interverranno Pettinari (della sinistra DS), Cento (Verdi) e Pagliarulo (PdCI), oltre al Forum Palestina e gli altri comitati di solidarietà. Credo, infine, che sia giusto manifestare a nostra volta solidarietà a Oliviero Diliberto, visto l’attacco di cui è obiettivo; per farlo, si può andare sul sito www.comunisti-italiani.it e scrivere nell’apposito spazio nella rubrica “Contatti”.

HOME
contatto e-mail