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roccasecca, 10 maggio 2005
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Fassino contestato

Riceviamo dal compagno Germano Monti (PRC Roma) il comunicato del Comitato "Con la Palestina nel cuore" e lo inoltriamo molto volentieri.
Il nostro modesto lavoro ha già ottenuto il primo risultato di mettere in crisi l'intenzione dei tre capi del centro-sinistra di incontrare inopportunamente il massacratore di Sabra e Chatila e di Sidone. Infatti non si sbottonano, e le segreterie fanno finta di non sapere nulla.
Ribadiamo che non è in discussione il rapporto con gli ebrei, e neppure con gli Israeliani. Quello che non può e non deve passare è il riconoscimento di Sharon come interlocutore di una coalizione che prefigge obiettivi di pace, di giustizia e di relazioni fondate sul dialogo e sulla diplomazia.
Ora bisogna alzare la mobilitazione, partecipando agli incontri che si terranno, alle manifestazioni, e facendo arrivare forte e chiaro ai capi la volontà del popolo della sinistra.

Giovanni Morsillo


Roma, 10 maggio 2005 FORUM PALESTINA

NON SI VA DA SHARON: A ROMA CONTESTATO PIERO FASSINO

Mentre si recava alla riunione dei segretari dei partiti dell’Unione con Romano Prodi, Piero Fassino è stato contestato da militanti dei comitati e delle associazioni solidali con il popolo palestinese. In Piazza SS. Apostoli, il presidio indetto dal Forum Palestina, Comitato “Con la Palestina nel cuore”, Comitato di Solidarietà con l’Intifada ed altre organizzazioni ha accolto con slogan e fischi il segretario dei DS, uno dei leader del centrosinistra (gli altri sono Romano Prodi e il sindaco di Roma Walter Veltroni) che hanno annunciato l’intenzione di recarsi presto in Israele e di incontrare ufficialmente il capo del governo israeliano, Ariel Saron. Il presidio ha occupato per tutta la mattinata un lato di Piazza SS. Apostoli, a pochi passi dalla sede nazionale dell’Ulivo, con bandiere palestinesi, striscioni e cartelli contro le annunciate visite al premier israeliano. Le reazioni dei leader politici sono state diverse: Piero Fassino ha incassato la contestazione, sgattaiolando a testa bassa verso il portone della sede dell’Ulivo; Antonio Di Pietro ha salutato amichevolmente i manifestanti alzando il pollice in segno di assenso, ma senza rilasciare dichiarazioni; il segretario del PdCI, Oliviero Diliberto, ha voluto stringere la mano ai portavoce della protesta, ripetendo più volte “Sono con voi, avete ragione”; Franco Giordano, del PRC, si è tenuto lontano dal presidio e non ha nemmeno voluto rispondere alle domande dei giornalisti, presenti in gran numero nella piazza romana. Il presidio e la contestazione a Fassino sono stati ripresi da tutte le emittenti televisive italiane e i manifestanti sono stati intervistati dal Manifesto, dall’Unità e dai corrispondenti di diverse agenzie; la televisione di Stato iraniana ha registrato un lungo servizio sulla manifestazione. Il Forum Palestina invita a continuare la raccolta di firme contro gli annunciati incontri con Sharon e la mobilitazione contro l’accordo di cooperazione militare fra Italia e Israele, invitando tutti a partecipare all’assemblea che si terrà sabato 14 maggio, alle 17.30, presso il centro sociale Intifada a Roma, in Via di Casal Bruciato, alla quale hanno annunciato la propria partecipazione il deputato dei Verdi Mauro Bulgarelli, il deputato dei DS Luciano Pettinari e il senatore del PdCI Gianfranco Pagliarulo.

forumpalestina@libero.it

12 maggio 2005

Caro Giovanni,

non sono né d'accordo né contro la contestazione all'incontro di Prodi ecc. con Sharon. Mi interessano le conseguenze della contestazione. Se tutto finisce tra noi, il fatto che non vadano lo trovo irrilevante. Ci saremo mobilitati noi soliti noti che, come dimostrano i fatti fino a ora, non facciamo granché caldo o freddo sulla grande opinione pubblica. In quanto a Sharon, con il consueto appoggio spudorato degli Usa che son quelli che più contano economicamente e, quindi, militarmente (e con l'appoggio di riserva di tutte le cancellerie occidentali), può fare a meno alla grande di non uno ma di 150 Prodi+Fassino+Veltroni messi insieme.
Io credo che la contestazione deve avvenire almeno su due fronti. Da una parte, quelle di piazza, quante più nunerose possibili. Ma dobbiamo anche idealmente strumentalizzare l'occasione per sensibilizzare le persone di fuori, quelle che non praticano le piazze, quelle che non hanno una posizione decisa e chiara sul conflitto.
Già ti ho detto del mio indirizzario. E' certo che tra i 10.000 che accettano le mie notizie settimanali un buon numero sarebbero disponibili a farsi sentire dai tre perché: o rinuncino pubblicamente, dando di Sharon, con rilievo, il giudizio che si merita (ne dubito, anzi sono sicuro di no, semmai la rinuncia verrà strumentalizzata dalla destra come una bega interna alla sinistra) - o decidano di andare, ma allora spinti a prendere l'impegno di dire veramente e direttamente come stanno le cose e quali sono le soluzioni. Io sarei più contento, ti confesso, che si verificasse questo secondo caso. Rifiutare il contatto sarebbe producente se già ci fosse una vasta comprensione di quale uomo sia Sharon. Il quale, invece, per il fatto di essere presidente eletto di un paese percepito come democratico, è ben lungi dall'essere considerato solo e soltanto un criminale. Sono stati gli attentati suicidi che hanno sbiancato la sua immagine. Pochi ne troverai che, pur esprimendo simpatia per i palestinesi, non diffidino però di quella loro dannata "tendenza innata al terrorismo". Per cui: Sharon criminale sì, forse, mah, ma per forza maggiore.
E se vanno, e vanno a fare i lacché dello schieramento statunitense, pretendere che l'andamento del colloquio e i risultati siano resi pubblici; e su quelli impostare un'altra battaglia di mobilitazione.
Non credo siano irrealizzabili un'altra decina di agende di un 10.000 indirizzi ciascuno, per cui a ogni occasione importante saremmo in grado di contattare, stimolare, mobilitare un numero importante di persone. La democrazia via rete, oltre a essere veramente democratica, può diventare (certo non da sola) un'arma efficace se estendiamo la nostra capacità di dialogo e comunicazione.
Mi rifaccio a Said. Già anni fa trovava inconcepibile, disumano, fuori di ogni capacità minima di comprensione il fatto che il mondo accettasse quanto stava avvenendo in Palestina. Ma diceva anche che erano i palestinesi e chi ne era amico a avere almeno il 50% di responsabilità. Perché lasciavano che Israele dilagasse in tutto il mondo con la sua informazione propagandistica, e niente facevano per contrastarla, contrapporsi, ribattere colpo su colpo, tema su tema alle argomentazioni israeliane. E' vero che, senza fare facile antisionismo, è più facile agli ebrei, che spesso ne sono compropriatari, avere accesso ai grandi organi di informazione.
Ma valga il mio circoscritto esempio. Io scrivo con una certa periodicità ai professori israeliani della università Ben gurion del Negev. A decine mi rispondono, accaniti e imperterriti, a rovesciare, anche contro ogni evidenza più elementare (ma sempre con un armamentario di argomenti di notevole efficacia pur se viziati alla base da malafede) le versioni dei fatti che io gli mando.
Ho provato a sottoporre ai loro omologhi palestinesi della università di Birzeit le versioni dei Ben Gurion, a chiedere il loro aiuto per smascherare le loro falsità: NON UNA RISPOSTA. Mentre, invece, Tanya Reinhart, che certamente è tempestata di posta, ha risposto.
L'opinione pubblica mondiale accetta con qualche tiepida partecipazione, ma soprattutto con indifferenza, o con fastidio, o schierandosi con Israele la situazione palestinese: perché non la conosce così drammatica com'è. Non sapendo come stanno le cose, non possono credere che una nazione che sono stati convinti a percepire "democratica" come Israele, un popolo di premi Nobel, sublimi artisti e così via si comporti in quella maniera criminale. Il popolo dell'Olocausto! il cui governo, ora, usa con spregevole cinismo, tutti i giorni, tutti i minuti quell'immane tragedia! ma che la grandissima parte, per essere stati vittima, riconosce loro il diritto di non esserlo più a qualsiasi condizione.
Tra le altre cose, facciamo una sottoscrizione. Compriamo una pagina di giornale (sì, inevitabilmente un giornale bprghese, ma dobbiamo raggiungere i più e quelli meno infornati), e invitiamo una bella rappresentanza di palestinesi, a cominciare da Mustafa Barguti, a scrivere una lettera aperta a Prodi Fassino Veltroni. Pubblichiamo su un'intera pagina di giornale la lettera aperta...
Dobbiamo uscire dal nostro orticello, dal ghetto in cui ci siamo rinchiusi. Di smetterla di fare, di parlarci tra noi, di compiacerci l'un l'altro e tutti insieme per la generosa bontà del nostro essere.
E, anche, di odiare più Israele di quanto amiamo la causa palestinese.

Con assoluta modestia,

Dino Barberini e tu 'l sai

14 maggio 2005

Dear Professor Chomsky,
sorry if I bother, but I need to consult you about a fact that's happening in Italy. The leaders of the Unione The Union (the political centerleft political group opposed to Berlusconi), Romano Prodi, Piero Fassino and Walter Veltroni seem to have the intention to meet Sharon. It seems, because they have not made any official declaration with regard to this. But the well-informed give the encounter for expected. In this moment it is true that the triad has made several ambiguous statements on the Israelo-Palestinian conflict, all substantially in defence of Israel as if only Israel were now in some danger and the anti-Semitism the only evil of the world. Note that The Unione is given for winner at the next Italian national election. I ask you kindly to tell me:
Q. - Do you think not any political leader has now to encounter Sharon?
A. - Not by choice, unless their purpose is to condemn his outrageous and (literally) criminal policies.
Q. - Do you think this boycotting is a good thing not in generalk but for the Palestinians?
A. - Not talking to Sharon is hardly boycotting. Do they have to meet with Karimov? Or a host of other gangsters?
Q. - Do you judge correct such a policy?
A. - Only on the conditions just mentioned.
Q. - If you were a leftist Italian (as I am, and that due to people like you knows the reality of what's happening in Palestina) what could you do?
A. - Make clear to the general population what this means, so that if a meeting takes place, it will be a protest against Sharon's criminal policies.

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