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| roccasecca, | 5 maggio 2005 |
Per
Piazza Fontana, dunque, nessun colpevole dicevamo ieri. Però sappiamo
chi sono i responsabili del processo: i familiari delle vittime, che hanno osato
denunciare e chiedere giustizia, che non si sono arresi per trentasei anni,
e che hanno chiesto alla magistratura di trovare chi aveva assassinato i loro
cari per spaventare il paese ed i lavoratori e fermare l'avanzata del partito
comunista.
E quindi, essendo responsabili della richiesta di processo, sono stati
condannati a pagare le spese.
A parte le solite considerazioni su danni e beffe, vorremmo capire se il fatto
che un tribunale non riesce (e speriamo per ragioni oggettive, anche se qualche
lieve dubbio ogni tanto ci sfiora) ad appurare la verità su un fatto
così clamoroso e per di più palesemente rivendicato da certa area
politica, invece di costituire un elemento di responsabilità quanto meno
morale dei giudici e degli inquirenti a tutti i livelli, che dovrebbero almeno
chiedere scusa e vergognarsi, configuri invece il caso di una inopportuna richiesta
di giustizia da parti gravemente lese con il solo risultato di far perdere tempo
prezioso al tribunale stesso. Ecco, nel rispetto dei ruoli e dell'assoluta autonomia
della magistratura ci spieghino, per piacere, quale orrendo codicillo prevede
che a far le spese della mancata realizzazione della giustizia debbano essere
le vittime dell'ingiustizia processata. Non è che ora, per Calipari,
gli americani chiederanno alla vedova o all'Italia di risarcire i disagi e le
spese sostenute a seguito della sua inopportuna morte? Fra ritardi, conferenze,
"cordiali" telefonate intercontinentali, movimenti di agenti segreti
ed investigatori, commissioni e battitura (anche se fatta da incapaci) dei verbali,
il costo non è certamente lieve. Sempre meno della guerra, ma quella
è "giusta", si sa. Quello che questa rubrica va denunciando
da tempo, in modo frammentario ma deciso, non avviene dentro un cortometraggio
televisivo, né in un Paese che ha bisogno di passare alla democrazia.
Avviene nel nostro sistema, nella vita che conduciamo tutti i giorni, fino a
quando qualcuno non l'attraversa. Ma non sembra che questo interessi tutti nella
giusta dimensione. Non cerchiamo di fare sensazione o produrre scandalo.
Quello che vorremmo vedere, è un popolo dignitoso che quando viene insultato
intanto lo capisce, e poi si ribella, ristabilendo i parametri di una convivenza
che non può essere più fondata su concezioni feudali.
Ma oggi,
il popolo è troppo distratto, e purtroppo non c'è più chi
lo teneva sveglio.
P.S.: l'unica cosa positiva, in questa farsa ignobile, è che forse nessuno
potrà più parlare della magistratura come un nido di toghe rosse.
Forse.