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| roccasecca, | 4 maggio 2005 |
Perfetto.
L'esportatore di democrazia ha parlato. Ha chiamato il suo scudiero e gli ha
detto: "Silvio, tranquillo: amici come prima". Come prima. Come se
niente fosse accaduto. Come se Calipari avesse vinto una medaglia alle Olimpiadi,
e non invece meritato una decorazione al valore. Come se avesse potuto riceverla,
guardarla, parlarne commosso alla moglie. Come se Giuliana avesse picchiato
la testa contro un muro, come se non fosse mai stata morsa dalle pallottole
amiche.
Amici come prima. Che vuol dire? Che ce
ne importa, a noi italiani perbene, di chi frequenti Berlusconi oltre ai
tribunali?
Come prima. Come dopo il Cermis, come dopo Gladio, come dopo la Maddalena,
come dopo Ustica, come dopo Borghese, come dopo la Lockheed, come dopo il
Piano Marshall, come dopo, come dopo, come dopo...
E chi si illudeva? forse per il pudore di non essere tacciati di frettolosa
ed ideologica avversione alle stelle e striscie, avevamo mitigato i toni,
dicendo che attendevamo giustizia e non ci avremmo creduto finché non
fosse
venuta. Continuiamo a non crederci, perché, ormai è chiaro, non
verrà. Il tanto sventolato rapporto italiano, buttato da Matrix in pasto
ai
cervelli dormienti, non si discosta molto, nella sostanza, da quello
americano, per gli effetti che produce.
Quello americano parla agli americani, e dice loro: "Niente paura! Il Settimo
Cavalleggeri vi protegge, e non consentiamo a nessuno di processarlo, di macchiare
l'onore di quei ragazzi che ogni giorno vendicano Custer e Davy Crockett facendo
il loro dovere di guerrieri." Quello italiano parla agli elettori italiani,
e dice: "Quando muore un italiano, non si fanno sconti! Ve lo facciamo
vedere noi, come si onora un italiano! I nostri investigatori sanno fare il
loro dovere, e sapranno smascherare le bugie, anche se pronunciate dai nostri
alleati".
Peccato, però, che quella relazione si chiuda con generici
giustificativi per i soldatini coinvolti (riservisti) e che dica che, come sostiene
quell'uomo pieno di buon senso che è George W. Bush, non è colpa
di nessuno. Oddio, fanno capire, se proprio vogliamo essere realisti, con dolore
profondo ed inconsolabile, dobbiamo dire che Calipari qualche colpa ce l'ha.
Ma ormai è morto, e come il povero professor Biagi, da "rompicoglioni"
è diventato eroe. Meglio insinuare fra la gente l'idea che in fondo,
chi se l'è andata a cercare è Giuliana Sgrena, che (non lo diciamo
apertamente, ma lasciamolo intendere) si porta sulla coscienza la tragica fine
del funzionario dello Stato. Parola di Ministrone padano. Ma che gente è
questa? Non ci aspettavamo certo fiori di dignità e di orgoglio, né
nazionale né personale, quando abbiamo assistito sgomenti alla formazione
dei tre governi Berlusconi, ma che si potesse strisciare così nel rappresentare
un popolo civile come quello italiano, non lo avremmo sospettato. Del resto,
si sa, chi striscia non inciampa mai. Quando ci decideremo, caro popolo italiano,
a pretendere quella verità? Quale governo voteremo, per sapere chi ha
fatto fuori i nostri concittadini e fratelli in tante stragi impunite? Chi ridarà
la dignità ad una nazione che si vuole convivente della Mafia e supina
agli ordini dell'impero della guerra? Ma c'è ancora, un popolo italiano,
o è stato feudalizzato da una concezione dell'appartenenza più
simile al tifo da stadio che alla democrazia partecipata? Più le notizie
si fanno tragiche, più il buio prende il sopravvento all'orizzonte, più
ci sentiamo crescere la convinzione che cambiare registro si può e si
deve, ma che questo non è desiderato da tutti.
E' come sempre la parte
migliore della società, i lavoratori, che devono riprendere in mano il
destino del Paese, ed assicurargli una guida all'altezza del compito. Perché
ciò avvenga, è necessario che quella convinzione diventi consapevolezza.
Per
noi questo si chiama coscienza di classe.
Giovanni Morsillo