temi di discussione

la storia continua....

...iscriviti al P.d.C.I.


roccasecca, 2 maggio 2005
HOME
contatto e-mail

Bandiere rosse

Anche quest'anno i lavoratori di tutto il mondo si sono uniti nella difesa della dignità della loro vita, della loro fatica.
In ogni angolo del pianeta hanno manifestato, hanno gridato forte e chiaro il loro insopprimibile impegno per un mondo civile e di progresso. Nonostante i de profundis dei signori del mondo e dei loro giornali addomesticati, la classe operaia, i lavoratori restano protagonisti, e costituiscono l'unica potenza in grado di unificare i popoli e guidare le loro lotte ovunque: lotte per l'indipendenza, per l'autonomia o per la libertà e per i diritti non hanno senso e non possono essere condotte senza la classe operaia e le sue organizzazioni, o peggio, contro di esse. Dove si tenta di impedirlo, e di stabilire altre forme di egemonia, si scade o nel totalitarismo imperialista (di solito di marca USA, ma non sempre) o nell'integralismo di tipo religioso, con tutte le varianti intermedie.
Tanto per fare un po' di chiarezza con chi reputa il Primo Maggio una festa da dimenticare, ormai obsoleta e vuota o addirittura da trasformare in qualcosa di altro, senza le bandiere rosse, vorremmo segnalare che sui giornali di tutto il mondo oggi sono pubblicate bellissime foto delle manifestazioni di lavoratori dei cinque continenti, e tutte, ma proprio tutte, con il loro raggiante corredo di vessilli rossi. Provino, costoro, ad aprire le gallerie fotografiche di un qualsiasi quotidiano on-line. Se apriranno, ad esempio, la Repubblica, troveranno lavoratori, donne, bambini e pensionati che da Kiev a Sofia, da Berlino a Mosca, da Manila a Gaza, a Seul, Pechino, Calcutta, Dhaka, Giakarta e Lahore sfilano consapevoli e fermi con le loro belle bandiere rosse.
I signori teorici della fine delle ideologie dovrebbero ogni tanto uscire dai loro giardini inglesi e dare un'occhiata al mondo vero, quello dove si vive e si lotta, si soffre e si fatica, e si cerca una prospettiva per i figli. Si accorgerebbero che la bandiera rossa non è un'invenzione coreografica di qualche buontempone dei secoli passati, ma è il segno che permette ai lavoratori, cioè agli uomini dotati di dignità, di riconoscersi in tutto il mondo, è la lingua comune di chi lotta per sé e per gli altri, è l'esperanto di una umanità diversa e assolutamente migliore. La bandiera rossa non è imposta ai lavoratori, che sanno decidere benissimo da soli, ma è il loro simbolo, ieri come oggi e domani, che li unifica, li fa sentire fratelli e li spinge a lottare con orgoglio contro chi abusa di loro.
I simboli e le canzoni dei lavoratori sono parte importante della cultura popolare, e ne tracciano il percorso nella storia. Dalle lotte per l'orario e per le condizioni di lavoro, dalle battaglie per la pace fino alle rivoluzioni ed alle lotte di liberazione, ogni momento glorioso di lotta, anche quando non vittoriosa, è stato scandito da simboli che ne hanno perpetuato il ricordo e l'impegno a realizzarne i valori. Le date, le lapidi, le canzoni sono le pietre miliari del cammino di liberazione dell'umanità.

Si rassegnino, lor signori: forse l'Inno di Mameli non lo conoscono neppure i calciatori, ma Bandiera Rossa e Bella Ciao, la cantano anche i bambini.

E sarà così fino a quando esisteranno i lavoratori.


EPIGRAMMA ALLA BANDIERA ROSSA

Tu che vanti tante glorie

borghesi ed operaie

ridiventa straccio

e il pił povero ti sventoli.

Pier Paolo Pasolini, 1959

HOME
contatto e-mail