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al P.d.C.I.
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| roccasecca,
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3
maggio 2005 |
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CON
LA PALESTINA NEL CUORE
Cari
compagni ed amici,
vi inoltriamo il messaggio del Comitato "Con la Palestina
nel cuore" e vi chiediamo di aderire.
Ci auguriamo che a nessuno vengano pruriti
bipartisan, che avrebbero il solo esito di nobilitare la confusione a scelta
democratica. Vogliamo cioè ricordare a quanti fossero dubbiosi, che considerare
allo stesso modo i combattenti per l'indipendenza e la libertà e gli oppressori
dei popoli non è in alcun modo accettabile, né sul piano giuridico, né tantomeno
su quello storico e politico. Una equivoca idea di "sinistra" fa ritenere ad
alcuni che schierarsi sia poco dignitoso, in quanto rivelerebbe tendenze unilaterali.
Costoro, se sono fra noi, sappiano che la lotta di classe, interna o internazionale,
non ammette cedimenti, non giustifica errori e realizza obiettivi non necessariamente
condivisi. Che senso ha parlare di lotta e poi pensare che i risultati possano
essere neutri? Come pensare che la Palestina possa liberarsi senza contrariare
Israele ed il suo governo fascista? A forza di pensare debole, molti si sono
fatti convincere di panzane incredibili, come ad esempio, che Israele sia una
democrazia, e per di più l'unica del Medio Oriente. Barzelletta smentita dal
fatto che Israele, dove certamente si vota, non è dotato neppure di uno straccio
di Costituzione, anche se alcuni benpensanti nostrani vanno ad abbeverarsi alla
fonte di democrazia israeliana. Fin quando questi figuri si chiamano Fini Coscienza-sporca
o Berlusconi Colui-che-ignora, si può anche capire. che ci vadano i capi della
coalizione che dovrebbe rappresentare l'alternativa in Italia rispetto a concezioni
del diritto internazionale come quelle della Reggia dei Libertini che fa la
guerra in conto terzi e contro l'articolo 11 della nostra stessa Costituzione,
la cosa cambia aspetto in modo sostanziale. Noi ci aspettiamo da un governo
di centro-sinistra azioni forti in sede Onu, tali da impedire il perpetuarsi
dell'atteggiamento di Israele e del suo protettore americano, di sistematico
spregio delle risoluzioni e delle convenzioni internazionali.
Abbiamo combattuto
per la libertà degli ebrei, ed abbiamo fatto bene.
Oggi sarebbe ora, dopo oltre
mezzo secolo di soprusi e di stragi, di tutelare le loro vittime.
Vi invitiamo
tutti a far pervenire le vostre adesioni all'indirizzo segnalato dal Comitato,
pregandovi di inviarlo in copia anche a questo indirizzo scrivente, per migliorare
il nostro lavoro.
Fraterni saluti.
Giovanni Morsillo
Care compagne e cari compagni, vi inviamo in allegato
il testo di una lettera aperta (con le adesioni giunte fino ad ora) indirizzata
a Prodi, Fassino e Veltroni, che hanno intenzione di recarsi in Israele a "omaggiare"
Ariel Sharon. Fateci pervenire al più presto (entro tre o quattro giorni al
massimo) il maggior numero di firme - individuali e collettive - possibile:
vogliamo rendere pubblica la lettera inviando il documento a radio, giornali,
ecc., con tutte le adesioni raccolte. Naturalmente, cercheremo di mettere in
campo tutte le iniziative possibili. Le adesioni e le richieste di info all'indirizzo
e-mail in calce.
germano.monti@virgilio.it
All’On.le
Romano PRODI
All’On.le Piero FASSINO
Al Sindaco Walter VELTRONI
Abbiamo appreso dalla stampa che avete in programma una visita in Israele, dove
incontrerete ufficialmente il Primo Ministro Ariel Sharon. Riteniamo che questo
incontro sia un atto politicamente inopportuno e moralmente deplorevole, per i
seguenti motivi.
Ariel Sharon non è un leader politico qualsiasi: è direttamente responsabile dell’assassinio
di migliaia di uomini e donne, la cui unica colpa era quella di essere Palestinesi.
Senza riandare ai tempi della prima pulizia etnica del 1948, quando oltre settecentomila
Palestinesi furono costretti ad abbandonare le proprie case e la propria terra,
è sufficiente ricordare la responsabilità di Sharon (al tempo Ministro della Guerra)
nell’invasione del Libano del 1982 e nel massacro di almeno tremila persone a
Sabra e Chatila, massacro definito “orrendo” dall’allora Presidente Sandro Pertini,
che si augurò la messa al bando del responsabile di quell’atto. A venti anni di
distanza da quel massacro, divenuto Primo Ministro, Sharon si rende responsabile
– nel quadro dell’occupazione militare delle città autonome palestinesi – della
strage di Jenin, in Cisgiordania; non è stato possibile accertare il numero delle
vittime della strage di Jenin perché le autorità israeliane rifiutarono l’ingresso
nella città martoriata alla commissione dell’ONU che avrebbe dovuto indagare.
E’ bene ricordare che Ministro della Guerra israeliano era il laburista Ben Eliezer
e Ministro degli Esteri il laburista Shimon Peres. Ariel Sharon non è, dunque,
un leader politico qualsiasi: è uno spietato criminale di guerra, a capo di un
partito politico di estrema destra (il Likud) che non riconosce il diritto dei
Palestinesi a vivere in un loro Stato indipendente e che perpetua l’occupazione
di territori palestinesi, libanesi e siriani in aperto sfregio a centinaia di
risoluzioni dell’ONU, mai rispettate dallo Stato di Israele. Anche il progettato
ritiro unilaterale dalla striscia di Gaza si configura come un mero ridispiegamento
militare, che confermerà il carattere di enorme ghetto invivibile di quel territorio,
mentre continua e si intensifica la colonizzazione della Cisgiordania. Incontrare
un simile personaggio costituirebbe un insulto agli uomini ed alle donne che credono
nella democrazia e nei diritti umani, e che per questo si sono mobilitati, anche
nel nostro Paese, contro la guerra, contro l’occupazione israeliana e contro le
sofferenze quotidianamente inflitte al popolo palestinese, ultima delle quali
il Muro dell’Apartheid, che isola città e villaggi dalla terra, dalle risorse
idriche e dai servizi, trasformandoli in immense prigioni a cielo aperto. Il prossimo
9 luglio ricorrerà il primo anniversario della sentenza con cui la Corte Internazionale
di Giustizia de L’Aja – il massimo organismo giuridico internazionale – ha condannato
Israele per la costruzione del Muro dell’Apartheid, invitando tutte le nazioni
ad adoperarsi per costringere il governo di Tel Aviv a smantellare il Muro ed
a risarcire le persone che ne hanno subito i danni: sarebbe bene che chi si candida
al governo del nostro Paese mostrasse rispetto verso le istituzioni del diritto
internazionale, anziché avallare, attraverso incontri ufficiali, l’arroganza di
chi, come Ariel Sharon, verso quelle istituzioni e ciò che rappresentano ha sempre
mostrato scherno e disprezzo. Per tutti questi motivi - e per molti altri che
vi illustreremo se avrete la sensibilità di concederci un incontro - vi invitiamo
a non incontrare Ariel Sharon e i membri del suo governo; se davvero volete adoperarvi
per una pace giusta e duratura in Palestina, vi suggeriamo di incontrare i Palestinesi
e quegli Israeliani che coerentemente si oppongono all’autoritarismo ed alla violenza
del loro governo. Invece di Ariel Sharon, potreste incontrare ufficialmente i
refusniks, i giovani che si rifiutano di prestare servizio militare nei territori
palestinesi occupati e di partecipare alle esecuzioni dei militanti e dei civili
palestinesi. Invece di Shimon Peres, potreste incontrare ufficialmente Mordechai
Vanunu, l’uomo che venne rapito dagli agenti israeliani nel nostro Paese, che
ha scontato diciotto anni di carcere ed è ancora privo della libertà di movimento
perché ha rivelato al mondo l’esistenza del solo arsenale nucleare del Medio oriente:
quello israeliano. Invece di Silvan Shalom, potreste incontrare ufficialmente
il sindaco di Betlemme, città cara alla cultura di molti di noi ed ora devastata,
come tante altre, dal Muro dell’Apartheid.
A tutti i vostri interlocutori, infine, potreste manifestare l’impegno affinché
il nostro Parlamento respinga l’accordo di cooperazione militare fra lo Stato
italiano ed Israele, che costituirebbe una palese violazione della Legge 185 del
1990 che vieta l’esportazione di armi nei confronti di Paesi belligeranti o verso
governi responsabili di violazioni dei diritti umani.
Ci auguriamo che questa nostra sollecitazione non resti senza risposta.
Forum Palestina – Comitato “Con la Palestina nel cuore” – Associazione Jenin –
Confederazione COBAS – Coordinamento nazionale di solidarietà con l’Intifada –
Associazione di Amicizia Toscana – Palestina - Claudio Ortale, Cristina Fuga Caterina
Patti, Francesco Bonfini, Franco Maurizi (CUB Scuola) – Vincenzo Papagno (RSA
CGIL) – Fulvio Grimaldi (giornalista) – Sandra Paganini – Enrica Palmieri – Giorgio
Stern –Mariano Mingarelli – Prof. Mauro Cristaldi P.S.
Per opportuna conoscenza, vi alleghiamo il testo del messaggio presidenziale rivolto
agli Italiani dal Presidente Pertini il 31 dicembre 1983 ed un estratto delle
Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU perennemente ignorate da Israele.
DAL MESSAGGIO PRESIDENZIALE AGLI ITALIANI DEL PRESIDENTE
SANDRO PERTINI (31 dicembre 1983):
“Io sono stato nel Libano. Ho visto i cimiteri di Sabra e Chatila. E’ una
cosa che angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quell’orrendo
massacro. Il responsabile dell’orrendo massacro è ancora al governo in Israele.
E quasi va baldanzoso di questo massacro compiuto. E’ un responsabile cui dovrebbe
essere dato il bando dalla società."
RISOLUZIONI DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELLE NAZIONI UNITE MAI RISPETTATE
DALLO STATO DI ISRAELE
1) RISOLUZIONE N. 93 (18 MAGGIO 1951
Il CS decide che ai civili arabi che sono stati trasferiti dalla zona smilitarizzata
dal governo di Israele deve essere consentito di tornare immediatamente nelle
loro case e che la Mixed Armistice Commission deve supervisionare il loro ritorno
e la loro reintegrazione nelle modalita' decise dalla Commissione stessa.
2) RISOLUZIONE N. 101 (24 NOVEMBRE 1953)
Il CS ritiene che l'azione delle forze armate israeliane a Qibya del 14-15 ottobre
1953 e tutte le azioni simili costituiscano una violazione del cessate-il-fuoco
(risoluzione 54 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU); esprime la più forte censura
per questa azione, che può pregiudicare le possibilità di soluzione pacifica;
chiama Israele a prendere misure effettive per prevenire tali azioni.
3) RISOLUZIONE N. 106 (29 MARZO 1955)
Il CS osserva che un attacco premeditato e pianificato ordinato dalle autorità
israeliane e' stato commesso dalle forze armate israeliane contro le forze armate
egiziane nella Striscia di Gaza il 28 febbraio 1955 e condanna questo attacco
come una violazione del cessate-il-fuoco disposto dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
4) RISOLUZIONE N. 111 (19 GENNAIO 1956)
Il CS ricorda al governo israeliano che il Consiglio ha già condannato le azioni
militari che hanno rotto i Trattati dell'Armistizio Generale e ha chiamato Israele
a prendere misure effettive per prevenire simili azioni; condanna l'attacco dell'11
dicembre 1955 sul territorio siriano come una flagrante violazione dei provvedimenti
di cessate-il-fuoco della risoluzione 54 (1948) e degli obblighi di Israele rispetto
alla Carta delle Nazioni Unite; esprime grave preoccupazione per il venire meno
ai propri obblighi da parte del governo israeliano.
5) RISOLUZIONE N. 127 (22 GENNAIO 1958)
Il CS raccomanda ad Israele di sospendere la "zona di nessuno" a Gerusalemme.
6) RISOLUZIONE N. 162 (11 APRILE 1961)
Il CS chiede urgentemente ad Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni
Unite.
7) RISOLUZIONE N. 171 (9 APRILE 1962)
Il CS riscontra le flagranti violazioni operate da Israele nel suo attacco alla
Siria.
8) RISOLUZIONE N. 228 (25 NOVEMBRE 1966)
Il CS censura Israele per il suo attacco a Samu, in Cisgiordania, sotto il controllo
giordano.
9) RISOLUZIONE N. 237 (14 GIUGNO 1967)
Il CS chiede urgentemente a Israele di consentire il ritorno dei nuovi profughi
palestinesi del 1967.
10) RISOLUZIONE N. 248 (24 MARZO 1968)
Il CS condanna Israele per il suo attacco massiccio contro Karameh, in Giordania.
11) RISOLUZIONE N. 250 (27 APRILE 1968)
Il CS ingiunge a Israele di astenersi dal tenere una parata militare a Gerusalemme.
12) RISOLUZIONE N. 251 (2 MAGGIO 1968)
Il CS deplora profondamente la parata militare israeliana a Gerusalemme, in spregio
alla risoluzione 250.
13) RISOLUZIONE N. 252 (21 MAGGIO 1968)
Il CS dichiara non valido l'atto di Israele di unificazione di Gerusalemme come
capitale ebraica.
14) RISOLUZIONE N. 256 (16 AGOSTO 1968)
Il CS condanna gli attacchi israeliani contro la Giordania come flagranti violazioni.
15) RISOLUZIONE N. 259 (27 SETTEMBRE 1968)
Il CS deplora il rifiuto israeliano di accettare una missione dell'ONU che verifichi
lo stato di occupazione.
16) RISOLUZIONE N. 262 (31 DICEMBRE 1968)
Il CS condanna Israele per l'attacco all'aeroporto di Beirut.
17) RISOLUZIONE N. 265 (1 APRILE 1969)
Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei su Salt in Giordania.
18) RISOLUZIONE N. 267 (3 LUGLIO 1969)
Il CS censura Israele per gli atti amministrativi tesi a cambiare lo status di
Gerusalemme.
19) RISOLUZIONE N. 270 (26 AGOSTO 1969)
Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi del Sud del Libano.
20) RISOLUZIONE N. 271 (15 SETTEMBRE 1969)
Il CS condanna Israele per non aver obbedito alle risoluzioni dell'ONU su Gerusalemme.
21) RISOLUZIONE N. 279 (12 MAGGIO 1969)
Il CS chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano.
22) RISOLUZIONE N. 280 (19 MAGGIO 1969)
Il CS condanna gli attacchi israeliani contro il Libano.
23) RISOLUZIONE N. 285 (5 SETTEMBRE 1970)
Il CS chiede l'immediato ritiro israeliano dal Libano.
24) RISOLUZIONE N. 298 (25 SETTEMBRE 1971)
Il CS deplora che Israele abbia cambiato lo status di Gerusalemme.
25) RISOLUZIONE N. 313 (28 FEBBRAIO 1972)
Il CS chiede che Israele ponga fine agli attacchi contro il Libano.
26) RISOLUZIONE N. 316 (26 GIUGNO 1972)
Il CS condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano.
27) RISOLUZIONE N. 317 (21 LUGLIO 1972)
Il CS deplora il rifiuto di Israele di rilasciare gli Arabi rapiti in Libano.
28) RISOLUZIONE N. 332 (21 APRILE 1973)
Il CS condanna i ripetuti attacchi israeliani contro il Libano.
29) RISOLUZIONE N. 337 (15 AGOSTO 1973)
Il CS condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano.
30) RISOLUZIONE N. 347 (24 APRILE 1974)
Il CS condanna gli attacchi israeliani sul Libano.
31) RISOLUZIONE N. 425 (19 MARZO 1978)
Il CS ingiunge a Israele di ritirare le sue forze dal Libano.
32) RISOLUZIONE N. 427 (3 MAGGIO 1979)
Il CS chiama Israele al completo ritiro delle proprie forze dal Libano.
33) RISOLUZIONE N. 444 (19 GENNAIO 1979)
Il CS deplora la mancanza di cooperazione di Israele con il contingente di peacekeeping
dell'ONU.
34) RISOLUZIONE N. 446 (22 MARZO 1979)
Il CS determina che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo alla pace
e chiama Israele al rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra.
35) RISOLUZIONE N. 450 (14 GIUGNO 1979)
Il CS ingiunge a Israele di porre fine agli attacchi contro il Libano.
36) RISOLUZIONE N. 452 (20 LUGLIO 1979)
Il CS ingiunge a Israele di smettere di costruire insediamenti nei territori occupati.
37) RISOLUZIONE N. 465 (1 MARZO 1980)
Il CS deplora gli insediamenti israeliani e chiede a tutti gli stati membri di
non sostenere il programma di insediamenti di Israele.
38) RISOLUZIONE N. 467 (24 APRILE 1980)
Il CS deplora con forza l'intervento militare israeliano in Libano.
39) RISOLUZIONE N. 468 (8 MAGGIO 1980)
Il CS ingiunge a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci e
un giudice palestinesi, e di facilitare il loro ritorno. 40) RISOLUZIONE N. 469
(20 MAGGIO 1980)
Il CS deplora con forza la non osservanza da parte di Israele dell'ordine di non
deportare Palestinesi.
41) RISOLUZIONE N. 471 (5 GIUGNO 1980)
Il CS esprime grave preoccupazione per il non rispetto da parte di Israele della
Quarta Convenzione di Ginevra.
42) RISOLUZIONE N. 476 (30 GIUGNO 1980)
Il CS ribadisce che le rivendicazioni israeliane su Gerusalemme sono nulle.
43) RISOLUZIONE N. 478 (20 AGOSTO 1980)
Il CS censura con la massima forza Israele per le rivendicazioni su Gerusalemme
contenute nella sua "Legge Fondamentale".
44) RISOLUZIONE N. 484 (19 DICEMBRE 1980)
Il CS formula l'imperativo che Israele riammetta i due sindaci palestinesi deportati.
45) RISOLUZIONE N. 487 (19 GIUGNO 1981)
Il CS condanna con forza Israele per l'attacco alle strutture nucleari dell'Iraq.
46) RISOLUZIONE N. 497 (17 DICEMBRE 1981)
Il CS dichiara nulla l'annessione israeliana delle Alture del Golan e chiede ad
Israele di annullare immediatamente la propria decisione.
47) RISOLUZIONE N. 498 (18 DICEMBRE 1981)
Il CS ingiunge a Israele di ritirarsi dal Libano.
48) RISOLUZIONE N. 501 (25 FEBBRAIO 1982)
Il CS ingiunge a Israele di interrompere gli attacchi contro il Libano e di ritirare
le sue truppe.
49) RISOLUZIONE N. 509 (6 GIUGNO 1982)
Il CS chiede che Israele ritiri immediatamente e incondizionatamente le sue forze
dal Libano.
50) RISOLUZIONE N. 515 (19 GIUGNO 1982)
Il CS chiede che Israele tolga l'assedio a Beirut e consenta l'entrata di rifornimenti
alimentari.
51) RISOLUZIONE N. 517 (4 AGOSTO 1982)
Il CS censura Israele per non aver ubbidito alle risoluzioni dell'ONU e chiede
ad Israele di ritirare le sue forze dal Libano.
52) RISOLUZIONE N. 518 (12 AGOSTO 1982)
Il CS chiede ad Israele piena cooperazione con le forze dell'ONU in Libano.
53) RISOLUZIONE N. 520 (17 SETTEMBRE 1982)
Il CS condanna l'attacco israeliano a Beirut Ovest.
54) RISOLUZIONE N. 573 (4 OTTOBRE 19859
Il CS condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti su Tunisi durante l'attacco
al quartier generale dell'OLP.
55) RISOLUZIONE N. 587 (23 SETTEMBRE 1986)
Il CS ricorda le precedenti richieste affinché Israele ritirasse le sue forze
dal Libano e chiede con urgenza a tutte le parti di ritirarsi. 56) RISOLUZIONE
N. 592 (8 DICEMBRE 1986)
Il CS deplora con forza l'uccisione di studenti palestinesi dell'Università' di
Birzeit ad opera delle truppe israeliane.
57) RISOLUZIONE N. 605 (22 DICEMBRE 1987)
Il CS deplora con forza le politiche e le pratiche israeliane che negano i diritti
umani dei Palestinesi.
58) RISOLUZIONE N. 607 (5 GENNAIO 1988)
Il CS ingiunge a Israele di non deportare i Palestinesi e gli chiede con forza
di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra.
59) RISOLUZIONE N. 608 (14 GENNAIO 1988)
Il CS si rammarica profondamente che Israele abbia sfidato l'ONU e deportato civili
palestinesi.
60) RISOLUZIONE N. 636 (14 GIUGNO 1989)
Il CS si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi da parte
di Israele.
61) RISOLUZIONE N. 641 (30 AGOSTO 1989)
Il CS deplora che Israele continui nelle deportazioni di Palestinesi.
62) RISOLUZIONE N. 672 (12 OTTOBRE 1990)
Il CS condanna Israele per violenza contro i Palestinesi a Haram al-Sharif/Tempio
della Montagna.
63) RISOLUZIONE N. 673 (24 OTTOBRE 1990)
Il CS deplora il rifiuto israeliano di cooperare con l'Onu.
64) RISOLUZIONE N. 681 (20 DICEMBRE 1990)
Il CS deplora che Israele abbia ripreso le deportazioni di Palestinesi.
65) RISOLUZIONE
N. 694 (24 MAGGIO 1991)
Il CS deplora la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele e ingiunge ad
Israele di assicurare loro un sicuro e immediato ritorno. 66) RISOLUZIONE N. 726
(6 GENNAIO 1992)
Il CS condanna con forza la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele.
67)
RISOLUZIONE N. 799 (18 DICEMBRE 1992)
Il CS condanna con forza la deportazione di 413 Palestinesi da parte di Israele
e chiede il loro immediato ritorno.
68) RISOLUZIONE N. 904 (18 MARZO 1994)
Il CS: sconcertato dallo spaventoso massacro commesso contro fedeli palestinesi
nella Moschea Ibrahim di Hebron il 25 febbraio 1994, durante il Ramadan; gravemente
preoccupato dai conseguenti incidenti nei territori palestinesi occupati come
risultato del massacro, che evidenzia la necessità di assicurare protezione e
sicurezza al popolo palestinese; prendendo atto della condanna di questo massacro
da parte della comunità internazionale; riaffermando le importanti risoluzioni
sulla applicabilità della Quarta Convenzione di Ginevra ai territori occupati
da Israele nel giugno 1967, compresa Gerusalemme, e le conseguenti responsabilità
israeliane. Condanna con forza il massacro di Hebron e le sue conseguenze, che
hanno causato la morte di oltre 50 civili palestinesi e il ferimento di altre
centinaia e ingiunge ad Israele, la potenza occupante, di applicare misure che
prevengano atti illegali di violenza da parte di coloni israeliani, come tra gli
altri la confisca delle armi.
69) RISOLUZIONE N. 1402 (30 MARZO 2002)
Il CS alle truppe israeliane di ritirarsi dalle città palestinesi, compresa Ramallah.
70) RISOLUZIONE N. 1403 (4 APRILE 2002)
Il CS chiede che la risoluzione 1402 (2002) sia applicata senza ulteriori ritardi.
72) RISOLUZIONE N. 1405 (19 APRILE 2002)
Il CS chiede che siano tolte le restrizioni imposte, soprattutto a Jenin, alle
operazioni delle organizzazioni umanitarie, compreso il Comitato Internazionale
della Croce Rossa e l'Agenzia dell'ONU per l'Assistenza e il Lavoro per i Profughi
Palestinesi in Medio Oriente (Unrwa).
73) RISOLUZIONE N. 1435 (24 SETTEMBRE 2002)
Il CS chiede che Israele ponga immediatamente fine alle misure prese nella città
di Ramallah e nei dintorni, che comprendono la distruzione delle infrastrutture
civili e di sicurezza palestinesi; chiede anche il rapido ritiro delle forze di
occupazione israeliane dalle città palestinesi e il loro ritorno alle posizioni
tenute prima di settembre 2000.