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| roccasecca,
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28
aprile 2005 |
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INIZIATIVE
CDS - ARCI di CASSINO
Riceviamo
ed inoltriamo molto volentieri da Arci-CDS.
Abbiamo allargato l'invito anche a compagni o organizzazioni che, per evidenti
motivi di distanza non potranno partecipare, perché ci sembra significativo
che esistano nei territori realtà di impegno, a stretto contatto con la società
e le sue problematiche e contraddizioni, che sentono l'esigenza di ribadire
certi temi. Non sono poche le organizzazioni di base che insistono nel coniugare
una proposta politica a partire da un'analisi troppo frettolosamente seppellita
o almeno imbalsamata dai santoni non solo del capitalismo ma purtroppo anche
della sinistra rinunciataria. I compagni dell'Arci esprimono più che un'analisi,
che in questo contesto sarebbe necessariamente incompleta, il bisogno di essa,
e di tornare a fondare i programmi, le aspettative e le lotte proprio su questa,
secondo un metodo che non è stato ancora superato, sebbene da molti rimosso.
Con i compagni dell'Arci riteniamo che ogni sforzo vada speso per ricostruire
un pensiero ed un'iniziativa organici, non dettati dal tentativo di acconciarsi
agli eventi, quanto dalla necessità di trasformare il mondo.
Sarebbe ora di
cominciare a farlo tutti insieme.
Fraterni saluti.
CDS
onlus-circolo ARCI via Verdi, 19 Cassino Tel. 0776.312222 tiendasolidal@inwind.it
Proiezione "TEMPI MODERNI" di Charlie Chaplin
VENERDI 29 APRILE 2005 ALLE ORE 20.30
Con Tempi Moderni inizia un ciclo di cinque films sul tema "CINEMA & LAVORO".
In molti, in troppi hanno decretato la fine della "fabbrica" e con essa la classe
operaia, ma molti sono i segnali che dimostrano il contrario. Torna, prepotentemente,
in primo piano la contraddizione capitale/lavoro.
Sempre più è viva l’analisi
scientifica di Marx sul lavoro salariato, sulla “proletarizzazione” ed immiserimento
di strati sempre maggiori delle società a capitalismo avanzato; per non parlare
dei livelli di schiavitù, di feudalesimo e di miseria assoluta nel Terzo e Quarto
Mondo. Tuttavia, le tendenze attuali, con l’aumento del numero dei lavoratori
salariati impegnati al di fuori della produzione materiale propriamente detta,
l’aumento del numero degli impiegati, dei flessibili, dei precari, dei temporanei,
degli atipici in genere, l’incremento del tasso del lavoro intellettuale, o del
finto lavoratore autonomo, nella composizione dell’ “operaio collettivo”, sono
ben lungi dal testimoniare la “deproletarizzazione” della classe operaia, o della
classe lavoratrice in genere. E’ così che nonostante il passaggio dall’era fordista
alla cosiddetta era post-fordista, dall’operaio massa all’ “operaio sociale”,
dalla centralità della fabbrica alla fabbrica sociale generalizzata, dalle “tute
blu” ai colletti bianchi, dal lavoro manuale a lavoratori della conoscenza e dell’intelligenza,
anche nei paesi a capitalismo avanzato permane e vive sempre più il lavoro salariato
con forme sempre più sofisticate e sempre più incisive di sfruttamento. Marx rivelò
la tendenza oggettiva della produzione capitalistica verso uno sfruttamento massimo
della classe operaia. Tale tendenza si è verificata e si verifica nel corso di
tutta la storia del capitalismo.
Ciò che è caratteristico del modo capitalistico
di produzione, quindi ancor oggi e a maggior ragione oggi, non è il fatto che
ci sia sfruttamento di una parte della popolazione da parte di un’altra, quanto
la forma che tale sfruttamento assume, cioè la produzione di “plusvalore, per
il quale il capitalista non paga nessun equivalente. E’ su questa forma di scambio
tra capitale e lavoro che il sistema di produzione capitalista è fondato, e che
conduce, continuamente, a riprodurre l’operaio come operaio e il capitalista come
capitalista.