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roccasecca, 27 aprile 2005
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Intervento parlamentare

Pubblichiamo l'intervento pronunciato dall'On. Armando Cossutta alla Camera in riferimento alla presentazione del nuovo/vecchio governo Berlusconi.
Senz'altro, non solo le forze politiche, ma ciascun cittadino avrebbe molto altro da aggiungere. Ogni singola esperienza di vita e di cittadinanza è stata ferita dal governo di questa legislatura, e si dovrebbe dare voce a milioni di uomini e donne che stanno pagando le politiche di un governo fra i più pericolosi della nostra storia. Questo non riduce ma aumenta l'importanza di mantenere il massimo di unità e di coordinamento fra tutti anche nella reciproca informazione. L'epilogo miserrimo e desolante cui è arrivata la sbornia frivola delle ricette irresponsabili dei liberisti, oscillanti fra la demagogia ignobile e cosciente, l'improvvisazione e le acrobazie lessicali finalizzate a nascondere la polvere sotto il tappeto della crisi, impongono alle forze del lavoro di trovare la sintesi necessaria a restituire alle classi lavoratrici l'unità necessaria a portare avanti lotte per la difesa dei diritti rimasti e la conquista di nuovi obiettivi sociali e politici. Non basta il pur brillante risultato elettorale regionale, non è sufficiente la scomposizione del blocco sociale che ha portato Berlusconi al potere per aprire la strada a politiche sicuramente innovative e di trasformazione sociale. Occorre ricostruire grandi progetti di alternativa, e questo richiede una direzione politica forte, unitaria, motivata. Solo questa sarà in grado di mobilitare la società verso obiettivi condivisi e partecipati. Chiediamo ad ognuno di fare la propria parte, perché questo non è il momento di trastullarsi a vantare primati di alcun genere. Le forze della sinistra sono attese da impegni ben più seri e gravi.


L’intervento di Armando Cossutta

Camera dei Deputati
Roma 27 aprile 2005

Molti attendevano e prevedevano un Governo fotocopia - così si diceva - del precedente. Non è stato così: non di fotocopia, ma di brutta copia si tratta. Di male in peggio! È proprio vero che non c'è limite al peggio! Traggo questa valutazione molto severa guardando sia la composizione sia il programma che è stato presentato dal Presidente del Consiglio: la composizione del Governo ed il suo programma.
Circa la composizione, è stato già detto che il numero di ministri, viceministri e sottosegretari è esorbitante: il più alto di tutti i tempi! Molti ministeri e viceministri, ma pochi cambiamenti: pochi, ma significativi.
La nomina di Tremonti, la stessa persona che, pochi mesi fa, fu cacciato dal Governo a furor di popolo - concretamente, dal dissenso di Alleanza nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro -, grida vendetta. La sua accoppiata con la conferma di Calderoli è, in effetti, la conferma di un rifiuto netto a cambiare politica: la priorità rimane l'asse del nord; la priorità è l'alleanza tra Berlusconi e la Lega. Come prima, peggio di prima!
Circa il programma, c'è da restare sbalorditi, onorevoli colleghi! Lo dico anche per conoscenza del passato: non c'è mai stato - mai - un discorso programmatico da parte di un Presidente del Consiglio tanto deludente e tanto insignificante come quello che ha svolto qui, ieri, l'onorevole Berlusconi! Non un cenno di riflessione sulle cause della sua sconfitta! Avete perso milioni di voti, avete perso in dodici regioni su quattordici, avete perso il consenso nel paese, si è scompaginato il vostro blocco sociale: nessun cenno!
No, non chiedo autocritiche - non mi interessano -, ma non vi è stata alcuna riflessione da cui partire per superare la crisi!
Il comandamento che segue l'onorevole Berlusconi è uno soltanto: noi tireremo dritto.
Non è stato fatto cenno alla condizione degli italiani, al lavoro che non c'è, che è precario, regolato da una legge assurda ed ingiusta, come la legge n. 30 del 2003, ai salari e alle pensioni che non sono sufficienti a fare fronte al costo della vita, alla perdita di competitività internazionale, disarmati, come ci troviamo, a fronteggiare la concorrenza che arriva da oriente. E potrei continuare, ma a quale scopo?
Le vostre promesse hanno dell'incredibile. Vorreste realizzare, in pochi mesi, quello che non avete saputo fare in quattro anni. Mezzogiorno, famiglia, imprese sono parole, soltanto parole, tant'è che proiettate gli obiettivi che intendete raggiungere non entro i pochi mesi che vi rimangono prima del normale scioglimento del Parlamento, ma addirittura entro i prossimi tre, quattro anni.
Il contratto con gli italiani, onorevole Berlusconi, non c'è più. È finito, fallito. Resta la prosopopea, quella sì, dura a morire. Avreste potuto anche dirci, onestamente: la situazione è grave e pesante, non so se ce la faremo a superarla; dunque, siamo qui a proporvi qualche rimedio o, se volete, anche qualche semplice palliativo. Sarebbe stato onesto. Ma con ciò avreste dovuto riconoscere il vostro fallimento. E questo, Berlusconi, non intende mai riconoscerlo. Egli non si arrende e, pur di rimanere a galla, si accontenta di continuare a sopravvivere e non a far vivere una politica ed un Governo. Ma non riuscirete neppure a galleggiare. State sprofondando. Potrebbe essere cosa buona per noi dell'opposizione, ma, con il vostro Governo, fate sprofondare gli interessi del paese, l'Italia.
La coscienza nazionale è insorta contro il tentativo di sovversione della Costituzione ed è stato questo, credete, il punto più sentito dall'opinione pubblica nel momento in cui ha condannato la vostra politica con il voto. Ma voi siete sordi, non dite nulla, lontani dal grido di preoccupazione, di protesta e di lotta sorto dall'Italia intera, dalla coscienza antifascista del nostro paese. Noi tiriamo dritto: ecco quello che afferma Berlusconi.
L'Italia attende verità e giustizia sulla tragedia per la liberazione di Giuliana Sgrena Voi rinviate. Tutti sanno che gli Stati Uniti hanno deciso: tutti assolti i loro militari. Ma voi fate finta di niente.
Si sarebbe dovuti andare a votare subito per fronteggiare in modo concreto le necessità del paese, invece perderemo un anno inutilmente. Restano pochi mesi di lavoro. Per questo motivo, intendiamo batterci concretamente per poche cose concrete.
In primo luogo, chiediamo di poter contribuire a migliorare le condizioni di vita degli italiani, firmare subito i contratti (quello degli statali e quello dei metalmeccanici), introdurre meccanismi concreti per adeguare salari e pensioni all'aumento del costo della vita ed introdurre provvedimenti precisi e concreti per il Mezzogiorno.
In secondo luogo, chiediamo di bloccare la cosiddetta legge sulla devolution. Signori del Governo, onorevoli colleghi, volete davvero andare fino in fondo, imporre un voto definitivo di questo Parlamento su quel progetto così grave e così preoccupante grazie alla forza dei numeri di cui godete in queste nostre aule parlamentari? Una decisione definitiva neanche voi riuscirete a adottarla, perché con il referendum, che obbligatoriamente farà seguito all'approvazione della devolution, bocceremo le vostre intenzioni, i vostri progetti. Voi siete sordi, insensibili a tale esigenza che, viceversa, è così forte e presente nella coscienza del nostro popolo.
L'Italia - lo ribadisco - attendeva verità; è questo il terzo punto che intendo sottolineare, bisogna sciogliere i nodi riguardanti la nostra presenza in Iraq. Non mi meraviglia l'atteggiamento degli Stati Uniti rispetto alle questioni sorte con l'uccisione di Calipari; no, non mi meraviglio, già era accaduto con la tragedia del Cermis. I militari americani non possono né essere giudicati né, tanto meno, puniti. Dinanzi a tale situazione, come reagite? Noi vi chiediamo un atto di dignità; ne sarete capaci? Non credo. E sarete capaci di attuare quella mezza promessa di Berlusconi di ritirare le truppe dall'Iraq a partire dal mese di settembre? Allora, forse, il Presidente del Consiglio lo dichiarava perché si era alla vigilia del voto e voleva accaparrarsi qualche simpatia. Ora, le elezioni, non vi sono; ma vi saranno, e vi saranno presto. Vi rimane l'illusione, onorevole Berlusconi; una fuga in avanti è quella ieri da lei indicata in questa sede proponendo la nascita di un partito unico di tutta la destra. Ma non vi rendete conto che Berlusconi è sempre più solo e che anche i suoi stessi alleati, oggi, vorrebbero potersene liberare?
È l'Italia, è l'Italia che presto potrà liberarsi di lei e del suo stesso Governo.

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