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| roccasecca,
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26
aprile 2005 |
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EUROPA
- CUBA - DIRITTI UMANI
Riceviamo
e inoltriamo volentieri il comunicato di Italia-Cuba e la
dichiarazione del Ministro degli Esteri della Repubblica di Cuba relativi
alla ultima vergognosa prova di sudditanza all'impero nordamericano offerta
dall'Unione Europea.
I nostri rappresentanti (si fa per dire) nelle massime
istituzioni del continente usano come sempre pesi e misure diverse a seconda
delle richieste del padrone d'oltreoceano. Inoltre, al di là delle palesi
abitudini ad "interpretare" il diritto quando si parla di paesi non
allineati agli interessi del capitale imperialista, non si esprime nel
merito una valutazione serena e "tecnica", ma una posizione politica
fortemente orientata alla difesa delle scelte militari ed economiche della
direzione di destra dell'Europa. Infatti, non si capirebbe diversamente la
condanna, pur a stretta maggioranza e con 15 astenuti, di Cuba e la
contestuale distrazione sulle situazioni ben più clamorose e tragiche
di
paesi mediorientali (Palestina prima di tutti), africani, asiatici. Basterebbe
dire che a Cuba non muore nessuno di repressione, che Israele
attua il terrorismo come arma di pressione anche internazionale, arrivando
alla sistematica eliminazione fisica degli avversari politici attraverso
attentati che ormai provocano aperti dissensi perfino all'interno del suo
stesso esercito.
Ma evidentemente la successione al vertice del Vaticano, la
morte del Principe Ranieri di Monaco, le nozze di Carlo e Camilla occupano
le agende dei telegiornali e dei politici europei in modo così ossessivo
da
escludere ogni altra riflessione. Anche se si tratta di argomenti che
decidono la fisionomia del nostro continente e delle nostre istituzioni.
E' in atto uno smottamento dell'idea, del valore e della pratica stessa del
diritto in Europa, ed il finto governo italiano è parte fra le più
responsabili di questa frana. Il Presidente Berlusconi ed il suo governicchio,
rinunciando ad una funzione nazionale e internazionale come portatore dei veri
valori di libertà e di progresso conquistati dal popolo italiano, si
acconcia ad un ruolo da scendiletto a stelle e strisce, lieto di servire le
mire ignobili dell'imperialismo di Bush e Condoleeza Rice.
Aver accettato supinamente
la nomina di Wolfowitz alla direzione della Banca Mondiale ha tolto ogni speranza,
ogni illusione che con le destre al potere si possa costruire una qualsiasi
autonoma linea di sviluppo per l'Europa come per l'Italia. Anche qui, anche
per questo, bisogna lavorare per dare al movimento dei lavoratori una direzione
politica unitaria, certa e riconoscibile, che sappia indicare una via alternativa
e solidale per la convivenza nel mondo, in Europa, nel nostro Paese. La lotta
internazionalista è parte fondamentale della funzione nazionale della
classe lavoratrice, tanto più ora che essa non si confronta più
soltanto con i processi storici ed economici all'interno di ciascun singolo
paese, ma è chiamata a sviluppare la propria iniziativa per il governo
di interi continenti. Lasciare soli Cuba, la Palestina, i Paesi africani e sudamericani
che si battono oggi per un nuovo mondo, significa per noi rinunciare a qualsiasi
funzione anche nel nostro Paese.
Il Primo Maggio sia una giornata di mobilitazione
del lavoro per riflettere anche su quanto è possibile fare per ricostruire
rapporti fra lavoratori di tutto il mondo, per essere più liberi, più
autonomi, più solidali, e tornare a guidare le trasformazioni delle società
oggi in mano all'imperialismo.
Fraterni saluti.
Coloro
che l'anno scorso pensavano che l'Unione Europea - per il suo comportamento a
Ginevra nelle votazioni sui diritti umani - avesse toccato il fondo, si sono sbagliati.
Evidentemente non c'è limite al peggio: infatti quest'anno la "civile" Europa
è riuscita a "peggiorare" il suo peggio. Non solo ha votato servilmente, come
l'anno scorso allineata agli Stati Uniti, una mozione contro Cuba, ma questa volta
l'ha addirittura co-patrocinata. Alla fine il risultato è stato di 21 voti contro
Cuba, 17 a favore e 15 astenuti. C'è veramente da chiedersi se per i Governi dei
paesi europei (Italia compresa) presenti alla Commissione sui Diritti Umani, il
termine "diritto" abbia almeno un significato, dato che la storia ha già dimostrato
che a loro degli "umani" non importa granché, avendoli massacrati per secoli a
milioni con guerre condotte per rapinare le risorse del Terzo Mondo. Oggi i sistemi
di rapina sono cambiati, a volte sono meno cruenti, anche se ogni anno i morti
si contano sempre a milioni, più che per le guerre per la spaventosa miseria in
cui è costretta a vivere oltre la metà del genere umano. Tutto questo per permettere
a un'esigua minoranza di nazioni di mantenere il suo alto livello di vita. Non
soddisfatta di questa nobile impresa, quando Cuba ha presentato una mozione per
verificare le condizioni di vita dei prigionieri nella Base Navale di Guantánamo,
l'Europa si è rifiutata di sostenere la mozione cubana per non schierarsi contro
gli Stati Uniti. Oltre al diritto, anche la dignità è un termine poco conosciuto
dai rappresentanti europei. Il risultato è stato di 8 voti a favore di Cuba, 22
contrari e 23 astensioni. In perfetta sintonia con questo quadro poco edificante
è stato il comportamento dei mezzi italiani di informazione: hanno riportato il
risultato della votazione sulla mozione contro Cuba, si sono invece "dimenticati"
di riportare le tre nette condanne sui Diritti Umani subite da Israele per l'occupazione
dei territori, per la costruzione del muro e per le vessazioni contro il popolo
palestinese. Ma Israele è una nazione "democratica", appoggiata da nazioni "democratiche",
e in "democrazia" c'è la libertà di non fare sapere ai propri cittadini il risultato
di queste votazioni. In allegato vi invio la traduzione del comunicato del Ministero
degli Esteri di Cuba, che illustra molto bene quanto accaduto sulla mozione presentata
da Cuba. Un saluto a tutti. Dichiarazione del Ministero delle Relazioni Estere
di Cuba La Habana, 21 aprile 2005 Nella mattinata di oggi, la Commissione dei
Diritti Umani (CDH) che svolge i suoi lavori a Ginevra, ha votato sul progetto
di risoluzione dal titolo `Questione dei detenuti nell'area della Base Navale
degli Stati Uniti a Guantánamo', che era stato presentato da Cuba lo scorso 14
aprile. La votazione su questo testo, il cui risultato è stato di 8 a favore,
22 contro e 23 astensioni, è una nuova dimostrazione dell'ipocrisia e della doppia
morale imperanti nella CDH, che il nostro paese ha denunciato pubblicamente e
ripetutamente. Il Governo degli Stati Uniti, come è sua abitudine, ha utilizzato
l'intimidazione e il ricatto per impedire l'approvazione di questo progetto di
risoluzione. Ha cercato in questo modo di far passare sotto silenzio il ripudio
mondiale di fronte alle orribili foto delle torture ad Abu Ghraib e in altre carceri
nordamericane, le rivelatrici testimonianze di detenuti e di altre persone che
vi hanno avuto accesso, e il clamore e la condanna di personalità delle più diverse
sfere, di Parlamenti, di organizzazioni internazionali, non governative e dell'opinione
pubblica mondiale. Come si ricorderà, Cuba aveva presentato l'anno scorso un progetto
di risoluzione alla Commissione dei Diritti Umani su questo tema. In quell'occasione
non insistette per farlo sottoporre a votazione, in particolar modo su richiesta
dell'Unione Europea. Ma, in quel momento, non vi erano ancora le prove che esistono
oggi sulle flagranti e sistematiche violazioni dei diritti umani dei prigionieri
nell'illegale Base di Guantánamo, oggi più di 500, di oltre 40 paesi, compresi
europei e minorenni, né si sapeva che come sembra era stata questa l'installazione
in cui per la prima volta sono stati provati i metodi di tortura oggi estesi ad
altre carceri statunitensi fuori dal loro territorio. Neppure allora era noto
che tale sistema di tortura era stato ufficialmente approvato dalle più alte sfere
del Governo nordamericano e basato giuridicamente mediante una direttiva scritta
nella Casa Bianca dall'allora Pubblico Ministero Generale di quel paese. Lo scandaloso
voto contrario in blocco dei paesi dell'Unione Europea è un ulteriore riflesso
della loro subordinazione al Governo degli Stati Uniti e della loro incapacità
di seguire una politica propria, perfino su un tema in cui l'opinione pubblica
dei loro paesi, il Parlamento Europeo e i loro Parlamenti Nazionali, hanno preteso
una forte posizione europea di condanna a tali pratiche. Per esempio, la risoluzione
approvata il 28 ottobre 2004 dal Parlamento Europeo non solo ha chiesto al Governo
degli Stati Uniti di permettere un'indagine imparziale e indipendente delle denunce
di torture e di maltrattamenti inflitti a tutte le persone che si trovano private
della libertà sotto la sua custodia, ma sono state date istruzioni ai paesi membri
dell'Unione Europea affinché presentassero un progetto di risoluzione sul tema
in questo periodo di sessioni della CDH. C'era da aspettarsi, pertanto, che il
citato progetto di risoluzione avesse un'accoglienza favorevole almeno da parte
dei paesi dell'Unione Europea, i quali, non avendo presentato un loro testo come
i loro Parlamenti avevano richiesto, avrebbero dovuto co- patrocinare l'iniziativa
cubana o, per lo meno, votare a favore della stessa. La delegazione cubana a Ginevra
ha convocato tre riunioni sul nostro progetto di risoluzione, alle quali hanno
partecipato le delegazioni dell'UE, e nelle quali è stato richiesto il loro sostegno.
Inoltre, il Ministero delle Relazioni Estere ha dato istruzioni ai propri Ambasciatori
affinché si rivolgessero ai Ministeri degli Esteri europei per richiedere il loro
co-patrocinio e il voto a favore su questo importante tema. Tuttavia, in alcuni
paesi i nostri Ambasciatori non sono stati neppure ricevuti e ve ne sono stati
altri in cui l'incontro è stato fissato intenzionalmente dai Ministeri degli Esteri
in una data successiva alla votazione di Ginevra. In nessun caso la risposta è
stata positiva. L'unica cosa che hanno avuto i nostri diplomatici sono state risposte
evasive, a volte cortesi, a volte arroganti e, perfino, molte volte con imbarazzo.
Più di un rappresentante di un Ministero degli Esteri europeo, alla richiesta
del motivo per il quale non era disposto a sostenere il progetto cubano, ha risposto
che la politica europea consisteva nel "difendere i suoi interessi ma non di mettersi
contro gli Stati Uniti". Si è arrivati all'estremo, perfino, che una funzionaria
europea, apparentemente furiosa, ha detto a un Ambasciatore che Cuba era colpevole
per la "situazione creata" a Ginevra, in ovvio riferimento al fatto che i paesi
dell'UE non sapevano che cosa fare di fronte alla difficile alternativa di irritare
gli Stati Uniti o di affrontare la loro opinione pubblica. Ma la cosa sicura è
che nessun paese membro dell'Unione Europea ha co- patrocinato la risoluzione
come era stato richiesto. L'Unione ha claudicato ieri in mattinata, come è stato
denunciato nella comparizione televisiva di ieri sera del Comandante in Capo Fidel
Castro Ruz, e ha deciso di votare contro in blocco, nonostante la protesta dei
membri dell'Unione che non fanno parte della CDH che, e non dovendo votare, erano
dell'opinione di astenersi in quanto non si sarebbe corso il rischio di rappresaglie
nordamericane. La cosa peggiore è che alcuni di loro hanno lavorato attivamente,
nelle capitali africane, asiatiche e latinoamericane, e perfino nella sala delle
riunioni di Ginevra, in stretta coordinazione con la diplomazia nordamericana,
contro il progetto di risoluzione cubano nell'impegno di impedire la sua approvazione.
Il progetto di risoluzione cubano chiedeva che il Gruppo di Lavoro sulla Detenzione
Arbitraria, il Relatore Speciale sulla Tortura, il Relatore Speciale sul Diritto
di Tutte le Persone al Godimento del Più Alto Livello Possibile di Salute Fisica
e Mentale e il Relatore Speciale sull'Indipendenza di Giudici e Avvocati, meccanismi
della CDH che gli stessi nordamericani definiscono imparziali e universali, determinino
sul terreno la verità delle serie accuse che oggi pendono sul Governo degli Stati
Uniti per i suoi atti contrari ai diritti umani e alla dignità dei prigionieri
che mantengono a Guantánamo. Il nostro popolo, come centinaia di milioni di persone
nel mondo, ha legittime preoccupazioni su quello che avviene nel territorio della
base navale di Guantánamo che gli Stati Uniti ci usurpano. Non ci inibisce il
fatto che il delinquente sia il responsabile della continua presentazione di progetti
di risoluzione contro il nostro paese alla Commissione dei Diritti Umani che,
in modo ingiusto, selettivo, discriminatorio e politicizzato, tentano di accusarci
di essere violatori dei diritti umani e che sono usati come pretesto per mantenere
e rafforzare il blocco economico, commerciale e finanziario e per creare le condizioni
per giustificare un'eventuale aggressione contro Cuba. Cuba ha autorità morale
e senso della giustizia in eccedenza per affrontare la risoluzione contro il nostro
paese, co-patrocinata e sostenuta dall'Unione Europea e da altri satelliti dell'orbita
imperiale, senza dovere ricorrere ad arguzie di qualsiasi tipo, così come ha in
eccedenza il coraggio per presentare apertamente le sue opinioni e le sue proposte
e richiedere che si indaghi su quello che è già diventato un affronto che scuote
la coscienza dell'Umanità. Questa morale ci è assegnata dal fatto incontrovertibile
che l'assassinio politico, le sparizioni, le esecuzioni extragiudiziali, gli squadroni
della morte e la tortura, le vessazioni e i maltrattamenti contro i detenuti non
sono mai esistiti nella Cuba rivoluzionaria, né durante la dura lotta per la definitiva
liberazione del nostro paese, né nei 45 anni trascorsi dal trionfo della nostra
Rivoluzione. Insomma, per Cuba non è una sorpresa il fatto che il progetto di
risoluzione non sia stato approvato alla votazione burocratica della CDH. C'era
da aspettarsi che i paesi dell'Unione Europea e alcuni altri, nella loro già proverbiale
ipocrisia e doppia morale, fossero incapaci di superare la loro dipendenza dagli
Stati Uniti, di fare valere la giustizia e di dimostrare la loro strombazzata
preoccupazione per il rispetto ai diritti umani in tutto il mondo. I paesi che
oggi hanno votato contro il progetto di risoluzione cubano sono stati smascherati
e si sono trasformati in complici diretti e pubblici delle torture, delle vessazioni
e delle violazioni dei diritti umani delle persone illegalmente detenute, compresi
alcuni dei loro cittadini, nella base navale nordamericana a Guantánamo e in altri
luoghi. Con questa votazione, è stato realizzato il prezioso obiettivo di mettere
fine all'impunità che trova riparo nella dissimulazione e nel silenzio complice
in relazione alla tortura. E' stato dimostrato che per la Commissione dei Diritti
Umani non ci sono cure. Gli Stati Membri delle Nazioni Unite dovranno sfidare
il pericolo che la sua trasformazione dia origine a un fantasma peggiore, per
potere costruire un organismo completamente diverso, solo al servizio della nobile
causa dei diritti umani, della cooperazione e del dialogo. Il nostro popolo non
desisterà dai suoi impegni e proseguirà nella sua denuncia dei crimini della combriccola
fascista che Governa negli Stati Uniti. Con più morale che mai, raddoppierà la
sua lotta in difesa della giustizia, della ragione, dell'etica, per il vero godimento
di tutti i diritti umani per tutti i cittadini del pianeta.