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| roccasecca,
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22
aprile 2005 |
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25
APRILE
Segnaliamo
questi contributi della rivista della CGIL "Rassegna Sindacale" per
il 25 Aprile.
Siamo convinti da sempre che i temi del lavoro siano imprescindibili per la
costruzione della democrazia, e procediamo nella lotta per la difesa della Costituzione
antifascista nella consapevolezza che essa rappresenta il terreno su cui far
crescere l'idea di partecipazione e di protagonismo dei lavoratori. Riteniamo
oggi più che mai necessaria l'unità dei lavoratori, dei loro sindacati,
dei loro partiti, delle loro associazioni per difendere intanto le conquiste
oggi seriamente compromesse dall'attacco eversivo delle destre fasciste e padronali,
per puntare a nuovi obiettivi di avanzamento nei diritti e nelle condizioni
di vita e di lavoro che solo l'unità della classe lavoratrice potrà
rendere possibili.
Buon 25 Aprile a tutti e saluti partigiani.
SPECIALE
1945-2005 - Sessantesimo della Liberazione RESISTENZA IN CINQUE ATTI
Sessant'anni fa l'Italia era libera.
Trent'anni fa, il 27 aprile del 1975, Rassegna Sindacale (che nell'occasione uscì
assieme a Conquiste del lavoro e a Lavoro italiano, i periodici della Cisl e della
Uil) dedicava un dossier a cura di Aldo De Jaco alla Resistenza e alla Liberazione.
Al contributo dei lavoratori a quelle giornate storiche. Quaranta pagine fitte
di storie, ricostruzioni e immagini. Ne riproponiamo una parte in questo speciale.
Un modo per rileggere e celebrare i fatti del '43-'45. Ma anche un documento storico
in sé: una lettura della Resistenza che ci arriva direttamente dagli anni Settanta.
LA PRIMA PAGINA DELLO SPECIALE: http://www.rassegna.it/2005/speciali/articoli/liberazione/prima.htm
Atto Primo Gli scioperi del marzo 1943
La sirena che ogni giorno, alle 10, faceva le prove dell'allarme - come ce ne
fosse bisogno con tanti allarmi 'veri' e tanti bombardamenti e i morti e i capannoni
diroccati! - quella mattina del 5 marzo del '43 non fece sentire il suo ululato:
la direzione della Fiat Mirafiori aveva saputo che a quel segnale gli operai avrebbero
incrociato le braccia e aveva preferito abolire del tutto il segnale. Tuttavia
in tre officine gli operai smisero lo stesso di lavorare e dopo tre giorni, l'otto,
lo sciopero «bianco» coinvolgeva ormai tutta la Fiat e almeno centomila operai
in tutto il Piemonte; e doveva durare cosi fino alla fine di marzo.
ARTICOLO INTEGRALE: http://www.rassegna.it/2005/speciali/articoli/liberazione/01.htm
Atto Secondo 25 luglio 1943. Crolla il fascismo: si apre la via della pace?
Quando s'apprese la notizia, attraverso la radio, che il cavaliere Benito Mussolini
era stato arrestato e Badoglio lo aveva sostituito — non si conoscevano in quel
momento tutti gli intrighi, i contrasti e le paure che avevano portato a quel
"modo" di liquidazione del fascismo e al proclama del «la guerra continua» —,
quando si sparse per l'Italia l'eco degli avvenimenti di Roma tutti gli italiani,
nelle fabbriche, negli uffici, nelle piazze, nelle campagne, ne trassero subito
la logica conseguenza: arrestato Mussolini era finito il fascismo e finita anche
la sua guerra. Paesi e città si riempirono di gente che manifestava, una folla
di mani si levò a svellere i simboli della dittatura, ci si abbracciava per strada,
si cantava assieme, si rideva...
ARTICOLO INTEGRALE: http://www.rassegna.it/2005/speciali/articoli/liberazione/02.htm
Atto Terzo L'unità sindacale in Roma occupata
L'occupazione tedesca di Roma dura fino agli inizi di giugno, nove mesi, e sono
i mesi più difficili della lotta antifascista che ancora non riesce a darsi una
base militare consistente e deve ricorrere all'azione, coraggiosissima ma limitata,
di piccoli nuclei (i «gruppi di azione patriottica») per porre le prime pietre
dell'edificio della resistenza. Sono nove mesi difficili anche per le crisi all'interno
del «comitato di liberazione», crisi conseguenti allo scontro fra chi vuole concentrare
ogni sforzo immediato nella lotta armata e chi pensa già al futuro e ritenendo
per l'oggi di doversi limitare all'attesa della liberazione.
ARTICOLO INTEGRALE: http://www.rassegna.it/2005/speciali/articoli/liberazione/03.htm
Atto Quarto La difficile ripresa nell'Italia liberata
L'Italia liberata è anche l'Italia stravolta dagli effetti della guerra, l'Italia
massacrata dai bombardamenti, affamata, corrotta, ferita dalle violenze dell'esercito
in rotta e dell'esercito avanzante, incapace di darsi un direzione efficace, di
ritrovarsi intorno a un uomo, una scelta, una bandiera. La storia dell'Italia
liberata comincia con una pagina di gloria: l'insurrezione vittoriosa di Napoli
contro i tedeschi, nelle quattro giornate di fine settembre 1943 che concludono
il martirio della città sottoposta per venti giorni agli insulti e ai colpi di
un nemico inferocito dal sentirsi incapace di dominarla e non abbastanza forte
per distruggerla. Del resto prima di Napoli i tedeschi avevano dovuto affrontare
la ribellione nelle campagne intorno a Catania e Matera e poi dovunque, in centinaia
di episodi la gran parte dei quali Ia storia di solito non ricorda (come il massacro
di 200 contadini di Acerra).
ARTICOLO INTEGRALE: http://www.rassegna.it/2005/speciali/articoli/liberazione/04.htm
Atto Quinto Scioperi e lotta armata nell'Italia del Nord Bombardamenti a tappeto
a Torino.
La «Villa Perosa» viene centrata dalle bombe e, nei capannoni, gli operai muoiono
a centinaia: erano stati chiusi dentro, reparto per reparto per impedire che abbandonassero
il lavoro per riparare nei rifugi. La macchina della produzione bellica è più
importante della vita degli uomini che la servono. E' questa però la goccia che
fa traboccare il vaso già colmo per la miseria crescente, l'assillo del pane che
manca per i figli, il deprezzamento quotidiano della poca moneta che si riceve:
il 15 novembre 1943 i Comitati segreti di agitazione rivolgono agli operai torinesi
l'appello allo sciopero per ottenere un aumento dei salari del 100 per cento,
il raddoppio del quantitativo di generi per minestra distribuito, la regolare
distribuzione dei grassi, la consegna di legna e carbone per difendersi dai rigori
dell'inverno incombente, un litro di latte per i bambini e il diritto di sospendere
il lavoro durante i bombardamenti.
ARTICOLO INTEGRALE: http://www.rassegna.it/2005/speciali/articoli/liberazione/05.htm
Il monologo di Ascanio Celestini
Quando mio padre vide i soldati all'Arco di Travertino Ringraziamo Ascanio Celestini
per aver messo a disposizione di www.rassegna.it questo monologo tratto dallo
spettacolo "Scemo di guerra. Roma 4 giugno 1944" Mio padre era nato a Roma nel
1935. Era nato al Quadraro che è una borgata di Roma. Stava a via dei Laterensi
35 in un palazzo fatto a forma di bara e tutti lo chiamavano il palazzo a cassa
da morto. Mio padre era il secondo di quattro fratelli, ma un giorno mi raccontò
che tra mio zio Ernesto che era il primo e lui ai miei nonni gli era nato un altro
figlio che volevano chiamare Gaetano, ma ‘sto figlio era nato morto. Così quando
nacque mio padre, in omaggio al fratello lo chiamarono Gaetano pure a lui.
ARTICOLO INTEGRALE: http://www.rassegna.it/2005/speciali/articoli/liberazione/celestini.htm