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| roccasecca, | 14 aprile 2005 |
Ancora
una volta ci eravamo sbagliati: pensavamo che la sospensione di Zelig per due
settimane fosse motivata dal rispetto per la morte del papa, e invece abbiamo
ora la sensazione che fosse dovuto all'impossibilità di reggere la concorrenza
con la Reggia dei Libertini. Le gag dei comici del programma di Bisio, esilaranti
quanto si vuole, intelligenti e mordaci senza dubbio, adatte a tutti i tipi
di spettatore, sono però impotenti di fronte alla straripante vis comica
del gruppo di clown del Circo Chigi. Pensate che persino fra di loro si è
innescata una gara di emulazione, secondo il sano spirito di competizione caratteristico
dei capitalisti, degli opportunisti e degli speculatori, su chi è più
comico. Abbiamo osservato con estatica ammirazione la verve con cui Follini,
un umorista freddo, all'inglese, che nei ritagli di tempo fa il vice capo del
governo italiano, rimprovera al suo capo supremo (nel governo, non nella professione)
di essere perfino esagerato con le battute, giocando sporco e approfittando
della sua incontenibile ilarità (i ricchi, spesso, sono allegri, mica
come i musoni morti di fame!) per soverchiare i suoi poveri alleati.
Ma ora il gioco si è fatto davvero duro, e dopo la comicità verbale,
quella delle battute e delle freddure, anche Berlusconi, che oltre a fare miliardi
anche quando la nazione si impoverisce (o forse proprio per questo? boh...)
trova il tempo per un po' di relax a Palazzo Chigi, fra un lifting, una sauna
ed un trapianto, è passato alle vie di fatto. Non potendo reggere all'infinito
con il sarcasmo della sua pur inesauribile vena umoristica (l'effetto assuefazione
sul pubblico è micidiale) che spazia dal non-sense al demenziale, dal
grottesco all'assurdo in un caleidoscopio sempre più vertiginoso di produzione
letteraria di intrattenimento da avanspettacolo, ha avuto il geniale coup de
théatre che rende immortali le grandi opere sia nel genere della commedia
che del dramma. Ha pensato, questo vulcano di immaginazione creativa, questo
sparafrottole guignolesco, questo guitto alato, di rovesciare il mondo, come
in una grande pièce del teatro beckettiano: preso atto della crisi elettorale
e politica della Reggia di cui è ancora sovrano, che fa il nostro ingegno
mostruoso? Prende gli sconfitti, quelli che hanno perso elezioni imperdibili
come in Puglia e nel Lazio, e li fa ministri. E non solo ha avuto la grande
determinazione (faccia tosta non si dice, perché dopo il lifting il nostro
ha una pelle così morbida che Fede non la lecca più per paura
di essere accusato di pedofilia) di portare avanti la farsesca operazione e
di presentarla simpaticamente come se si trattasse di un giochino di società
(alta società), ma addirittura è riuscito a convincere i suoi
viceré che si è di fronte ad un progetto di grande rivalutazione
della politica, e soprattutto del programma di governo.
Tutti contenti, quindi. Tranne il povero Follini, che si è visto irrimediabilmente
superato, prima dal sanguigno (anche un po' sanguinario) Calderoli, che lo ha
stracciato nello sketch delle finte dimissioni, invenzione e cavallo di battaglia
del repertorio cabarettistico del poveretto, poi dal novello Houdini Bossi,
che non solo si libera di catene e gabbie politiche e intellettuali in modo
strabiliante, ma riesce perfino a comunicare con le menti dei leghisti, cosa
ancora più sorprendente, ed infine dalle attuali umilianti performace
comiche del Grande Comunicatore.
Il bello è che nemmeno la Croce Rossa può aiutarlo, perché
ormai è stata trasformata con legge ad hoc in Società per azioni,
quindi per intervenire vuole un regolare appalto. Sono Scelli, mica Scemi.
Comunque, affrettatevi, e comprate subito il biglietto: lo spettacolo è
già al terzo atto, e si replica solo fino al 2006. Poi si torna seri.