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| roccasecca,
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24
marzo 2005 |
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Riforme
costituzionali
Alleghiamo
la dichiarazione del Senatore Luigi Marino relativa allo
stravolgimento della Costituzione portato avanti dalla destra e dall'estrema
destra al potere.
Chiediamo, nel nostro territorio, una riunione urgente di
tutti coloro che hanno compreso il pericolo, per organizzare da subito i
comitati in difesa della Costituzione e per il referendum.
Auspichiamo che
tali iniziative siano realizzate in tutto il territorio nazionale,
coinvolgendo soprattutto le organizzazioni esistenti nella società. Crediamo
sia il momento di ricercare la più ampia unità fra le forze legate
alla Costituzione antifascista e del lavoro, perché la sua difesa è
assolutamente prioritaria rispetto a qualsiasi pur legittima lotta politica.
Giovanni Morsillo
LA
COSTITUZIONE SNATURATA
Luigi Marino (Capogruppo PdCI al Senato)
Roma, 23 marzo 2005
Con le modifiche alla seconda parte della Costituzione imposte dal centro-destra
sotto il ricatto della Lega si rompe l'impianto istituzionale che ha retto la
Repubblica sinora, salta il sistema di garanzie e gran parte dei pesi e contrappesi
che hanno assicurato la democrazia nel nostro paese. Queste modifiche incidono
anche sulla prima parte della Costituzione, che resta solo formalmente inalterata.
Gli attacchi alla Costituzione d'altra parte sono venuti con le scelte di politica
internazionale in contrasto con l'articolo 11, con la legislazione ordinaria in
materia di fisco contro il principio della capacità contributiva e della
progressività, in materia di giustizia con le aggressioni all'indipendenza
della Magistratura, in materia di lavoro, di ambiente ed ora con queste cosiddette
riforme che rompono l'equilibrio armonico fra le diverse istituzioni dello Stato
e la stessa unità nazionale. Il sistema delle garanzie, anziché
essere adeguato all'intervenuto mutamento delle leggi elettorali- dal proporzionale
al maggioritario- viene gravemente depotenziato. Vengono rafforzati i poteri del
"Primo Ministro", ma indeboliti i contrappesi, gli istituti di garanzia
rappresentati dalle prerogative del Capo dello Stato, dalla Corte Costituzionale,
dalla Magistratura, dallo stesso Parlamento, ritenuto un intralcio.
Viene tolto al Presidente della Repubblica il potere di sciogliere il Parlamento,
che resta di fatto ostaggio nelle mani del Primo Ministro assoluto, alla sua mercè
e sotto il ricatto dello scioglimento, ove non approvi i provvedimenti legislativi
imposti. Al Presidente della Repubblica viene sottratto altresì il potere
di autorizzare la presentazione dei disegni di legge governativi, che costituiva
un ostacolo ai tentativi di debordare dai principi fondamentali stabiliti dalla
Costituzione.
Con la devoluzione che dà alle regioni la legislazione esclusiva in materia
di scuola e sanità, si frantuma il Servizio Sanitario Nazionale ed il sistema
scolastico unitario. Si sanziona a livello costituzionale che il diritto alla
istruzione ed alla salute è diversamente tutelato, dal momento che diverso
è il livello di sviluppo delle regioni. Questo non ha nulla a che vedere
con il regionalismo solidale e cooperativo che noi Comunisti Italiani vogliamo.
Tutto ciò è in contrasto con i principi della universalità
e della uguaglianza dei diritti sociali fondamentali e con quelli della unità
e indivisibilità della Repubblica.
Si rompe così la coesione nazionale del Paese.
Il Senato cosiddetto federale, al di la della improprietà del termine,
non è più la Camera del "ripensamento", non è Senato
di garanzia e vede il suo ruolo gravemente ridotto.
Più coerente e valida invece la nostra proposta del monocameralismo che
è stata respinta.
La nuova composizione della Corte Costituzionale squilibra quella sintesi dei
diversi apporti voluti dal Costituente.
Con i 7 membri di nomina parlamentare su 15 viene accentuata la sua politicizzazione.
Tutto questo fa sì che la Repubblica , la nostra democrazia , quella voluta
dai padri costituenti, corra un serio e grave pericolo.
Di qui l'allarme non solo di carattere costituzionale, ma anche sociale che noi
Comunisti Italiani lanciamo, perché il referendum confermativo inevitabile
respinga lo snaturamento della Costituzione Repubblicana.