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| roccasecca, | 22 marzo 2005 |
Tempo
fa avevamo segnalato da questa rubrica che il Governo stava avviando la privatizzazione
delle carceri con un esperimento a Castelfranco Emilia affidato alle solerti
premure dei mucciolini di San Patrignano. Ci dicevamo preoccupati per l'involuzione
del diritto e della pena a business da appaltare ai soliti noti. Il carcere
privato è stato inaugurato in pompa magna da ben due ministri, Castelli
e Giovanardi, quest'ultimo fratello gemello di un tizio che ha le mani in pasta
nell'argomento essendo il capo della Confraternita della Misericordia di Bologna
che, ad esempio, gestisce il CPT essendo subentrata alla Croce Rossa. Il gemellone
Daniele Giovanardi appena arrivato al CPT ha subito proposto una politica di
generale razionalizzazione delle spese, tagliando il numero dei dipendenti e
quindi la qualità e quantità dei servizi, ad esempio riducendo
l'assistenza sanitaria a 8 ore invece delle 24 su 24 garantite dalla Croce Rossa.
Il suo insediamento fu accolto con proteste e slogan pro Croce Rossa da parte
degli immigrati, sebbene anche la CRI fosse malvista per precedenti problemi.
Nessuno che ci abbia fatto caso. Oggi, dopo l'inaugurazione, il deputato dei
Verdi Bulgarelli denuncia che la repressione sta diventando un business (l'Unità
di oggi). Pur non sottovalutando l'importanza di una risposta pur tardiva, pensiamo
che sul tema si debba svegliare l'attenzione di tutti, politici e cittadini,
poiché sta cambiando un altro pezzo dello stato di diritto, e come al
solito in peggio. Tutto quello che è sfruttabile, secondo le nuove tendenze
del pensiero (pardon, dell'agire) capitalistico va sfruttato, dall'ambiente
al lavoro, dall'informazione alla scuola, dalla salute alla democrazia. Obiettivo
di costoro è fare soldi. Ma siamo sicuri che abbiano il diritto di farli
sulla sofferenza e a costo di far perdere alla società ed al Paese i
suoi caratteri di civiltà? Non ci pare che su questi temi si possa stare
alla finestra ad osservare la frana dei valori senza fare altro che un articolo
su un giornale ed una dichiarazione di generica condanna. Difendere la Costituzione
è anche e soprattutto questo. E' anche vero che ormai l'aggressione alle
garanzie del diritto sono talmente numerose e ramificate che non è facile
intervenire su tutte. Tuttavia, alcuni argomenti sono più delicati di
altri, e non è accettabile che passino inosservati.
Fraterni saluti.
Giovanni Morsillo