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roccasecca, 21 marzo 2005
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Fascisti e legalità

Fa una certa impressione leggere sulla stampa locale e nazionale le dolenti e maschiamente irritate lettere dei fascisti di Alternativa sociale che inveiscono contro il loro ex sodale destrosociale Storace. Non tanto perché fra uguali non si dovrebbe cedere alla rissa: sono molti gli esempi di lotta intestina anche in ambienti più nobili della società e della politica, per meravigliarci di queste zuffe fra combattenti di cielo, di terra e di mare un po' ridicoli ma tutto sommato almeno in questo umani. Di tutt'altro segno è la nostra perplessità: questi campioni della legalità si appellano ai diritti democratici e citano, a suffragio indiscutibile delle loro giuste (?) rivendicazioni, il fatto che non vi sono precedenti in tal senso in 60 anni di storia politica italiana. Appunto: in sessant'anni! Ci risulta, però, che essi facciano riferimento al periodo precedente questi sessant'anni, ossia al Ventennio in cui, firme o non firme, le leggi elettorali (Acerbo, 1924) erano studiate in modo che solo il partito dei centurioni loro modelli e padri spirituali (si fa per dire) poteva vincere. In seguito non sarebbe neppure stato possibile partecipare, visto che tutti i partiti ad esclusione del PNF furono dichiarati illegali e spinti alla clandestinità. Non sappiamo se i nipotini e le nipotine del duce ogni tanto sognino di trasformare le aule sorde e grigie delle Istituzioni repubblicane in bivacchi di manipoli, ma è certo che non possono usare tanta disinvoltura nel sostenere le buone ragioni dello stato di diritto senza scadere nel ridicolo oltre che nel patetico. Senza contare il fatto che questi insigni paladini del diritto rivendicano diritti finora ignoti, come quello di falsificare, dopo i bilanci delle aziende, anche le firme dei supporters elettorali, vorremmo di nuovo, con pacata fermezza, ricordare che il diritto cui si appellano esiste solo perché 60 anni fa è stato conquistato anche per loro dai nostri padri in una guerra di liberazione contro i loro padri, manutengoli del nazismo. Indubbiamente fa piacere constatare che perfino gli irriducibili estimatori del periodo in assoluto più cupo e doloroso che la nostra Patria abbia attraversato si rendano conto di quanto siano invece nobili gli istituti democratici conquistati dalla Resistenza, e sia pure inconsciamente si trovino a fare una battaglia in difesa di questi dagli attentati dei loro ex compari oggi al potere. Tuttavia, non possiamo considerare nobili tali battaglie, poiché non sono motivate da un serio ripensamento e riconoscimento degli errori storici che hanno causato le tragedie che sappiamo al popolo italiano, bensì da basse tattiche finalizzate alla conduzione di regolamenti di conti. Sulla reale consistenza del consenso che i gagliardetti di una lista fascistoide poteva catalizzare, ci chiediamo come mai, se le percentuali previste erano quelle vantate dalla signora Mussolini, si sia dovuto ricorrere alle truffe per riempire i moduli per la presentazione delle liste. Possibile che non hanno trovato gente che raccogliesse firme vere e le facesse autenticare, fino al punto che, forse per amore del pluralismo addirittura sono dovuti intervenire gli avversari politici a garantire questo diritto? No, più realisticamente pensiamo che costoro abbiano oggettive difficoltà a misurarsi con le regole, con la correttezza istituzionale, con l'esercizio morale e politico della democrazia, e pertanto considerano quei moduli come semplici pezzi di carta da poter imbrattare come capita, pur di soddisfare una burocrazia che sta lì solo per essere presa in giro. Riteniamo questa una lezione importante che può aiutare tutti a comprendere che la destra italiana non ha i caratteri di sobrietà istituzionale di gente alla Chirac, ma rimane un coacervo di arrogante disprezzo delle Istituzioni, di esaltato mito della forza fisica e della violenza (di ragione neppure a parlarne), di demagogia populista fondata su slogan sciovinisti e privi di qualsiasi fondamento programmatico di orientamento sociale.

Fraterni saluti.
Giovanni Morsillo



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