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roccasecca, 18 marzo 2005
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Banche e guerra

Dopo la nomina di Bolton ad ambasciatore degli Stati Uniti presso l'Onu, Bush tira un altro colpo pesantissimo ai già precari rapporti internazionali, proponendo Paul Wolfowitz alla presidenza della Banca Mondiale. Il fatto che quest'uomo sia uno dei neocons più influenti d'America è già da solo un segnale fortissimo delle intenzioni di George Bush di occupare tutti i centri di comando con personaggi di suo gradimento, ma l'aspetto più terribile è che costui è l'architetto della guerra di aggressione all'Iraq, e uno dei principali sostenitori della nuova strategia detta della guerra preventiva. Si sta concretizzando un quadro sempre più netto in cui si raffigura una trasformazione chiara e completa del sistema delle relazioni in chiave neocoloniale. Le diverse leve del potere seguono un percorso - che oltre tutto si va accelerando - di ristrutturazione del rapporto fra potere e produzione, fra aree geografiche e classi sociali internazionalizzate, sempre più orientato alla concentrazione dei controlli e del comando, cosa che sembra consentire di scaricare crisi e costi (sociali, energetici, ambientali, ecc.) sulle parti più deboli e più arretrate. Di per sé, il fine non costituisce novità, ma un disegno di restaurazione di questa portata e così completo non ha precedenti. Ora comincia ad essere evidente anche ai più disattenti che questa è la logica che informa la politica della potenza verso i paesi fornitori. Quale sarà mai la direzione che il falco del Pentagono imporrà alla già colonialista BM? Non crediamo ci possano essere dubbi in merito, e purtroppo vedremo stringersi ancora di più il cappio del debito intorno al collo dei paesi poveri. Questo colpo tremendo alle speranze di sviluppo di continenti interi come l'Africa rischia di avere ripercussioni forti anche in Asia ed in Sudamerica, visti dalla potenza imperialista nordamericana come nemici del proprio esclusivo benessere. Le contraddizioni rimangono tutte, ma ne viene addirittura amplificato l'effetto se, come non si può non pensare, Wolfowitz utilizzerà questo strumento come gestore del debito con l'obiettivo di condizionare e ostacolare lo sviluppo autonomo e virtuoso dei Paesi poveri. E' una risposta classicamente di potenza alla crisi dei G8 seguita a Doha e Cancun, che oppone una serrata formidabile alle rivendicazioni di quasi tutta l'umanità. il che mette in discussione anche il percorso di sviluppo economico, istituzionale e relazionale anche delle aree sviluppate, come l'Europa.
Sarà il caso di studiare un po' meglio il rapporto che c'è, e che si rafforzerà, fra il mantenimento dei livelli di comando e di privilegio delle ristrettissime élites e la guerra (economica e militare) come strumento per garantirlo.

Giovanni Morsillo


21 marzo 2005
caro compagno ti invio una mia riflessione sulla manifestazione del 19 marzo con allegato il mio personale sostegno alla mozione del pdci che ha suscitato scalpore (sic!) nei nobili animi dell'unione compresi anche alcuni quotidiani (vedi il manifesto).
Il 19 marzo il Popolo della Pace è sceso in piazza contro la guerra, per richiedere la pace e per richiedere il ritiro delle truppe d'occupazione in Iraq. anche i Pacifisti italiani sono scesi di nuovo in piazza proprio perchè siamo un paese in guerra, facciamo parte di quelle truppe che occupano ingiustamente l'Iraq pur violando la Costituzione. ma il governo continua ad essere sordo, mantiene l'esercito in Iraq e rifinanzia una missione che di pace non ha proprio nulla; i soldati italiani sono li non per edeficare scuole,ospedali ma combattono a fianco dell'esercito statunitense cha da due anni non fa altro che ridurre in polvere un Paese e impoverendo sempre di più il suo Popolo. in Iraq a questo massacro si oppone una Resistenza di Popolo che vuole solo indipendenza e autodeterminazione dall'imperialismo americano che con la demagogia della democrazia e della libertà e assieme alla timocrazia (democrazia del denaro) vuole imporre il suo dominio sul mondo. il 19 è stato il secondo anniversario dell'inizio dei bombardamenti sull'Iraq e il movimento globale contro la guerra si è mobilitato per chiedere che tutto ciò abbia fine. ciò nonostante il movimento per la pace è in una fase debole. anche in Italia, in virtù di uno scarso impegno delle forze del centro-sinistra che forse vogliono questa stasi. ciò si è dimostrato anche in questi giorni con un'aspra polemica contro la mozione sostenuta da tutto il pdci e anche dal verde Boato e definita quale propagandista; non solo dall'intera Unione ma anche dal Manifesto ormai organo del prc. I comunisti italiani, con questo "strumento parlamentare" hanno voluto ribadire la propria posizione alla luce del tragico sequestro della Sgrena;
posizione coerente in questi due anni e con una quotidiana lotta per il ritiro dei soldati italiani dall'Iraq.

alessio
grazie dell'attenzione.

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