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| roccasecca, | 18 marzo 2005 |
Evviva!
Che bello! Calderoli se ne va. Anzi no, ritorna. Anzi, non se ne va affatto.
Minaccia (o promette?) e non mantiene. Evviva. Che bello! L'Italia ritira le
truppe. Anzi no. E' tutta un'invenzione della cattiva informazione del Cavaliere
controllata dalla sinistra. L'importante è che George sappia che "è
tutto come prima". Mannaggia. Ancora, dopo tanto tempo, non riusciamo a
convincerci che il governo e la maggioranza sono composti da gente inaffidabile,
che cambia posizione ed opinione ad ogni giro di danza! Ci sforziamo di tenere
a mente gli episodi più paradossali della loro infausta presenza alla
direzione (si fa per dire) del Paese, visto che ricordarli tutti sarebbe difficile
anche per un redivivo Pico della Mirandola, ma ogni volta ci abbandoniamo ai
nostri istinti democratici, e finiamo per considerare sul serio le fesserie
madornali che ci propinano. Lo sappiamo bene quanto valgono gli impegni presi
da Berlusconi nelle sedi istituzionali come Porta a Porta, e tuttavia, ogni
volta che parla ci sembra che abbia parlato il Presidente del Consiglio. E'
un nostro limite, e lo riconosciamo, ma ne sentiamo tutto il fastidioso peso.
Questa convinzione immotivata, che ci fa vedere Calderoli come se fosse un ministro
o Storace come se fosse un amministratore, questo istintivo e primordiale attaccamento
filiale al cordone ombelicale dell'appartenenza civica ci ostacola, e non ci
fa percepire la realtà per quella che è. Per fortuna che, come
nelle gradevoli e culturalmente stimolanti telenovelas che ci ammannisce generosamente
la televisione del Cavaliere nero, c'è sempre un momento in cui il copione
cambia, e dalla disperata prospettiva di una imminente tragedia (Calderoli se
ne va, il governo cade, si ritirano le truppe d'invasione dall'Iraq, ecc.) arriva
puntuale la smentita del nostro salvatore. Come il 7° Cavalleggeri il nostro
John Waine dei palazzinari ci riporta sicuri verso un immancabile lietissimo
fine. Cinquanta milioni di italiani, vicepresidente del Consiglio compreso,
non avevano capito un tubo, e se avevano capito, si trattava di parole pronunciate
nell'ambito di una sottile operazione di propaganda della sinistra, e quindi
non è vero nulla. Rassicurato George sulla affidabilità della
nostra sottomissione agli interessi del babbo e dello zio William che commerciano
petrolio e armi, il Cavaliere trova persino il tempo di occuparsi del Governo.
No, stupidi comunisti che non siete altro! Non di governare l'Italia, per fortuna,
ma di vedere se si riesce a tirare ancora avanti un po' per arrivare alla scadenza
con i pezzi residui ancora attaccati alla carrozzeria. E così manda a
dire a quello scavezzacollo del Ministrone padano che non è il caso di
rompere le uova nel paniere proprio adesso. Va bene che è un reazionario,
come si conviene ad un governo di stile, però mica può disturbare
così. Già ci sono Fini e Follini che non lo digeriscono per i
guai che provoca alle loro rivendicazioni sul pubblico impiego, che va a finire
che neppure lì riescono a mantenere le posizioni. Se ora si mette di
traverso pretendendo la demolizione della Costituzione in un botto solo, potrebbe
anche darsi che in Italia torni un governo vero! E questo, da quelle parti,
non lo vuole nessuno. Beh, allora, scadiamo, lo confessiamo, in un errore ancora
più infantile: Ci sentiamo fremere di contentezza perché, pensiamo,
tutti sapranno vedere e capire che razza di esemplari di gentiluomini hanno
mandato al potere (di governo non è il caso di parlare), e quindi ben
vengano le esternazioni, i dietro-front, le errata corrige, gli insulti incrociati
ed i regolamenti di conti, le violazioni delle leggi (Laziomatica insegna) e
i lunghi coltelli fra ex sodali (Alessandra), le battute scioviniste di uno
che crede di essere il capo del Governo e si comporta come un tifoso da curva
facendo dichiarazioni idiote sull'Inter e sulle doti estetiche della nipotina
del duce. E' tutta acqua che scorre verso il mulino della gente seria, della
sinistra che vuole governare, dei valori alti della Costituzione e della Resistenza.
Ma poi, ancora una volta, quel pochino di lume critico che abbiamo acquisito
a Frattocchie ci rimette di fronte alla realtà: Non si può gongolare
quando le diatribe di una classe dominante fellona ed incapace determinano sfasci
istituzionali di questa portata. La distruzione sistematica per fini di bottega
di tutto quello che ha consentito agli italiani di partecipare con sacrificio
e volontà alla costruzione di un Paese civile non può essere motivo
di soddisfazione. Anche perché, ne siamo purtroppo certi, contribuirà
ad acuire la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni stesse, se queste non
si rivelano capaci di difendere sé stesse. Allora abbiamo deciso: diremo
evviva non quando il circo Barnum che oggi siede a Palazzo Chigi perderà
un nuovo pezzo, per quanto importante, ma solo quando, in blocco, faranno le
valigie per consentire ad un governo vero di guidare l'Italia.
Giovanni Morsillo