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roccasecca, 14 marzo 2005
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Cominciamo bene...

La settimana che si apre non promette niente di buono neppure per degli inguaribili ottimisti come noi, che nonostante tutto quello che abbiamo visto e digerito, continuiamo a credere e lottare per la costruzione di un mondo accettabile.
I giornali in edicola non consentono un attimo di respiro, una riflessione men che superficiale, tanto sono pieni di notizie che ci aggrediscono e ci preoccupano, in una concentrazione che ci appare crescere in modo rossiniano.
Il nuovo vile attentato di Unabomber (la Repubblica di oggi) che ha avuto per vittima una bambina di sei anni, rischiando di farla fuori, e la conseguente farneticazione del Ministrone Calderoli che chiede la pena di morte (non si sa neppure per chi!) fanno rabbrividire entrambe. Ci impongono una sensazione di sofferenza intima, di assoluta insufficienza di fronte a comportamenti criminali da parte di un folle che comunque non viene da Marte ma è, presumibilmente, cittadino italiano come noi, cui si risponde con esternazioni altrettanto ubriache di folle tendenza allo spargimento di sangue da parte di uno dei Ministri più importanti (per funzione, non altro) della Repubblica italiana. Che fare? Dove sono gli alleati? Chi combatterà con noi la perenne battaglia per la difesa e l'ampliamento delle conquiste civili di fronte alle opposte barbarie?
La stucchevole polemica (sempre da Repubblica) fra Alessandra Mussolini e uno dei suoi ex sodali Francesco Storace, che si rinfacciano illegalità gravissime compiute nell'esercizio dei loro diritti di cittadini attivi, più che fare schifo, preoccupa. E preoccupa perché, come abbiamo già detto da queste brevi note, questi personaggi, nel candidarsi a gestire la cosa pubblica (sì, ancora è cosa pubblica) e quindi a garantire il rispetto delle regole che consentono l'agibilità democratica del nostro Paese, non esitano a ricorrere a bassezze ed illegalità di ogni misura. Pensiamo cosa potranno combinare quando avranno sotto le grinfie appalti e miliardi pubblici. Tralasciamo il leit motiv secondo cui le destre sarebbero unite, mentre il centrosinistra ogni volta che discute sarebbe dilaniato da divisioni insanabili...
Salendo in importanza, rileviamo fra le notizie di oggi che l'Italia è al 19° posto su 30 per il livello dei salari e degli stipendi di dei lavoratori (Rassegna sindacale). Guardando le tabelle ci accorgiamo che in Paesi come la Corea i lavoratori guadagnano più che da noi, e con l'Australia, che guida la classifica, la differenza è di 9.000 € all'anno (un milione e mezzo al mese di vecchie lire). Gran Bretagna, Francia, Germania, sono tutti nettamente al di sopra, ed hanno in più una disoccupazione molto, molto più bassa. Lavorano più cittadini, e guadagnano pure di più. Chissà se Maroni legge queste tabelle, che non sono dei sindacati ma di fonte Ocse.
In compenso, leggiamo che la benzina costa in modo diverso nelle diverse città italiane, con differenze che arrivano a dieci € per un pieno.
Ma la vergogna assoluta si tocca, come cittadini italiani, quando si legge che la media dei parti cesarei in Italia è ormai oltre il 35% del totale, a fronte di un livello del 10-15% considerato fisiologico dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) (la Repubblica).
Considerando che nelle strutture private si raggiungono punte dell'88%, si può ipotizzare (naturalmente da verificare) che tutto sommato nelle strutture pubbliche vi sia ancora una buona attenzione alla salute della donna e del bambino, pure se a seguito dell'aziendalizzazione delle vecchie USL il ragionamento commerciale si è insinuato anche nel pubblico. Perché fare un cesareo, oltre che rappresentare una fatica molto meno gravosa per i medici, significa anche un guadagno economico per l'Azienda che lo effettua.
Potremmo continuare, ma non sopportiamo l'idea di passare per disfattisti, per criticoni senza amor di patria, e quindi ci limitiamo a dire che questi segnali, alcuni fortissimi, altri più "colorati", ci costringono a prendere atto di un fallimento epocale (questo sì, altro che le finanziarie di Berlusconi) delle politiche liberiste di un governo che quando non è pericoloso è inetto. La classe dominante di oggi, che spesso non è neanche rappresentativa di inetressi di classe veri, basta vedere che Confindustria non si fida di loro e si oppone alle loro scelte in materia di diritto del lavoro, di economia e di politica industriale, è semplicemente ceto politico. Essa è cioè completamente scollegata dagli interessi veri della nazione e del popolo, che cerca di addormentare con parate propagandistiche e televisioni ultracompiacenti. E' preoccupata solo di mantenere posizioni di potere che le consentono di continuare indisturbata le grandi manovre della corruzione e dell'occupazione della democrazia a favore del malaffare.
Abbiamo il dovere civico di disturbarla, invece, e di cercare vie nuove per ripristinare le condizioni di vita democratica e di dignità civile nel nostro Paese.

Giovanni Morsillo



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