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la storia continua.... ...iscriviti al P.d.C.I. |
| roccasecca, | 5 maggio 2006 |
l simpatico avvocato capo del collegio che difende Cesare Previti non
smette di stupire.
Che fosse brillante, tanto da fare invidia a chi, incappato nelle maglie della
da lui stesso definita "giustizia ingiusta" non ha speranza di potersi permettere
le sue preziose prestazioni professionali, è cosa risaputa da sempre. Che nel
suo studio circolassero sensibilità originali in merito alla qualità ed agli
indirizzi della giurisprudenza, altrettanto. Oggi, però, ci lascia attoniti:
supera d'un balzo tutte le più articolate e anticonformiste elucubrazioni teoriche
e le tutte le più disinvolte pratiche in materia di legalità, per affermare
in un colpo solo, grosso modo, che la legalità non esiste più nel nostro paese,
e che siamo di fronte a prassi di giustizia ingiusta. Certo la sua concezione
del diritto deve essere stata ancor più consolidata e migliorata nel corso di
questo processo, se si spinge fino a tacciare la corte che ha condannato il
suo assistito di pratiche contrarie ad esso, se non addirittura alla legalità
tout-court. Forse avrà in mente la pubblicazione di ponderosi saggi sulla "giustizia
giusta", dove prevederà un intero capitolo sull'addomesticazione dei giudici
compiacenti (collaborativi, mica corrotti) tramite la corresponsione di un adeguato
obolo, come in ogni contratto di diritto privato che si rispetti. Magari ci
spiegherà con dovizia di teorie e dimostrazioni scientifiche, con citazioni
classiche dei padri del diritto e riferimenti coltissimi alla tradizione legislativa
e amministrativa da Hammurabi a Giustiniano, fermandosi poi ad analizzare il
paradiso della certezza del diritto che ha radici solide proprio nell'Italia
dei Comuni. Siamo in attesa di una parola, di un articolo, di una conferenza
nella quale il sublime allievo di cotal maestro possa tracciare finalmente i
nuovi orientamenti del diritto. Del resto, se ha appreso davvero tutto dall'eccelso
carcerato, sarà anche attratto dalle strepitose forme e soprattutto dalle assai
determinate prassi vigenti negli Stati Uniti, dove semplicemente fanno come
gli pare. La "giustizia" USA, mentre tiene dentro con processi farsa e con trattamenti
da negrieri i Cinque agenti cubani che hanno smascherato organizzazioni eversive
internazionali che in Florida progettavano attentati contro il loro paese, denunciandoli
alle strutture investigative degli USA, rifiuta di fare i nomi dei soldati che
hanno assassinato Calipari nel tentativo di far fuori Giuliana Sgrena. La trepidazione
dell'attesa del nuovo verbo capace di aprire le nuove vie del diritto, per la
verità abbastanza facilitate dalla demolizione della Costituzione già varata
dai suoi sodali, non scema neppure di fronte ad una sensazione molto netta che
ci coglie a questo punto: sospettiamo (ma siamo dei maligni) che la nuova cultura
giuridica che questi signori hanno in mente si definisca e si semplifichi in
un solo articolo: "Chi detiene il potere ha sempre ragione e non è processabile."
E per favore, non cominciate ad aprire le solite fumose discussioni su cos'è
il potere, se sono i soldi o la politica o altro perché, come ogun sa, basta
avere i primi, che poi si compra tutto il resto.
Fraterni saluti.