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roccasecca, 14 marzo 2005
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Nazionalismo, terrorismo, imperialismo

Sul sito rinnovato www.peacereporter.it troviamo un articolo del bravo Enrico Piovesana che descrive "dal di dentro" l'effetto dell'uccisione dell'expresidente e capo guerrigliero Mashkadov in Cecenia da parte delle forze militari russe.
Mentre anche lì la propaganda russa di regime non fa che bombardare la gente con le immagini del capo morto buttato per terra e denudato, ad umiliazione anche della identità cecena, unitamente ai commenti giornalistici Emilio Fede style ed ai proclami dei vertici del Kremlino normalizzato e amico di George e di Silvio; mentre si accredita l'ineluttabilità del dominio russo su quella terra anche a costo di spopolarla e renderla inabitabile, un cumulo orrendo di macerie che seppelliscono bambini, vecchi e dignità (guardate le foto di Grozny, e poi pensate alle vostre case); mentre trionfa la falsità mediatica e l'arroganza del potere di una classe dominante completamente estranea ai bisogni delle persone, i Ceceni masticano amarezza e desiderio di libertà. Forse, anzi sicuramente anche di vendetta. Del resto la vendetta è uno dei portati classici della guerra, sia a livello di nazioni che di individui colpiti.
In ogni caso, i Ceceni non considerano Mashkadov u n terrorista, e non ritengono che dalla sua morte possa oggettivamente nascere qualcosa di positivo. Oggettivamente. Perché il loro era un presidente eletto, che si è trasformato in guerrigliero per rivendicare ciò che l'imperialismo di Mosca aveva tolto a lui ed al suo popolo. Perché era considerato uno dei capi più disponibili alla trattativa ed al dialogo fra quelli influenti, al contrario di Basaev che invece è un fondamentalista islamico.
Quello che emerge, e non solo da questo articolo, è che Mashkadov aveva non solo la capacità, ma il sostegno necessario per governare il suo Paese. Ma questo non è stato possibile perché confliggeva con gli interessi che adesso si chiamano geostrategici, ma che capiamo meglio se chiamiamo imperialisti. A chi spetta stabilire se un dirigente è un dittatore o no? Al suo popolo o alle multinazionali ed alle potenze limitari?
Ma non dovevano finire tutte le guerre con il crollo del muro di Berlino? Non si era illustrata con dovizia di particolari la nuova alba di un mondo dove il conflitto in tutte le sue forme, di classe come fra paesi, non avrebbe più trovato spazio?
Ecco, ci farebbe piacere se quei grossi pensatori di allora sorgessero per un attimo dalle loro fetide botteghe per chiedere scusa, e poi tornassero a vergognarsi per sempre.
Hanno sostituito i nazionalismi alla solidarietà, la guerra alla diplomazia, gli affari alla politica, facendo diventare la politica stessa un affare. Hanno fatto di più: hanno distrutto perfino la possibilità di comprendere, cambiando i nomi, il lessico, i significati. Così i partigiani diventano universalmente terroristi, l'imperialismo diventa espansione della democrazia, i nazionalismi diventano motivo di istigazione alla guerra dove si desidera sconvolgere sistemi e situazioni non controllabili, le multinazionali diventano depositari dei destini di intere popolazioni.
Chissà se i Ceceni, i Nigeriani, i Tamil e tutti i popoli del mondo martoriato dalle guerre democratiche e preventive si sono resi conto che queste anime pie li bombardano per il loro bene? Bisognerà trovare il modo di diffondere anche fra di loro il nuovo dizionario ufficiale, altrimenti rischiamo di perderli alla causa del nuovo ordine mondiale. Se continuano a pensare di poter fare di testa loro a casa loro, non ci resterà che sterminarli. I bambini? Pazienza: sono solo effetti collaterali.

Giovanni Morsill
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