|
|
temi
di discussione |
la storia continua.... ...iscriviti al P.d.C.I. |
| roccasecca, | 27 aprile 2006 |
Altri quattro militari italiani saltati in aria a Nassiryah.
Si aggiungono
alle migliaia di vittime, alle centinaia di migliaia di uomini e donne di
tutto il mondo e soprattutto irakeni che da oltre tre anni muoiono come
mosche in quelle terre. Adesso si approfondirà la divisione, il solco che
separa chi piangerà gli "eroi" e condannerà il "terrorismo" da chi invece
osannerà la "resistenza" e dimenticherà gli "invasori" morti. Prevedendo la macabra scenografia dei funerali di stato e delle medaglie
sparse a piene mani su vedove e madri (al cui dolore guardiamo con commossa
e partecipe pietà, e per il quale chiediamo il rispetto che si deve al
dolore vero, evitando di trasformarlo nel grande circo mediatico del
consenso populista) vorremmo fuggire dal mondo per un po', giusto il tempo
che impiegheranno giornali e televisioni a fracassare le coscienze di tutti
(davvero tutti) con la trita e cinica retorica del "siamo tutti" seguito
dall'aggettivo o dal sostantivo di moda (americani, carabinieri, vittime,
occidentali, eccetera). Venderanno un mare di fogli inutili, imbrattati
della loro puzzolente veemenza, del loro sudore grasso e perfido, della loro
maleodorante e malintesa democrazia. Faranno a gara per accreditarsi come
"più vicini" ai sacri valori della Patria (la loro, ché quella degli altri
non conta), e rivendicheranno quel sangue come "loro" contributo alla causa
epocale della sopraffazione di un non meglio definito terrorismo.
Promuoveranno ordine e disciplina, tacceranno chiunque si ponga qualche
domanda sull'uso della guerra e sulle conseguenze di politiche imperiali
quale fiancheggiatore del più barbaro terrorismo animale, e molti daranno
loro credito e ragione. Saranno ancora una volta loro gli alfieri di questa
modernità che vuole fare a meno dell'uomo, e che lo rinchiude nel recinto
della violenza e della sopraffazione, dove o uccidi o muori ucciso.
Ritorneranno i ritornelli sulla legittimità della tortura, sulla sospensione
dei diritti civili, sui ringraziamenti alle sante armate occidentali
protettrici della civiltà cristiana.
Noi piangiamo invece davvero quei morti, esattamente come piangiamo i morti
di tutte le guerre, e sappiamo che la colpa ricade solo su chi li ha mandati
al macello, su chi li ha selezionati, addestrati e utilizzati per garantirsi
il posticino al sole. Siamo sconvolti da queste notizie come ogni volta che
leggiamo di stragi ai danni di gente di Israele, di Palestina, di qualsiasi
posto centrale o sperduto in questa carta geografica disegnata con il
sangue.
Per questo, senza strumentalizzare ciò che non è strumentalizzabile, senza
cedere alla tentazione di far leva sul nazionalismo che spinge a considerare
le nostre vittime "più vittime" delle altre, alziamo di nuovo il nostro
grido contro la guerra, e perché si decida infine di far tornare a casa le
truppe.
Se non sconvolge lo stravolgimento del diritto costituzionale e
internazionale, se si gira lo sguardo altrove per non vedere l'infamia di
una guerra di dominio, se si indugia su miserabili giustificazionismi
riguardo al carattere "umanitario" o "necessario" di questa e di altre
ignobili macellerie, si abbia almeno la consapevolezza che rimanere lì non
fa avanzare di un passo nessuna civiltà mentre fa pagare un prezzo troppo
alto di vite umane al nostro stesso popolo. Almeno si abbia il coraggio di
spiegare chiaramente a chi conviene tutto questo.
All'arrivo della notizia, sconvolgente di per sé siamo rimasti oltremodo
sconfitti da un paio di sensazioni a caldo espresse da un collega (gli altri
non hanno neppure dato peso alla notizia). Saputo che c'era un Rumeno
insieme ai quattro italiani, ha detto"peccato che non è morto il rumeno
invece dei nostri". Poco dopo, avuto qualche dettaglio in più "Beh,
comunque, in fondo tre erano carabinieri..."
Ma che popolo siamo diventati?
Fraterni saluti.