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| roccasecca, | 19 aprile 2006 |
Hanno
arrestato Ricucci, il marito di Anna Falchi.
Quello della scalata al Corriere
(che se ne faceva, poi, lui che forse nemmeno lo legge). Quello che tutti chiamano
"immobiliarista" così non si confonde con i palazzinari del
sacco di Roma, che oggi sono suoceri di gente importante. Quello che ogni tanto
si infila in tasca un sacco di soldi "guadagnati" con operazioni finanziarie
spericolate pagando al fisco cifre irrisorie. Costava più lo champagne
per festeggiare che la bolletta delle tasse. Però non è giusto!
Noi siamo, come la destra giustamente ci rimprovera, inguaribilmente egualitaristi,
siamo i fissati dell'uguaglianza, malati al punto che ancora ci scandalizza
il diverso trattamento ormai legalizzato che si riserva a lavoratori che fanno
lo stesso mestiere grazie ai contratti della legge 30. (Per inciso: ma siamo
sicuri che quella legge l'abbia scritta Marco Biagi? Non è che nella
commissione c'era pure Vanna Marchi?). E quindi proviamo per Stefano Ricucci
un moto di sofferenza, una spinta a ribellarci e andare a protestare sotto il
tribunale che lo ha rinchiuso come un volgare no-global. Manco avesse fumato
uno spinello, o fosse privo di permesso di soggiorno! Lui è italianissimo,
all'estero c'ha solo i soldi, e non ci risulta che sul suo yacht, così
romantico, si sia usi ad eccessi. Insomma, noi siamo disposti a partecipare
attivamente a qualsiasi forma di protesta (civile, ça va sans dire, altrimenti
stonerebbe con l'oggetto della protesta) che miri a ristabilire un trattamento
equo per il signor Ricucci, odontotecnico. Ci permettiamo di suggerire anche
qualche spunto di piattaforma rivendicativa, poiché vogliamo essere propositivi
e non passivamente a rimorchio dei gruppi dirigenti come fanno sempre quelli
di sinistra che sfilano e manifestano.
Il trattamento riservato al povero Stefano (lo chiameremo così, confidenzialmente,
per fargli sentire tutto il calore che possiamo) non ha nulla di assimilabile
a quelli praticati verso suoi predecessori, di qualsiasi rango, escluso Vanna
Marchi. Noi abbiamo esempi brillanti di come si tratta un imbroglione, un truffatore,
un amico di certa gente, uno speculatore protetto e parzialmente prestanome:
basta guardare che alcuni diventano presidenti del consiglio, altri deputati,
senatori, ministri, sottosegretari, ambasciatori, e via cantando. Ci chiediamo
allora: che errore ha commesso Ricucci per non stare anche lui nelle grazie
di certi gruppi? una poltrona immune non si nega a nessuno, diamine! Ma forse
ha commesso lo sbaglio che è già costato caro a molti: quello
di mettersi in proprio. Non serve scomodare Saddam o bin Laden, basta ricordare
Calvi (Roberto) o altre centinaia di personaggi in ogni ramo degli affari e
della finanza, lecita e no. Visto come vanno le cose in Italia, dove il partito
di Dell'Utri e Previti è quello che ha più consensi, sarebbe ora
di mobilitarsi per garantire anche al Ricucci un posticino vicino a Miccichè,
o seduto subito dietro a Totò Cuffaro Vasavasa. E dài, che si
può fare! Si fa così: si danno un po' di soldi ad un senatore
di quelli che nessuno conosce, lo si fa dimettere e si va alle suppletive con
Ricucci Stefano candidato. E almeno per cinque anni, non solo può continuare
indisturbato (non si possono intercettare i parlamentari, vedi caso Fassino-Unipol)
a fare i suoi interessi, creando impresa, ecc. ecc., ma avrà anche il
dovere morale di ringraziare gli amici, cosa cui non mancherà certo,
visto che per lui "morale" è la parola più osservata
di tutto il dizionario.
Ci spiace, sinceramente, che forse tutto questo non accadrà, e dovremo
ancora una volta assistere allo scempio di un riccone in manette che deve rispondere
ad un giudice che non guadagna neanche il dieci per cento di quello che consuma
lui, spiegandogli fatti privati e giustificandosi come se fosse un ladruncolo
qualunque. Ma che razza di capitalismo è, questo?
Saluti fraterni e solidali.