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| roccasecca, | 10 aprile 2006 |
Per
cinque anni abbiamo atteso e lavorato, secondo le ferree leggi della democrazia
e con i metodi che abbiamo imparato ed insegnato in sei decenni di libertà.
Abbiamo difeso e protetto la possibilità di tornare a fare politica nell'interesse
generale, del popolo e non delle élites privilegiate, con umiltà e sacrificio,
in anni segnati dalla regressione civile, dall'imbarbarimento dei rapporti fra
cittadini, fra istituzioni, fra popoli e culture. Abbiamo resistito, compagne
e compagni, ed oggi apriamo un'altra fase. Si torna a lavorare non solo per
difendere, ma per avanzare, per ricostruire su fondamenta ancora più solide.
Se molti si erano assopiti, assuefatti, forse arresi di fronte alla deriva che
corrodeva il paese, oggi si risvegli! Questa è la rinascita, è la primavera
del nostro popolo, che come ogni volta che è stato vilipeso e umiliato, ha saputo
resistere, e rialzare la testa al momento giusto, con il metodo giusto. Nessun
cedimento a pratiche di sciovinismo, nessuna grazia accordata alla frattura
sociale: il popolo lavoratore e democratico si riunisca, ritrovi la necessaria
compattezza e determinazione per battere, dopo il governo, anche il blocco sociale
che lo ha espresso. Ritrovino i lavoratori lo spirito, l'idea e la forza per
lottare in avanti, consapevoli che, come sempre, toccherà a loro, toccherà a
noi, ricostruire non solo dalle macerie materiali dello sfascio economico, ma
dalle ferite aperte in una società dilaniata e portata sull'orlo della barbarie
da arrivisti di ogni risma. Il grido che ci verrebbe da urlare, per liberare
anni di sopportazione e di lavoro controcorrente instancabile, sarebbe "FUORI
DAI COGLIONI!", anche per dare continuità alla nostra battaglia tenendo presente
"QUESTA" destra, riprendendone un'espressione che la qualifica a pieno.. Ma
noi siamo inguaribilmente unitari, rivoluzionari e popolari nel senso più nobile
del termine, e la nostra voce produce solo un inno, grande, storicamente forte
e che evoca una grande epopea ed un avvenire degno. L'invito che vi rivolgiamo,
care compagne e cari compagni, è sempre lo stesso:
AVANTI, POPOLO!!!
Con i più
fraterni saluti.