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roccasecca, 4 aprile 2006
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cari coglioni

Fra le grandi trasformazioni (riforme?) che il Presidente del Consiglio uscente ha impresso (imposto?) al Paese, dobbiamo conteggiare anche quella dello stile comunicativo. Non da oggi tutti sanno che il Cavalier Vannamarchi da Arcore fa della comunicazione la sua stessa ragione di vita. Senza di essa egli non esisterebbe, non sarebbe nulla. Non da oggi segnaliamo all'attenzione dei nostri pazienti (ma anche sempre più arrabbiati) corrispondenti, che le sue boutades non sono affatto frutto di inciampi dovuti all'imperizia di un improvvisato politicante di scuola bananera, ma invece il surrogato della sua concezione genuina della politica, e in definitiva della vita stessa. E così ci siamo sforzati, speriamo con qualche pur ridotto risultato, di sensibilizzare l'attenzione dei nostri interlocutori sulla concreta essenza delle dichiarazioni dell'elegante maleducato, non dal punto di vista dello stile, ma della concezione stessa del suo ruolo. Insomma, questo libero favellare da giullare o da apprendista attore da vanspettacolo in realtà esprime una filosofia, un modello di vita e di azione che va oltre e che risulta efficace come lo slogan di una merendina. E' populista, è infantilmente rozzo, è caotico e rombante come una festa da sballo e triviale come un film porno, ma è un modello che mette una pietra sopra a concetti seccanti come responsabilità, cittadinanza, civiltà, e via dicendo. Perché? Perché, secondo i suoi raffinati analisti, la famigerata casalinga di Voghera ha due doti essenziali: è la categoria socialmente più numerosa, rappresentando la stragrande maggioranza degli italiani, e soprattutto è profondamente ignorante. Noi non condividiamo queste analisi, pur chiedendoci cosa mai abbiano fatto nella storia le casalinghe vogheresi per meritare tale considerazione così diffamatoria, ma il tycoon al gusto di gorgonzola ne sembra davvero convinto. E allora lancia le sue incivili e spudorate parole d'ordine che in un torneo di marketing politicante dovrebbero convincere a consumare il suo prodotto grazie all'immediata comunicatività del messaggio. L'unica cosa davvero buona e rispettabile in tutto questo, è il gorgonzola, nobile prodotto della tradizione contadina lombarda e piemontese, che puzza di suo, senza bisogno di aggiunta di maleodoranti additivi artificiali. Il gorgonzola si mangia così, senza trapianti o lifting di sorta. Invece il bancarellaro dei cenci usati, lo spacciatore di favole che preferisce parlare di sogni per evitare di governare i bisogni, lui si nasconde come può, arrivando al linguaggio da trivio non tanto per genuina propensione alla cultura popolare, quanto per risultare dirompente, diverso, accattivante. E dopo aver stigmatizzato quei mattacchioni della sinistra massimalista (di cui evidentemente riforma sia la storia, sia l'etimologia del nome) che pretenderebbero di trattare sia i figli della classe operaia che quelli dei professionisti e dei ceti più ricchi come dei cittadini, equiparandone diritti ed obblighi, si lancia in arditi voli nella semantica pura, ed affronta l'ermeneutica del linguaggio fino ad utilizzare espressioni incomprensibili ai più. Eccolo sfoggiare la sua cultura teoretica e classicheggiante, partendo dalla definizione delle donne come categoria (aristotelica, però, mica ceci!) per finire con il raffinato attributo di coglioni elargito con grazia agli elettori di sinistra. Non ce ne voglia il fine dicitore, se ci permettiamo di dubitare per un momento sul fatto che la sua collocazione istituzionale possa confarsi alle qualità espresse. Fatto sta che non possiamo accettare da un punto di vista etico che un esempio di altezza (si fa per dire) più unico che raro si riduca a governare dei coglioni. E poi: se si chiede il consenso alle casalinghe vogheresi perché poco inclini alla riflessione politica, perché poi si maltratta così rudemente chi, in virtù proprio di una presunta scarsa criticità voterebbe per altri? Vai a capire! Poiché noi, non essendo così attrezzati culturalmente, siamo ancorati ai metodi classici del razionalismo e della consequenzialità, ci permettiamo di dare un suggerimento spassionato: lasci perdere. Si è ormai invischiato in un ginepraio di contraddizioni da cui non uscirà se non con una dignitosa ritirata. Agli altri, ai cittadini promossi sul campo al rango di coglioni, invece, ne diamo uno diverso: vedete un po' se vi riesce di ottenere dal presidente del seggio elettorale due schede invece di una, sfruttando l'oggettività del fatto che i coglioni, di solito, sono due, e quindi dovrebbero votare doppio!

Fraterni saluti.



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