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roccasecca, 11 marzo 2005
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Si vuole davvero la PACE ?

Se qualcuno avesse ancora dubbi circa gli interessi (tipo e quantità) che sono in ballo, il numero 580 di Internazionale in edicola questa settimana racconta di quanto ha guadagnato in due anni di guerra l'impresa diretta dallo zio di Bush (William, fratello del padre) che fabbrica e vende armi. Se poi, sullo stesso giornale, guardate chi hanno nominato gli Usa quale ambasciatore presso l'Onu vi sarà più chiaro cosa si sta preparando per il mondo di cui cerchiamo di essere cittadini. John Bolton è ultranoto per essere "fortemente critico" verso l'istituzione dell'Onu. Non serve sperare. L'indirizzo dell'Amministrazione di Washington è chiarissimo, e non servono commenti: si caccia Powell e si promuove Condoleezza Rice, si invia Negroponte (legato ai peggiori golpisti ed agli squadroni della morte di mezza America Latina) a normalizzare l'Iraq, adesso si spedisce Bolton al Palazzo di Vetro, in una fase in cui l'Onu ha già troppe gatte da pelare, molte delle quali dovute all'aperta ostilità degli Usa che, ad esempio, non pagano la loro quota di finanziamento all'Istituzione, e bloccano con i veti più strumentali qualsiasi iniziativa del Consiglio di Sicurezza che metta in discussione anche marginalmente il loro potere di ingerenza diretto (vedi risoluzioni su Israele e sul muro dell'apartheid). Vogliamo ancora essere complici di questo? Per chi non lo avesse ancora chiaro, ripetiamo che è in corso avanzato, nel Mondo dove abitiamo tutti, un programma di ristrutturazione dei poteri e delle sovranità, che dopo la stagione dell'avanzata democratica del XIX e XX secolo si stanno ridisegnando su formule legate a concezioni da Ancien Régime, con l'affermazione dell'aristocrazia censitaria e delle lobbies (etniche, religiose, finanziarie, politiche, militari) quale forma di governo universale del nuovo ordine mercantile. Tutto questo non rimane semplice enunciato teorico, ma diventa molto rapidamente peggioramento delle condizioni materiali di vita degli esseri umani del pianeta che non rientrano in quelle ristrette élites aristocratiche. Significa cioè restrizioni degli spazi di democrazia intesa non come possibilità di affidare una delega attraverso una scheda elettorale, ma capacità di scegliere fra modelli di sviluppo. Significa non poter più contare su strumenti di libertà e di emancipazione come la protezione sociale, la scuola, la sanità, il lavoro, la pensione, la pace stessa. Significa, cioè, sostituire dopo secoli di lotte per realizzarla, la società della solidarietà e della partecipazione con quella dell'arrivismo, della concorrenza spietata e dell'esclusione. Crediamo che i tempi siano ormai maturi. Abbiamo visto cosa è stato capace di fare in pochissimi anni il liberismo sfrenato. Dobbiamo fermarlo prima che distrugga anche gli stessi presupposti della ricostruzione: i diritti costituzionali, i sistemi di controllo dell'economia, le strutture organizzate della società moderna.
In fondo, comunque la si voglia chiamare, l'alternativa per niente utopica che l'umanità post-feudale ha di fronte riporpone sempre lo stesso bivio, pur aggiornando i mezzi: socialismo, o barbarie. Noi siamo per il socialismo e abbiamo scelto di combattere la barbarie.

Giovanni Morsillo



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