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| roccasecca, | 24 marzo 2006 |
Oggi
è il 24 marzo, lo sanno tutti. Non tutti ricordano e moltissimi non sanno, invece,
che ricorrono anniversari importanti e sui quali varrebbe la pena riflettere
per non completare l'opera di smarrimento e disfacimento della nostra storia,
che è la nostra vita. Fra i fatti importanti accaduti in questa data (nasce
Dario Fo - 1926, Zaccagnini diventa segretario della Dc - 1976, Robert Koch
isola il bacillo della tubercolosi - 1882, e così via) ce ne sono due che, scientificamente
rimossi dai canali della cosiddetta informazione, invece hanno ancora da insegnare
moltissimo a chi ha a cuore cose come la libertà e la democrazia. I fatti cui
ci riferiamo sono accaduti in condizioni e tempi ormai lontani, ma noi vorremmo
che ciascuno si interrogasse sull'oggi alla luce di quegli eventi così "educativi".
Ci riferiamo alla presa de potere da parte del triumvirato militare fascista
in Argentina nel 1976 e alla immonda strage delle Ardeatine (1944).Questi eventi,
che porteranno con sé ulteriori strascichi di dolore e sangue, non possono essere
consegnati agli archivi di una storiografia asservita, ma devono continuare
ad insegnare alle giovani generazioni ed anche a chi assume oggi la responsabilità
di guidare la nostra nazione che nulla è scontato, nulla è acquisito. Non vogliamo
qui ripercorrere il triste calvario delle Madri di Plaza de Mayo (30.000 desaparecidos),
né scandalizzare con il racconto della ferocia consumata nei due terribili quanto
lucidi episodi. Sarebbe impossibile farlo con la dovuta completezza, e noi non
amiamo la superficialità. Ma possiamo, e vogliamo dire a tutti che oggi non
siamo meno a rischio di ieri, se è vero come è vero che i capricci o le urla
sguaiate di qualche fascistello ringalluzzito dalla collateralità con il governo
delle destre guadagna posti di primo piano su tutta la stampa di massa (valgano
le esternazioni in televisione o sui giornali dei capi di formazioni di estrema
destra fuorilegge) e invece il congresso nazionale dell'ANPI non viene neppure
citato su una parte dei giornali stessi. In sostanza, non intendiamo dire di
nuovo cose già dette mille volte, ma ci preme dire una cosa: non si tratta di
essere antifascisti soltanto per quello che sono stati OVUNQUE (anche in Italia)
i fascisti nel passato, ma è dovere civile esserlo oggi per quello che oggi
sono, per la minaccia che rappresentano e perché i giovani (anche quelli che
se ne sentono attratti) non abbiano mai a sperimentarne la realtà.
Fraterni
saluti.