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| roccasecca, | 23 marzo 2006 |
Ormai
abbiamo sufficienti dati per tentare di capire meglio cosa esce fuori dai confronti
televisivi, blindati e non, fra i vari esponenti politici. Ci pare chiarissimo
che, salvo il tentativo un pochino patetico di voler per forza accreditare questo
metodo come il migliore raggiungibile in un servizio pubblico, sia ormai accertato
che esso non riesce a rendere il dibattito meno noioso, limitato com'è a schermaglie
eleganti, da improbabile galateo che nasconde, come ogni salamelecco che si
rispetti, un disagio profondo dei contendenti ridotti a gestori di un dibattito
fatto di complimenti al vetriolo. In sostanza, non si fa altro che ripetere
la stessa solfa in salsa educata, dove per esempio Bertinotti scambia complimenti
ed auguri con Maroni e Berlusconi si dice dispiaciuto per le menzogne a suo
dire rovesciategli addosso da Prodi. Non un accenno di posizione forte, non
ci si schiera per davvero, non si fanno avanti proposte di rottura con un passato
che pure si critica (ma educatamente, per carità!). Quando si accenna ai programmi,
lo si fa per dire che avete letto male, che in fondo non c'è alcun motivo di
preoccuparsi, per nessuno, perché si promettono cose non così dirompenti: la
legge 30? La miglioriamo, mica la buttiamo via! La Moratti? Ci scivoliamo sopra,
che solo a toccarla ci si scottano le dita. E le pensioni, la sanità, gli appalti?
Un nuovo welfare e una nuova politica di investimenti. Punto. Poi, naturalmente,
si passa a cose ancora più bipartisan: la politica estera che non si definisce
(Israele e gli Usa sono sull'altare, possono essere soltanto riveriti), la Costituzione
sulla quale si glissa abilmente con gran dose di coraggio, evitando di dire
chiaro e tondo ciò che ognuno sa: la trasformazione dell'impianto democratico
di questo paese, compiuta da esponenti di spicco della cultura costituzionale
italiana come Calderoli e Nania non consiglia prese di posizione precise, meglio
richiamare i valori cristiani e la famiglia, fondanti (?) la società italiana.
Comunque, al di là di ogni valutazione particolare sui temi e sul modo di trattarli,
emerge un solo fatto incontrovertibile, piaccia o meno agli osservatori: l'unico
confronto televisivo in cui nessuno dormiva e che ha avuto un vincitore indiscusso
(anche dagli avversari) è stato quello di Diliberto con Berlusconi a Matrix.
E la cosa più importante è che l'attenzione era massima non per qualche intemperanza
o violenza verbale del comunista, ma proprio per il contrario, per la sua capacità
di riportare con la forza degli argomenti politici il suo avversario dentro
la discussione, senza farsi trascinare in pantomime propagandistiche. Ciò è
importante ricordare, perché sia finalmente sfatato più di un mito artatamente
costruito dai media borghesi al servizio della cultura dominante. Il primo di
tutti è quello che recita la litania secondo cui un uomo realmente di sinistra
non avrebbe la capacità di ragionare come uomo di governo. A parte la storia
del Pci, lo stesso Diliberto ha dimostrato sia da ministro, sia nel confronto
con il capo del governo, quanto sia diversa la realtà. Il secondo, speculare
(il che dimostra quanto siano propagandistici certi assunti) riguarda invece
la presunta propensione governista di una forza politica come il PdCI, disposta
secondo alcuni a qualsiasi cedimento pur di occupare qualche poltrona. Diliberto
invece ha mostrato che si può essere per un governo che sia di alternativa,
che attraverso proposte anche radicali si ponga il problema del cambiamento,
dello sviluppo democratico del paese, naturalmente con le energie disponibili.
Il terzo (ma l'elenco sarebbe ancora lungo) che ci sta particolarmente a cuore,
è quello secondo cui i politici sarebbero tutti uguali e dediti alle stesse
torbide attività. Noi continuiamo a pensare che proprio l'atteggiamento accomodante
(che non vuol dire mediatorio, vuol dire accomodante, che è tutt'altro) dei
leader che rinunciano a caratterizzare il proprio schieramento per la solita
mania dei voti centristi e indecisi, finisce per convincere molti del fatto
che davvero si fa fatica a riconoscerli. A Matrix abbiamo visto che è invece
non solo possibile, ma utile e importante, dare la percezione chiara della posta
in gioco, far emergere le differenze affinché i cittadini siano in condizione
di valutare davvero come esprimere il loro consenso. E questo si può e si deve
fare con serietà, con rigore, con la disciplina tipica di quei comunisti che
hanno fatto grande la democrazia italiana. Insomma, il bilancio è netto: salvo
sorprese dell'ultimo atto, la commedia è stantia e soporifera, proprio perché
rinuncia alla caratterizzazione dei personaggi e quindi del copione. La politica
non si fa certo con le intemperanze, ma neppure facendo finta di essere in un
salotto a discutere di letteratura fra sostenitori del romanzo e amanti della
poesia. I cittadini, gli elettori sanno tutto questo, e non a caso rispondono
con interesse e partecipazione a segnali positivi come quello dato dal compagno
Diliberto. Vedremo cosa significherà in termini elettorali, ma abbiamo fiducia
che molti lavoratori, molti uomini e donne che non si rassegnano sosterranno
questo modo realistico e concreto di porre la questione della democrazia e della
politica tout-court.
Fraterni saluti.