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| roccasecca, | 20 marzo 2006 |
Giuseppe
Pinelli non è più un ferroviere ucciso innocente ma morto innocente
a Milano. Così il sindaco Albertini ha onorato la promessa fatta alla
vedova Calabresi di far modificare la lapide che ne ricorda la morte. Il vice
sindaco fascista, senatore De Corato (AN), plaude all'iniziativa e suggerisce
ai centri sociali di andare a paccare la nuova lapide (dice di aspettarselo).
Noi ci limitiamo a ricordare che Giuseppe Pinelli prima di morire innocente,
come recita la nuova lapide, stava benissimo.
Altrove, in altri palazzi, il Ministro Pisanu propone ed ottiene dalla Presidenza
della Repubblica la medaglia d'oro al valor civile per Fabrizio Quattrocchi,
che non potendo essere chiamato mercenario viene definito contractor. L'uso
strategico della lingua inglese, un po' come il latinorum di manzoniana narrazione
è sempre più efficace per celare con capriole lessicali la sostanza
delle cose (non smembramento dell'unità nazionale ma devolution, non
scribacchini a pagamento ma embedded, non opportunista ma bipartisan, non servizi
e solidarietà ma welfare, ecc. ecc. ecc.).
Ci stupiamo che sulla lapide milanese non sia stato scritto, invece di morto,
la parola dead. O è perché i milanesi sono avanti con l'inglese
e quindi l'effetto sarebbe scarso, oppure il povero Pinelli, essendo lavoratore,
anarchico e innocente, non merita troppe attenzioni e si può liquidare
come un qualsiasi morto sul lavoro, senza troppe complicazioni.
A proposito: quanto dovremo attendere perché i tre lavoratori e mezzo
che ogni giorno lasciano le penne nel compimento del loro dovere di padri e
di cittadini guadagnandosi onestamente il pane siano insigniti di un pur simbolico
riconoscimento? C'è un ministro qualunque, in scadenza o in promozione
che possa proporre questo al Presidente della Repubblica democratica fondata
sul lavoro (non sulla guerra)?
Fraterni saluti. g.m.