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| roccasecca, | 17 marzo 2006 |
Il
17 marzo del 1944, al confine tra Caprile e Castrocielo, ci fu una rappresaglia
nazi-fascista dove trovarono la morte Domenicantonio Delli Colli (mio nonno),
Marco Ricci e Livio D'Adamo. Queste persone furono prese a caso e massacrate
perché nelle vicinanze il giorno prima era stato ucciso un soldato russo
(alleato ai nazi-fascisti). Loro non sapevano assolutamente nulla dell'episodio
ma per la "legge" imposta dai nazi-fascisti diventarono il "prezzo"
da pagare per l'affronto subìto. Le salme di quei poveri disgraziati
furono lasciate esposte in piazza per più di quindici giorni per fare
da monito alla popolazione. I cani sfregiarono i cadaveri ma nessuno dei familiari
poté fare nulla per evitare quello scempio altrimenti sarebbero stati
a loro volta massacrati. La moglie di Domenicantonio, Maria Carmina Di Sotto
(mia nonna), non ha retto a quelle indicibili sofferenze e il 21 giugno 1944
è morta anche lei. Mia madre all'epoca aveva meno di due anni e grazie
a sua nonna Maria Giuseppa e ai suoi zii Carlo (fratello del Domenicantonio
ucciso) e Pasqualina (sorella del Marco ucciso), è riuscita a crescere
come se fosse stata loro figlia.
Mi sento di continuare a tenere viva la memoria di quell'episodio, anche se
ormai sono passati 62 anni, affinché queste cose non accadano più.
Inorridisco e mi indigno quando vedo quelle braccia alzate a mo' di saluto romano
da gente che neanche immagina quello che voleva dire salutare in quel modo.
Rivolgo un pensiero riverente ai miei nonni, alle persone che sono morte con
loro e a tutte le vittime di quei barbari.
Antonio Santamaria