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roccasecca, 13 marzo 2006
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Stato laico e palme etiche

L'articolo che alleghiamo racconta di una storia umana molto delicata.
C'è un prete cattolico in provincia di Roma che dopo aver creato assurde e inedite commistioni fra simbologie politiche e religiose, fa lo scandalizzato e lancia anatemi contro le istituzioni ed i partiti perché secondo lui non rispetterebbero il suo credo. Ci sarebbe poco da commentare, perché il fatto che un'autorità religiosa, sia pure marginale e di livello non elevato, decida di modificare una liturgia o una simbologia, sono cose che riguardano la sua comunità religiosa, e quindi abbiamo il dovere ed il piacere di non intrometterci. Se non fosse che il sacerdote in questione arriva a fare ipotesi e paragoni che solo una cultura democratica e tollerante come la nostra può sopportare. Egli afferma, in pratica, che le istituzioni avrebbero operato una specie di arrogante sacrilegio pretendendo di celebrare un importante evento democratico come le elezioni del Parlamento in un giorno sacro ai cattolici. A parte il fatto che il calendario non riserva spazi di agibilità politica ai non cattolici, poiché ogni giorno è festa da qualche parte e l'Italia, da Porta Pia in poi, è unita, si dovrebbe far notare al parroco che le istituzioni sono laiche, e che l'esercizio della democrazia non può essere subordinato ad esigenze pur legittime di una parte, per quanto maggioritaria del paese. Se poi questo vale l'idea di incendiare il Quirinale, lasciamo decidere ai cittadini. Soltanto ci preme sottolineare che la differenza fra le teocrazie (tutte) e le democrazie (tutte) sta proprio nel fatto che le prime sono esclusive ed intolleranti, fondate su precetti da Stato etico, mentre le altre sono garantiste, inclusive e fondate su ordinamenti da Stato laico. Dopo sessant'anni di Costituzione dovrebbe essere ormai abbondantemente chiaro a tutti, visto che tutti hanno potuto professare le proprie fedi, sia religiose che politiche, in piena libertà. Il parroco, inoltre, mostra una cultura un pochino strana anche in materia di religione, se è vero quanto riportato dall'articolo, dove afferma che egli rifiuta anche l'opzione sostitutiva della palma, per evitare l'impressione di essersi convertito "agli arabi". Ora, con tutta la passione per la benevolenza e la tolleranza, vorremmo pacatamente ricordare a tutti, che "gli arabi" non sono una religione. Conosciamo personalmente tanti arabi non credenti o addirittura cristiani, e le dichiarazioni di questo incauto prete dimostrano soltanto la confusione che ha in testa, e la sua inclinazione a generalizzare, a mescolare concetti e argomenti del tutto diversi come razza, popolo, religione, ecc. Non è certo un esempio che può far riflettere su dove va la chiesa, vista la dimensione e l'unicità del fenomeno, tuttavia, è bene che ciascuno assuma le proprie responsabilità, e scenda con i piedi per terra quando si esprime, soprattutto se ha l'onere di essere in qualche modo punto di riferimento per una comunità. Ma noi pensiamo che le frasi e le decisioni di questa persona non siano del tutto dettate da ingenuità o da approssimazione. Il fatto che egli tema la sovrapposizione degli ulivi benedetti con la simbologia di una parte politica ci spinge a dubitare (ce ne vergogniamo, ma ci capita spesso, essendo illuministi) che egli sia un pochino motivato da pulsioni politiche, piuttosto che da preoccupazioni di ordine pastorale. Lasciamo a lui ed ai suoi fedeli le loro questioni. Per parte nostra ribadiamo che libera chiesa in libero Stato non può diventare libera chiesa su libero Stato.
Non spetta alle religioni garantire la libertà e la democrazia, ma se vogliono possono avere un ruolo importante nella costruzione e nella pratica di esse. Fraterni saluti.
g.m.
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Ciao!

Da cattolico praticante l'argomento mi intriga non poco, anche perché il ruolo "politico" della Chiesa assume un valore a volte determinante proprio nelle piccole comunità, laddove la voce del parroco incide fortemente nelle "scelte" dei (cosiddetti) fedeli.

Non è necessario ritornare al ruolo avuto dalle Chiese periferiche nel 1948. E' sufficiente fermarsi al recente referendum sulla fecondazione assistita, per capire come il parere degli scienziati abbia avuto un peso assai minore di quello del prevosto di Siracusa. Da cattolico praticante non ho memoria, nella Bibbia, di alcun intervento di Gesù sulla fecondazione assistita, e mi viene quindi da pensare che ci si sia affidati a qualche disinvolta interpretazione di parte.

Quindi, le esternazioni di qualche parroco di provincia sono decisamente più "pericolose" quanto quelle dei Cardinal Ruini di turno, soprattutto per la qualità "politica" dei destinatari, che spesso prestano ascolto al messaggio parrocchiale "senza se e senza ma".

La rincorsa ad accogliere le simpatie del clero è una consuetudine tutta italiana che ben poco avrebbe da fare con la Fede, e quindi, da cattolico praticante, trovo avvilenti alcune dichiarazioni "bipartisan", buttate lì al solo scopo di autocertificarsi quali interpreti del verbo divino.

Ho usato molte volte l'espressione di "cattolico praticante" proprio perché, da tale, non riesco a credere che nel Paese in cui vivo possano esistere filosofi falliti che vogliono insegnare al Papa come essere cristiani, pluridivorziati che sproloquiano sul valore della famiglia e deficienti che si sposano con rito pagano nelle "divine" sorgenti del Dio Po e rivendicano la primogenitura della cristianità occidentale, da difendere ovviamente armi in pugno.

In questo contesto, anche un insignificante prete di periferia può perdere la testa e sproloquiare di ulivi, palme, ricorrenze e quant'altro; non siamo nuovi alle bizzarre interpretazioni del Verbo da parte di improvvisati, benché sacerdoti, studiosi di Teologia, al punto che il più importante insegnamento di Cristo "Ama il prossimo tuo come te stesso" è stato addirittura adoperato per giustificare gli interventi armati, quasi che il "prossimo tuo" sia da riconoscere solo tra i cristiani, rigorosamente cattolici.

Confido vivamente, ma non ne sono sicuro visti i chiari di luna, che le più alte gerarchie ecclesiastiche pongano un freno al protagonismo di tanti accoliti, e si riesca un giorno a trasmettere il messaggio che la parola di Dio ha ben poco a che vedere con Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere, dalle quali, per i valori che ha trasmesso al mondo, mi piace pensare Gesù scapperebbe a gambe levate.

Perdona questo discorso dichiaratamente religioso, ma tra le tante scemenze che mi tocca ascoltare esiste anche quella di una sinistra "atea", quasi fosse questo stesso un dogma inviolabile, ma non è facile per gli ottusi accettare l'inviolabile ed indiscutibile diritto di uno Stato ad essere laico, democratico e, perciò, aperto ad ogni credo e "confessione".

Sulla laicità dello Stato non ci possono essere compromessi, ed ogni interferenza "teocratica" ha il sapore della violazione inaccettabile.

Con simpatia Roberto


Controversa iniziativa del parroco a Castelnuovo di Porto (Roma)
"Denuncia per i politici che hanno dissacrato la Settimana santa"

Domenica delle Palme senza ulivo "Piccole croci per la par condicio"

ROMA - Niente ulivo benedetto. Don Paolo Perla, parroco della chiesa di Ss. Maria Assunta a Castelnuovo Di Porto, vicino Roma, preferisce celebrare la Domenica delle Palme senza dare adito a malintesi: la festività religiosa che precede di una settimana la Pasqua cade il 9 aprile, giorno di elezioni. L'ulivo, per quanto benedetto, richiama troppo l'Unione.E così il sacerdote ha deciso di bandirlo sostituendolo con piccole croci in nome "della par condicio". Un'iniziativa che è piaciuta poco a fedeli e abitanti del paesone alle porte di Roma che conta più di settemila abitanti. In una lettera ai parrocchiani distribuita ieri dopo la messa delle 11:30, don Paolo ha spiegato che si rifiuterà di benedire i rametti di ulivo "in nome della par condicio", così come i rami di palme "per non dare l'idea che ci stiamo convertendo agli arabi" e che farà deviare la tradizionale processione per le vie del paese "per non farla passare di fronte ai seggi elettorali". Una lettera che, nelle intenzioni del parroco romano, "vuole essere una denuncia e una provocazione per gli uomini politici italiani di oggi che senza colpo ferire ci hanno dissacrato la Settimana Santa e anche per tutti noi cristiani, vescovi compresi, che sonnolenti non ci accorgiamo più di niente. I musulmani per un fatto del genere avrebbero incendiato il Quirinale". Il vescovo di Porto Santa Rufina, monsignor Gino Reali, ha "apprezzato le finalità dell'iniziativa che è quella di aiutare la gente a riflettere in modo sereno su quest'impegnativo momento". E ha aggiunto che le piccole croci benedette da don Perla saranno "fatte con rametti d'ulivo". "Il parroco - spiega monsignor Reali - con quella che appare una provocazione voleva solo far riflettere sui momenti più significativi per la fede della maggioranza degli italiani. Far coincidere la data delle elezioni, il 9 aprile, con la domenica delle Palme a molti è parsa una mancanza di rispetto". Ma dal mondo politico locale è arrivato un secco "no" all'iniziativa del parroco. Il sindaco di Castelnuovo Massimo Lucchese dice di capire "il significato del gesto ma di non condividerne la forma". "Non c'è nessuna correlazione - ha precisato Lucchese - tra il simbolo religioso e quello politico. I fedeli lo sanno bene". Assolutamente contrario alla presa di posizione di Don Perla è invece il vicesindaco di Castelnuovo Alberico Guadagnoli che ha definito l'iniziativa del parroco "del tutto personale". Anche l'altra parrocchia di Castelnuovo di Porto, la chiesa di Santa Lucia, non si è lasciata coinvolgere dalla decisione di Don Perla, rimanendo fedele alla tradizione religiosa. "Qui le palme le benediremo perché lo prevede la liturgia - assicura il viceparroco - Non riteniamo che ci sia alcun collegamento tra religione e politica". E così la pensano anche molti abitanti di Castelnuovo. "Ma stiamo scherzando? E' una follia, è una pazzia. La politica è la politica. La religione è un'altra cosa" reagisce Daniela. "E' una trovata controproducente" per la religione" dice Angelo, convinto che la decisione di Don Perla "invece di mettere in primo piano la sacralità dell'evento, mette in luce soltanto le elezioni politiche". Tra i tanti 'no' al gesto provocatorio del parroco anti-palme, arriva, da parte di un'insegnante della scuola materna comunale di Castelnuovo, anche un sostegno: "Non sta affatto prendendo una posizione politica come si potrebbe pensare - afferma - ma sta solo mettendo al centro dell'attenzione di tutti noi la religione e il suo simbolo: la croce".
(13 marzo 2006)


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