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| roccasecca, | 10 marzo 2005 |
Il
Gruppo dei deputati del PdCI ha proposto una mozione sul ritiro delle truppe
italiane dall'IRAQ. La mozione, che ci sembra Giovanni
Morsillo
molto equilibrata e lontana da qualsiasi intento di propaganda, tiene conto
anche delle ultime vicende che coinvolgono il nostro Paese, con l'uccisione
del Dott. Nicola Calipari mentre accompagnava Giuliana Sgrena all'aeroporto
dopo aver lavorato con successo per liberarla.
Crediamo che questo documento meriti di essere letto e commentato in tutte le
sedi di impegno a favore della pace, essendo una delle poche iniziative istituzionali
a questo livello oggi attivate. Pensiamo anche che debbano essere messe in atto
iniziative nei territori a sostegno di questa mozione, per obbligare la maggioranza
a non ignorarla come di solito accade alle voci scomode.
Pensiamo che tutti coloro che lottano per la pace possano portare il loro contributo
al rafforzamento delle iniziative come questa, in piena autonomia ma anche con
il massimo spirito unitario possibile. Ora è il momento di intensificare
la lotta per la pace, rivendicando e
riconquistando per il nostro Paese il ruolo che ha storicamente avuto di cerniera
del Mediterraneo e di costruttore di relazioni pacifiche, nella più completa
autonomia dagli interessi delle potenze.
La Camera dei Deputati
considerato che
• La tragica soluzione del rapimento della giornalista italiana Giuliana Sgrena, liberata grazie all'efficace azione dei nostri apparati, ma a costo della vita del dirigente Sismi Dott. Nicola Calipari, non è che l'ultimo terribile episodio del teatro di guerra dell'Iraq occupato. Dell'uccisone del Dott. Calipari si hanno versioni contrastanti, in qualche caso del tutto inverosimili, comunque lacunose: l'unica cosa certa è che è stato ucciso dai nostri presunti alleati. La commissione d'inchiesta bilaterale rischia di nascere già gravemente compromessa dalle pesanti intromissioni statunitensi nella gestione delle prove (testimoni, autovettura, telefoni cellulari e satellitari dei funzionari Sismi);
• gli sviluppi della vicenda irachena hanno dunque assunto caratteri di estrema tragicità. Le atrocità cui assistiamo tutti i giorni provenienti dai territori teatro di guerra, il sangue quotidianamente versato ed il rafforzamento del terrorismo internazionale, dovrebbero già sufficientemente far comprendere quanto dannoso sia stato il ricorso ad una guerra preventiva partorita non certamente dall'intento di riportare la democrazia in Iraq né di combattere il terrorismo, ma dalla necessità dell'amministrazione Bush di assicurarsi il controllo geostrategico dell'area, bloccare la tumultuosa crescita di quei paesi che potrebbe rappresentare un serio pericolo per l'egemonia americana, e frenare il processo di costruzione dell'Europa politica e della sua crescente voglia di autonomia;
• questa è una guerra che certamente ha come fine non l'esportazione della democrazia ma, al contrario, la volontà di dominio incontrastato ed il controllo economico dell'area irachena;
• il rapimento già ricordato della giornalista del quotidiano italiano "Il Manifesto" ed esperta di fondamentalismo islamico, Giuliana Sgrena, l'ultimo di una tragica serie, dimostra ancora una volta che i bersagli prescelti dai terroristi sono rappresentati da coloro che più si impegnano a documentare la realtà irachena fuori dagli schemi propagandistici di guerra;
•
l'azione del governo italiano, fino ad oggi caratterizzata da rapporti di estrema
sudditanza nei confronti degli Stati Uniti, non è andata oltre la deprecazione
per simili episodi ed all'invito espresso da un ampio fronte di mobilitazione
popolare alla cessazione di un'occupazione militare di un Paese libero, che
genera soltanto conflitti civili e sociali, violenza e manifestazioni criminali
di stampo integralista, ha risposto con un'ulteriore proroga della missione
militare in Iraq;
• è stato un grave errore del Governo quello di associare il contingente
italiano alle forze USA e Gran Bretagna nella rovinosa gestione del c.d "dopoguerra"
e mantenere i nostri soldati con regole di ingaggio non adeguate;
• al governo è stato chiesto con insistenza, ma invano, di spiegare
al parlamento nei dettagli le regole d'ingaggio per i nostri militari in Iraq.
La verità è che non ci sono regole valide per tutto il tempo dell'operazione
Babilonia, ad eccezione di una: che queste vengano decise caso per caso dal
comando Anglo-americano;
• oggi l'Iraq è una zona di guerra ove operano guerriglieri, terroristi
, banditi e dove le truppe di occupazione sparano in maniera dissennata su tutto
ciò che ritengono ostile. Non sappiamo a quante vittime civili e a quanti
danni collaterali ammonti il bilancio di questa follia militare;
• le consultazioni elettorali irachene , ove una consistente partecipazione
popolare ha testimoniato quella comprensibile voglia di democrazia e di pace
tanto perseguita durante la dittatura di Saddam, non sono da sole sufficienti
a ristabilire libertà e democrazia: occorre restituire la piena sovranità
al popolo iracheno liberandolo dall'occupazione militare del proprio paese;
• il permanere delle truppe occupanti belligeranti può rappresentare,
da questo momento, il detonatore per una guerra civile e far cadere gli iracheni
nella trappola di un conflitto fratricida che aprirebbe le porte ad una spartizione
del paese ;
• oramai è chiaro che non vi può essere alcuna via di uscita
dalla spirale di violenza che si sta irraggiando dall'Iraq in tutto il Medio
Oriente e in tutto il mondo che non sia una soluzione condivisa da tutta la
popolazione irachena e che abbia come cardine il ritiro delle truppe che hanno
fatto la guerra e partecipato all'occupazione militare;
• in tale contesto il rientro immediato del nostro contingente è
una scelta obbligata. È ora che il nostro paese cessi di essere complice
di questa carneficina , ritiri dai territori teatro di guerra le proprie truppe
di occupazione e si attivi per l'invio di una forza multinazionale di pace;
impegna
il Governo
• a ritirare immediatamente il contingente militare italiano impegnato
in tutta la regione irachena e consentire così l'avvio di un processo
costituente gestito dal popolo iracheno e garantito dall'Onu anche con l'invio
di truppe di interposizione di pace appartenenti a paesi che non hanno partecipato
alla guerra ed all'occupazione militare contro l'Iraq, in accordo con la Lega
Araba.
Oliviero
Diliberto, Armando Cossutta, Giuseppe Sgobio, Katia Bellillo, Maura Cossutta,
Severino Galante, Gabriella Pistone, Saverio Vertone, Marco Boato