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| roccasecca, | 11 marzo 2006 |
E'
scontato e banale che una sezione del Partito rivolga al proprio segretario
l'apprezzamento per come ha condotto il confronto con il capo del governo nella
trasmissione televisiva Matrix di stanotte (per noi lavoratori le due di notte
sono un orario proibitivo, ma abbiamo resistito con piacere). Non sembri quindi
piaggeria se vogliamo dire al compagno Diliberto che ha speso bene la fatica
di sopportare un confronto decisamente sproporzionato nella qualità, riducendosi
per amore di verità a intervenire fra un vaniloquio e l'altro del mistico di
Arcore. Mistica la sua concezione della società, che non trova riscontro nella
complessa realtà della sofferenza, della fatica e dell'ìincertezza con cui convive
il nostro popolo, mistica la sua fede nelle sue stesse presunte doti taumaturgiche,
mistica infine la visione del mondo, sospeso fra la leggenda di un passato da
sceneggiatura hollywoodiana e il sogno di un reame dove i sudditi felici riveriscono
il signore contenti della sua benevolenza. Purtroppo, però, dobbiamo dire che
il risultato è stato solo parziale, poiché nonostante l'incalzante e tenace
tentativo di mantenere la discussione sui temi naturali dell'emergenza che attanaglia
il paese in tutti i campi, nonostante il compagno Diliberto sfidasse a suon
di cifre ufficiali, con tanto di fonti e timbri, a spiegare come si è mosso
il governo sui temi più diversi, dal bilancio al fisco, dal lavoro agli appalti,
dalla sicurezza dei cittadini ai servizi, fino alla politica estera ed alle
istituzioni, il capo del governo si limitava a strofinarsi sulla poltrona in
cerca di una inesistente posizione comoda. Continuava a muovere nervosamente
i piedi e il tronco, pervaso in modo evidente da una smania, da un nervosismo
che cercava di esorcizzare parlando della falce e del martello, non rendendosi
conto che stava parlando della storia di gente come Enrico Berlinguer. Naturalmente
questo non lo sollevava di un millimetro dal profondo disagio che lo assaliva,
e mentre (Diliberto lo guardava sereno ma allo stesso tempo allibito lui cercava
di risolvere tutto con qualche battuta delle sue, di quelle di pessimo gusto
come quando ha affermato che chi sedeva nella parte di pubblico a lui favorevole
fosse più bello degli occupanti il settore dei comunisti italiani. Non è riuscito
a rispondere a nessuna critica, non ha potuto (non è questione di capacità,
ovviamente, ché in fatto di comunicazione non gli insegna niente nessuno, ma
di assoluta mancanza di argomenti) ribattere con efficacia ad alcuna delle questioni
messe sul tavolo dal capo dei comunisti, e si è bambinescamente rifugiato in
sproloqui su materie che però purtroppo non conosce affatto, come la storia
del comunismo o altre belle materie che però non c'entravano nulla. Dobbiamo
però accettare il fatto che egli è stato convincente. Non possiamo negare che
le sue parole stirate, il suo lifting massacrato da una tensione mascellare
alle stelle, la sua acconciatura perbenista stonata con i lamenti da povero
martire vessato e braccato da una sinistra onnipresente e feroce, persino gli
strafalcioni sulle citazioni latine avevano una carica di persuasione incredibilmente
efficace. Poiché siamo certi che gli italiani godano generalmente di buona salute
mentale, siamo certi che molti si siano resi conto che il paese è stato per
cinque anni in mani poco sicure, e che forse non siamo più in tempo per riportarlo
in tempi brevi alla normalità, ma bisogna darsi da fare per evitare il collasso
totale. Un capo di governo che si presenta con dei tagliatini scarabocchiati
a mano e pieni di cifre contraddittorie, strane, non certificate e non sa rispondere
ad un parlamentare di opposizione che gli contesta cose scritte su documenti
ufficiali dei suoi stessi ministri e apparati, un presidente che non sa dire
perché i suoi ministri cadono come uccelli colpiti dall'aviaria uno dopo l'altro,
e dopo tutti i rimpasti, rimescolamenti, espulsioni, abbandoni, crisi, polpettoni
e veleni che ci sono stati continua a sostenere che il suo governo è il più
lungo della storia d'Italia, come se Ruggiero, Scajola, Sirchia, Storace, Tremonti
ecc. fossero stati licenziati (qualcuno pure più volte) per sopraggiunti limiti
di età, un signore così distinto che spara bugie degne di un pataccaro da fiera
rionale e arriva a dire che i nostri studenti escono da una scuola ridotta in
brandelli con la padronanza perfetta di due lingue e dell'uso del computer,
non può che stimolare anche nelle coscienze più embedded un rigurgito di dignità.
Il rifiuto di questa prassi populista da regime delle banane è l'unica reazione
che ispira la visione di spettacoli come quello di ieri sera. Bravo, quindi,
compagno Diliberto, ma poiché tu stesso richiami ad ogni occasione il rispetto
e la difesa della verità storica, devi accettare di dividere a metà con l'avversario
il merito del tuo assoluto successo. Certo, il povero Mentana ha cercato più
volte di ristabilire un equilibrio, cercando di attribuire a tutti e due la
volontà di sfuggire ai temi proposti per la discussione o interrompendo Diliberto
sulle questioni serie e lasciando sfogare il povero sbandato con interminabili
quanto confuse trattazioni di argomenti fuori luogo o di fantasia, ma di fronte
a quelle performances è stato impossibile perfino favorirlo. Ha fatto molto,
Berlusconi, e gli siamo grati di aver accettato di comparire in televisione
per un confronto con l'opposizione, visto che in Parlamento non ha mai tempo
di andare allo stesso scopo. Gli siamo grati perché se avessimo sostenuto noi
che il capo del Governo italiano non è in grado di fornire risposte convincenti
agli italiani sulle questioni che li riguardano, che la politica attuata in
questa legislatura è chiaramente fallimentare sotto il profilo dell'economia,
delle politiche del lavoro, della finanza, del fisco, degli investimenti, dei
servizi, dell'istruzione, della sicurezza, dei lavori pubblici, della ricerca,
delle politiche industriali e produttive in genere, dei rapporti con l'estero,
dell'integrazione europea, della coesione sociale, della tutela dei diritti
e di tutto quello che non possiamo elencare per ragioni di spazio, ci avrebbero
detto che siamo i soliti comunisti che fanno propaganda spicciola.
Adesso che
ce lo ha esplicitato lui, gli crederanno certamente. Speriamo che ne traggano
le conseguenze.
Fraterni saluti.
Giovanni Morsillo