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| roccasecca, | 6 marzo 2006 |
Si
è sollevata, come prevedibile, un sacco di cagnara sul previsto confronto televisivo
fra il padrone della Caserma delle Libertà e il segretario dei Comunisti Italiani.
Perfino una strana i ibrida formazione, peraltro giustamente residuale come
la cosiddetta Rosa nel Pugno (che mai significherà al di fuori dell'accademia
botanica, è cosa assolutamente oscura), il cui simpaticissimo rappresentante
Enrico Boselli ha più volte presidiato i bastioni del centro-sinistra contro
gli assalti di condottieri valenti e autorevoli della compagnia di ventura al
soldo del barbaro venuto dal nord, perfino questa strana famiglia di fatto da
poco scopertasi laica e addirittura anticlericale in virtù di connubi che fanno
impallidire Zapatero e le sue idee in materia di unioni, esprime preoccupazione
per il paventato rendez-vous. E non possiamo dire che tale preoccupazione non
sia legittima, viste le condizioni di estrema confusione mentale di questi signori,
che, per esempio in politica estera esercitano (è il termine esatto) un certo
pacifismo originale in divisa da ustascia, o su questioni più casarecce lottano
strenuamente per i diritti tentando di imporre l'abolizione dell'articolo 18
dello Statuto dei lavoratori e privatizzando la sanità. Legittimo è e resta
quindi il loro timore; tuttavia ci scappa da ridere. E che dire del favoloso
Mastella (favoloso nel senso che è talmente perfetto che pare inventato, finto,
innaturale) che sostiene che Diliberto avrebbe il potere di orientare verso
destra i voti dei moderati. Paura che gli rubi il mestiere? Debolezza psicologica
verso uno che fa politica e quindi troppo diverso da lui? Senso di emarginazione
di fronte al fatto che non lo fila nessuno, addirittura meno che il segretario
di un partito come il PdCI che tutti, ma proprio tutti, vorrebbero cancellare?
Non lo sappiamo, né siamo in grado di comprendere misteri così profondi, e tuttavia
il rovello ci rimane e la notte ci svegliamo spesso di soprassalto, come se
udissimo dei rumorini nell'altra stanza. Accendiamo l'abat-jour, e ci tranquillizziamo,
perché come ogni fantasma che si rispetti, anche Mastella svanisce con la luce
e con mezzo bicchiere d'acqua. Più dura, invece, farsi una ragione delle psicosi
degli alleati più seri, più responsabili. Passi per quel pazzerellone un po'
discolo di Rutelli, che come sappiamo è follemente innamorato di tutto quello
che ci allontana dalla storia italiana e si abbevera con avida passione al verbo
d'oltre oceano e d'oltre Tevere per poi erudire il popolo rozzo sulle sue grandiose
conquiste ideologiche sulla fecondazione, sui matrimoni, sui rapporti con i
poteri forti e sulla guerra pacifica (pacifista è un termine troppo di sinistra,
e fa bene ad aborrirlo). Passi per D'Alema, che dopo tutti i sacrifici che ha
fatto per farsi accreditare come pentito del socialismo reale, fino ad accettare
(di mala voglia, lo sappiamo, e ci uniamo al suo dolore) di mimetizzarsi fra
i simboli del capitalismo, dedicandosi a faticose e moralmente strazianti regate
oceaniche, frequentando vip di tutti i tipi e facendo le vacanze su spiagge
ed isole piene di ricconi, dotandosi per soprammisura di natante adeguato; dopo
tutte queste rinunce fatte in nome dell'emancipazione dei lavoratori (classe
operaia permettendo) possa essere infastidito da noiosi rigurgiti di comunismo
ormai démodé. Ma Fassino no. Come può, il torinese sentire la notizia di Diliberto
che discute con Berlusconi come una minaccia? Lui così solerte verso i diritti
dei meno fortunati, lui che lotta a tutte le ore per trasformare la precarietà
in flessibilità buona, come può praticare la rigidità assoluta e lavorare per
trasformare la flessibilità dei Comunisti Italiani in precarietà politica e
soprattutto parlamentare? Perché vuole a tutti i costi negare che esiste e opera
in Italia un partito che si ispira a principi che pure hanno una storia nobile?
Non saranno dei bravi investitori (ma nemmeno Consorte lo è stato, almeno a
lungo termine) però è gente tenace, che non abbandona il campo quando piove
come fanno altri. Rifondazione, invece, è coerente, lo ammettiamo. Poiché
pensa e scrive (probabilmente al prossimo congresso lo inseriranno nello statuto)
che l'unico depositario della scienza della lotta di classe è il loro prestigioso
leader, è evidente che a nessun altro è consentito arrogarsi il diritto di esternare
in pubblico qualsivoglia tesi sullo stesso argomento. E Diliberto si macchia
in questo caso del reato di lesa maestà. Ma cosa crede, che essere intellettuale
e sardo lo autorizzi a parlare? Va a finire che se Giordano si stufa, dopo aver
denunciato il PdCI per l'uso della falce e del martello, denuncia anche Diliberto
per ostentazione di origini (sarde e comuniste) o per attentato al culto della
personalità. Ogni tanto, una concessione al Novecento si è costretti a farla,
non è mica uno scandalo! Bene, allora non si fa più il dibattito? No, invece
si deve fare, perché se non va Diliberto a dire con un po' di chiarezza (senza
toni truculenti, per carità) che questo è un governo che ha affamato milioni
di italiani, che ha ridotto l'Italia a scendiletto dell'imperialismo americano,
che ha distrutto l'idea di popolo, di diritto, di società, che ha traslocato
il paese dai trattati di diritto internazionale e costituzionale alle vignette
sprezzanti dei giornali di tutto il mondo, che ha attentato alla vita democratica
tentando perfino di schedare gli iscritti al sindacato, che ha le mani lorde
non solo del sangue delle vittime della guerra pacifica e buonista, ma anche
di quello dei lavoratori di Melfi sgombrati a manganellate o di Carlo Giuliani
lasciato in una piazza di civiltà superiore, chi mai gliele dirà? Non ne possiamo
più di trasmissioni finto intelligenti dove Cicchitto fa la lezione di morale
a chi ha combattuto Craxi e la sua cricca di malfattori. Per una volta che una
voce "stonata", fuori dal misero coro del perbenismo e dello speculare ribellismo
sterile che brucia le bandiere forse riesce a dire qualcosa di non usuale direttamente
al responsabile principale del malessere della gente davvero perbene, fate pure
le vostre dichiarazioni, prendete le distanze perché questo vuole la politica
mediatica, ma evitate truculente espressioni di condanna e soprattutto false
accuse di massimalismo e altre scemenze simili. Oppure spiegate perché Diliberto,
che non è mai stato condannato né processato né accusato di alcunché, e meno
che mai di attentati contro il nostro paese e la sua Costituzione (a differenza
di certi inquilini di altri condomini) non avrebbe le carte in regola per fare
il suo mestiere di capo di una forza organizzata del centro-sinistra.
Quale classifica si deve consultare per sapere fin dove si può osare? Fraterni
saluti. Giovanni Morsillo