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roccasecca, 22 febbraio 2006
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Dulcamara e affini

Non siamo credenti, e ci guardiamo bene dal tentare di spiegare cosa sia la fede, quali siano i valori di ciascuna religione, come si applicano e si vivono i precetti nei quali si dice di riconoscersi. Pertanto ci asterremo dal riferire la nostra opinione su quale sia il rapporto fra la proclamata difesa dei valori cristiani degli esponenti della Lega Nord e le loro pratiche rituali di derivazione celtica, né ci permetteremo di commentare le esternazioni di ferventi aderenti alla chiesa di Roma come Marcello Pera e Antonio Socci in materia di considerazione delle altre fedi, peraltro di gran lunga più seguite della loro. Sono problemi sovrastrutturali che, per usare un'inflazionata espressione, non ci appassionano. Da non credenti, invece, siamo molto interessati al punto di vista su questioni sociali, civili, relazionali ed etiche espresse dalla chiesa stessa, e per questo ieri sera eravamo fra gli attenti ascoltatori di una prolusione sul rapporto fra fede e scrittura pronunciata dal Cardinale Carlo Maria Martini in una chiesa di Frosinone. A parte la statura intellettuale del prelato, alla quale ci inchiniamo volentieri e con modestia, abbiamo apprezzato una volta di più il metodo su cui l'ex vescovo della diocesi più grande del mondo ha fondato la sua ricerca e la sua interpretazione attiva della parola cui fa riferimento, il testo biblico. In un passaggio (peraltro assolutamente limitato rispetto alla straordinaria trattazione) egli ha affermato con forza, ripetendo più volte il concetto anche con esempi ed aneddoti, che per il cattolico la tolleranza, che pure è un grande valore, non è sufficiente. E' invece necessario che il cattolico si adoperi per la reciproca "vivificazione" con i fratelli di altre fedi. Spiegava il Cardinale che solo attraverso la fertilizzazione resa possibile dal fecondo incontro fra diversi si può realizzare l'umanità. Pur riportato in maniera rozza e veloce da noi che non siamo abituati all'uso del linguaggio e dei riferimenti culturali della chiesa e della fede, questo modo di superare in avanti il concetto già rivoluzionario della tolleranza ci convince sempre più che coloro che millantano dai palchi il ruolo di difensori della vera fede altro non sono che poveri imbroglioni, che non sanno nulla e che per questo si appropriano maldestramente di tradizioni storicamente affermate per utilizzarle a scopo di propaganda. Non si tratta di sciocchi, ma di gente in malafede, di piccoli mestatori che vendono fumo e dietro il fumo cercano di mantenere i privilegi. Questi Dulcamara che si vantano delle loro pozioni miracolose, del loro specifico in bottiglietta economica (basta votarli per averlo) capace di produrre ogni sortilegio e di rendere magicamente la vita paradisiaca anche per i più afflitti restano però allo scoperto quando il vento della verità spazza via il fumo. Come hanno invaso le istituzioni, l'economia, il diritto, la civiltà, così si sono spinti anche verso l'etica, sfondando i principi religiosi, morali, politici con il bulldozer della lotta per il potere. Certo, il mondo si evolve, e a differenza del "dottore enciclopedico" donizettiano non hanno bisogno di carri dorati e squilli di trombe, né di viaggiare per le piazze in lungo e in largo per abbindolare i gonzi: hanno la televisione che li porta comodamente nelle case dei potenziali clienti. Noi non simpatizziamo né per le gerarchie ecclesiastiche, né (su altro verso) per i conservatori e gli opportunisti di qualsiasi colore, ma pensiamo che il discorso del Cardinale Martini, che non aveva in alcun modo lo scopo di intervenire nel dibattito politico contingente, dica molto di più di qualsiasi battibecco su valori, controvalori, crociate e altre fesserie, perché restiamo convinti che il prelato ne sappia certamente di più di chiunque altro in merito. Sarebbe meglio se ciascuno si sforzasse di dare risposte concrete per la responsabilità cui è chiamato e delegato, invece di propagandare unguenti miracolosi e fallaci buoni per i superstiziosi ma non certo per i cittadini accorti e responsabili.

Fraterni saluti.
Giovanni Morsillo



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