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| roccasecca, | 6 febbraio 2006 |
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l'iniziativa e la sottoscriviamo. Del resto non ci sembra che questo sia un
episodio più grave dei soliti, se non per il fatto che denota la mancanza
di senso del rispetto per un paese sovrano, per il suo popolo e per le sue istituzioni
da parte di un personaggio che, nonostante occupi una delle massime cariche
istituzionali nel proprio paese non ha chiaro di cosa si parli quando ci si
riferisce ad esse. La cultura dell'On. Berlusconi, così come quella del
ceto che rappresenta, considera le istituzioni e le regole come impedimenti
allo svolgimento delle attività private più spregiudicate, e ne
disprezza il carattere democratico, ossia funzionale alla tutela dei ceti subalterni.
E' vero che nel nostro paese questo carattere va sempre più perdendo
forza e sbiadisce ad ogni campagna governativa, dalla guerra all'attacco allo
stato sociale, dalla privatizzazione di risorse e servizi fino alla subalternità
alla chiesa in tema di diritti civili, tuttavia un accorto capo di governo,
un diplomatico almeno presentabile dovrebbe sapere che non dappertutto si è
scelta la via dell'accumulazione capitalistica come modello dello sviluppo.
Esistono posti, anche se al Presidente Berlusconi questo sfugge, dove la solidarietà
è ancora prioritaria e lo sviluppo si misura in tutela sociale (Indice
di Sviluppo Umano) e non in PIL. Che spesso il Prodotto Interno sia veramente
"Lordo" non sfiora la mente di certi personaggi, e per loro la guerra
o la convivenza con le mafie sono degne di essere annoverate nella mitizzata
"cultura d'impresa" come si trattasse di investimenti utili alla società
e non solo ai padroni del vapore imperialista. Parlare di un popolo come si
trattasse di una colonia di animali da divertimento, da potere utilizzare a
proprio piacimento per feroci quanto esaltanti battute di caccia grossa fa regredire
il personaggio ad un livello inferiore a quello dei bracconieri. Quelli cacciano
animali, e per quanto spregevoli e indegni non sono minimamente assimilabili
a chi caccia esseri umani, sia pure per brevi quanto ignobili sollazzi, o comunque
pensa che in certi posti si vada solo per quello. Nel nostro viaggio a Cuba,
nel soggiorno e nella conoscenza dei suoi rappresentanti in Italia abbiamo trovato
elementi per ripensare anche alla nostra fallace idea di società, e comunque
abbiamo trovato esempi di straordinaria dignità e stretto amicizie delle
quali ci vantiamo. Sembreranno affermazioni trite e stantie, ma è la
pura e semplice verità.
Abbracciamo il popolo cubano, i suoi rappresentanti in Italia ed i suoi dirigenti
in patria, sperando che la nostra fraterna solidarietà li convinca che
non tutti gli italiani la pensano come il capo del nostro governo, e che anzi
le cose dette improvvidamente da Berlusconi feriscono prima di tutto noi che
in questo modo siamo rappresentati all'estero come un popolo di cinici e di
mercanti del sesso, cosa che riguarda una minuscola quantità di delinquenti
che inevitabilmente infanga il nostro popolo. Continueremo la nostra intensa
e costante attività di amicizia per la conoscenza reciproca ed il reciproco
sostegno fra la parte migliore del popolo italiano e i nostri fratelli della
Grande Isola.
Viva Cuba, Viva l'Italia, Viva la pace fra i popoli!