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| roccasecca, | 3 febbraio 2006 |
Le
conferme sul comportamento delle truppe italiane in "missione di pace"
in Iraq durante la famigerata battaglia dei ponti pervenute con le dichiarazioni
del caporalmaggiore Allocca non sono che un ulteriore motivo di allerta sullo
stato della nostra democrazia. Non ci spaventa conoscere le notizie circa la
condotta delle operazioni militari da parte di un esercito invasore nei confronti
delle popolazioni locali, né ci meraviglia il trattamento riservato alle
ambulanze, alle donne incinte, ai bambini (vedere la breve ma significativa
nota di Alessandra Valentini su www.comunisti-italiani.it, che alleghiamo).
La guerra è tale anche se la si nega.
Ma, appunto, quello che vogliamo continuare instancabilmente a segnalare all'attenzione
dei cittadini italiani, è il castello di menzogne costruito per proteggere
tali operazioni nascondendole agli occhi dei bravi cittadini borghesi.
Da oltre tre anni, ormai, sentiamo ripetere volumi impressionanti di scemenze
che vengono puntualmente nobilitate al rango di verità e contrabbandate
di volta in volta per spirito umanitario, difesa della sicurezza, lotta al terrorismo,
fino al ridicolo richiamo alle superiorità culturali. Ogni volta che
trapela qualche notizia, però, si fa strada con forza irrefrenabile la
cruda realtà, fatta appunto di guerra, che tradotto per i cervelli distratti
dai grandi fratelli si chiama tortura, sangue, sofferenza e distruzione. Ogni
volta che arriva un video, una intervista, una foto, una testimonianza, vacilla
e crolla qualsiasi alibi, qualsiasi foglia di fico moralisteggiante applicata
sugli occhi dei telespettatori. Tutto bene, dunque? No. Dopo quella notizia,
dopo quel video si torna al battage massiccio e potente della propaganda di
regime (come altro definirla, cari cittadini di Telelandia?) che trova sponda
anche nei tentennamenti di coloro che a giorni alterni sono contro la guerra
o contro i popoli che si difendono, dipende dai sondaggi. E così si torna
a mischiare resistenze e terrorismo, ma facendo bene attenzione a far capire
che il terrorismo è sempre e solo quello degli altri. E non contenti
di quello che succede, di quello che provochiamo, si passa disinvoltamente da
un paese all'altro sempre con la ricetta infallibile dell'esportazione della
democrazia delle bombe al fosforo. Chiudere Hamas in un isolamento totale favorirà
forse la sua azione di governo? Ne solleciterà l'attitudine al dialogo
o ne rafforzerà il massimalismo e la sindrome da accerchiamento? Sbattere
la porta in faccia a qualsiasi tentativo di stabilire rapporti normali all'Iran
ha portato Ahmadinejad al potere, e chissà quanto si dovrà piangere
per questo. Invadere l'Afghanistan e l'Iraq, oltre a non aver risolto ma peggiorato
le condizioni interne di quei paesi, ha reso possibile il coalizzarsi di diversi
estremismi che, ora sì, sono una minaccia per il resto del mondo. L'arma
che usiamo contro di loro è il cannone unito alla tortura. Quella che
le nostre classi dominanti usano contro di noi è la menzogna. Questo
dovrebbe rendere chiaro che la guerra imperialista non è guerra di civiltà
né, tantomeno, di democrazia, ma una lotta interna al capitalismo per
l'accaparramento del potere. E la paghiamo tutti, prima o poi. Oggi gli Irakeni,
domani gli Europei perché le fazioni capitalistiche in lotta scaricano
sulle classi subalterne il prezzo del loro dominio. Dovrebbe essere chiaro,
quando si sentono idiozie sul contrasto allo sviluppo cinese e indiano, quando
l'America Latina è bersaglio di indicibili vergognose aggressioni, quando
un paese come gli Stati Uniti si arroga il diritto di spargere agenti chimici
sulle coltivazioni (non solo di coca, ma di mais, di banane, di soia) di uno
stato sovrano come la Colombia o Cuba, quando aerei radar impediscono perfino
le trasmissioni televisive di reti nazionali di paesi sgraditi. Ma così
non è, la percezione non è sufficiente, poiché la menzogna
è usata con mezzi enormi e con sistematica continuità. Quello
che cerchiamo di fare, non è dare il nostro punto di vista, che come
tutti gli altri è opinabile e limitato. Cerchiamo solo di dire a quanti
riusciamo a raggiungere di non abbassare lo sguardo, di non rinchiudersi nel
bavero del cappotto per non vedere l'orrore della guerra, di non cedere alla
tentazione di rimuovere le proprie responsabilità. E non per buonismo
da quattro soldi, né solo per amore di verità. Tenere gli occhi
aperti e mobilitarsi contro la guerra dei ricchi che trucida i poveri è
un fatto di interesse diretto. La melassa televisiva cerca di drogare le nostre
decisioni. Spesso ci riesce, ma è solo colpa nostra. La prossima volta
che sentirete dire che siamo da qualche parte con i carri armati e gli elicotteri
per portare medicine e viveri e costruire scuole, andate a vedere bene di che
si tratta, prima di sentirvi parte di un paese buono, generoso e civile. Non
è mettendo a nanna la coscienza che si sta più tranquilli.
Fraterni saluti.