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| roccasecca,
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3
febbraio 2006 |
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Arrestata
la mamma anti-Bush
Cindy
Sheehan, la madre del soldato Casey morto in Iraq nella guerra di Bush, come
sapete è stata arrestata prima di un discorso del Presidente perché
(lei) indossava una maglietta che riportava il numero dei morti americani nella
campagna irakena. Vi inviamo il testo del messaggio che la stessa Cindy ha affidato
alla stampa, perché ci sembra utile a comprendere lo stato dei diritti
nel paese della democrazia delle bombe al fosforo.
Buona lettura, e fraterni saluti. g.m.
Arrestata
la mamma anti-Bush
di Cindy Sheehan*
2 febbraio 2006
Cari amici,
come già saprete, la sera di martedì sono stata arrestata poco prima
dell'inizio del discorso annuale del presidente sullo stato dell'Unione. Sono
senza parole e furibonda per quello che è successo, oltre che piena di
dolore per quello che abbiamo perso nel nostro paese. Ci sono state menzogne da
parte della polizia e distorsioni da parte della stampa. Desidero quindi raccontarvi
quello che è realmente successo.
Nel pomeriggio, durante l'incontro "The People's State of the Union Address"
a Washington D.C. dove mi accompagnavano i deputati Lynn Woolsey e John Conyers,
Ann Wright, Malik Rahim e John Cavanagh, la Woolsey mi ha consegnato un biglietto
per assistere al discorso di Bush quella sera. In quel momento indossavo una maglietta
con la scritta: "2245 morti. Quanti altri ancora?" Dopo la conferenza
stampa del People's State of the Union, mi sono chiesta se volevo realmente recarmi
ad ascoltare il discorso di Bush al Campidoglio, perché l'idea non mi piaceva.
Sapevo che George Bush avrebbe detto delle cose che mi avrebbero ferita e mi avrebbero
irritata e sapevo che non potevo interropere il discorso perché Lynn Woolsey
mi aveva dato il biglietto e non volevo mancarle di rispetto. Avevo infatti già
dato il biglietto a John Bruhns che fa parte di Iraq Veterans Against the War.
L'ufficio stampa di Woolsey aveva però già contattato i media e
tutti sapevano della mia presenza, mi sono quindi fatta coraggio e sono andata.
Mi sono fatta ridare il biglietto da John Bruhns e mi sono incontrata con un rappresentante
dello staff del deputato Barbara Lee nel Longworth Congressional Office Building
e ci siamo recati al Campidoglio tramite i passaggi sotterranei. Ho superato due
controlli di sicurezza. Il mio biglietto era per la quinta galleria, prima fila,
quarto posto. La persona che mi avrebbe arrestato pochi minuti dopo, mi ha aiutato
a trovare il mio posto. Mi ero appena seduta e sentivo caldo dopo aver fatto tre
piani di scale a piedi ed ho quindi aperto la felpa. Mi sono girata verso la destra
mentre me la toglievo e lo stesso poliziotto ha visto la maglietta e ha gridato
"Manifestante!" È venuto di corsa, mi ha trascinato via dal mio
posto e violentemente (tenendomi le mani dietro le spalle) mi ha spinto su per
le scale. Gli ho detto qualcosa come: "Sto andando, perché questi
modi così violenti?" A proposito, il suo nome è Mike Weight.
Il poliziotto correva con me verso l'ascensore gridando a tutti "lasciate
passare". Quando siamo arrivati all'ascensore, mi ha messo le manette e mi
ha portato fuori per aspettare l'arrivo della polizia. Uscendo dal palazzo qualcuno
ha detto, "Quella è Cindy Sheehan". E allora il poliziotto mi
ha detto di fare attenzione ai gradini. Ho risposto: "Non era così
preoccupato prima, mentre mi trascinava su per le scale". Al che ha risposto:
"Perché stava manifestando". Incredibile, mi trascinano fuori
dalla Camera, la nostra Camera, perché "manifestavo". Nessuno
mi aveva detto che non potevo portare quella maglietta alla Camera. Nessuno mi
ha chiesto di toglierla né di chiudere la giacca. Se me l'avessero chiesto,
l'avrei fatto, e dopo avrei scritto sulla soppressione del mio diritto di espressione.
Sono stata immediatamente e violentemente (ho i lividi per dimostrarlo) portata
via e arrestata per "condotta illegale". Dopo avermi catalogato gli
effetti personali e preso le impronte digitali, è arrivato un sergente
simpatico che ha visto la mia maglietta, commentando: "2245 eh? Io sono appena
tornato dall'Iraq". Gli ho spiegato che avevo perso mio figlio in Iraq. In
quel momento, l'enormità di tutto quello che avevo perso mi ha colpito.
Ho perso mio figlio. Ho perso il mio diritto di espressione, garantito dal Primo
emendamento. Ho perso il paese che amavo. Che fine ha fatto la mia America? Mi
sono messa a piangere dal dolore. Per quale motivo è morto mio figlio Casey?
Per quale motivo sono morti gli altri 2244 coraggiosi soldati americani? Per quale
motivo decine di migliaia di loro sono ancora lì? Per questo? Non posso
neanche indossare una maglietta che riporta il numero di soldati uccisi da George
Bush e le sue politiche arroganti e ignoranti. Indossavo la maglietta per fare
una dichiarazione. La stampa sapeva che sarei stata presente e ho pensato che
ogni tanto mi avrebbe ripresa con la maglietta. Non l'ho indossata con l'idea
di interrompere il discorso, altrimenti avrei aspettato e aperto la giacca durante
il discorso di Bush. Se avessi saputo quello che succede a persone che indossano
magliette che mettono i neoconservatori a disagio, che sarei stata arrestata,
forse l'avrei pure fatto, ma non l'ho fatto. Girano tante storie fantasiose su
quello che è successo. Ho incaricato degli avvocati di preparare una battaglia
legale sulla questione della libertà d'espressione. E farò causa.
È ora di riprendere le nostre libertà e il nostro paese. Non voglio
vivere in un paese che proibisce a qualunque persona, che abbia pagato o meno
il prezzo più alto per quel paese, di indossare, dire, scrivere o comunicare
al telefono qualsiasi dichiarazione critica sul governo. È per questo che
intendo riprendere le mie libertà. Per questo non permetterò a Bush
di portare via altro né da me né da voi. Ringrazio i 200 manifestanti
che sono venuti al carcere mentre ero detenuta per esprimere il loro sostegno...
abbiamo tanto potenziale per fare del bene... c'è molto di positivo in
tanta gente. Dopo quattro ore di detenzione in due diversi carceri, sono stata
rilasciata. Di nuovo vi dico che sono talmente sconvolta e arrabbiata che non
riesco neanche a pensare. Continuate a lottare... vi prometto che sarò
con voi. Con affetto e speranze di pace, Cindy
* da traduttoriperlapace.org