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| roccasecca,
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27
gennaio 2006 |
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ITALIA
autorevole
Leggete
l'allegato. E' interessante vedere come ci trattano. Com'era quello
slogan sul manifesto del cavaliere nero? "Italia oggi: forte in Europa,
rispettata nel mondo". Vorrà dire che il Regno Unito non solo è
fuori
dall'Europa, ma non fa nemmeno parte del mondo. E pensare che in Iraq
facciamo da lustrascarpe agli inglesi. Le nostre truppe sono sotto il
comando inglese, e notoriamente ci utilizzano per i lavori meno nobili e
meno sicuri, come il pattugliamento (però non siamo truppe d'invasione,
state tranquilli!).
Cornuti e mazziati, dicono i nostri vecchi.
Fraterni saluti.
Un
impiegato di San Giuseppe Jato e i figli hanno denunciato l'episodio all'ambasciata
di Londra
"Siete italiani? Via dallo stadio. Così il Chelsea ci ha umiliato"
di LUCIO LUCA
Quel viaggio a Londra lo avevano preparato nei minimi particolari. Le interminabili
ricerche su Internet del biglietto low cost più conveniente, la prenotazione dell'albergo
non troppo lontano dallo stadio, i giorni di ferie concordati con un gruppo di
amici ben contenti di trascorrere un weekend di sport, shopping e cultura in una
delle città più belle d'Europa. Cristoforo Di Lorenzo, impiegato del Comune di
San Cipirello, ha una grande passione: il pallone. Da giovane ha giocato nella
squadra di San Giuseppe Jato, poi ha contagiato la "febbre" per il calcio ai figli
Giuseppe, 21 anni, e Salvatore, di 17. Fanno tutti un tifo sfegatato per il Palermo,
la Juventus e, da qualche tempo, anche per i londinesi del Chelsea. Da quando
sono abbonati a Sky non si perdono le partite di Crespo e compagni, affascinati
dalla tipica grinta del calcio britannico e da quegli stadi che, visti in tv,
sembrano dei salotti. E così, alla prima occasione buona, la famiglia Di Lorenzo
ha deciso di regalarsi un indimenticabile fine settimana a Londra per visitare
la città e, soprattutto, assistere dal vivo a un match dei "Blues" nel tempio
dello Stanford Bridge Stadium. "Consigliati dall'Ufficio turistico di Victoria
Street, venerdì 20 gennaio abbiamo acquistato tre biglietti (51, 52, 53 west upper,
row 14, a 60 sterline ciascuno) presso un Access Tickets - racconta l'impiegato
comunale - Non troverò mai le parole adatte a descrivere la felicità dei miei
figli per l'evento che stavano per vivere. Un'ora prima della partita Chelsea-Charlton,
domenica scorsa, siamo entrati nello stadio esibendo i biglietti, e dopo un regolare
controllo, siamo andati a occupare i nostri posti. Giuseppe e Salvatore si sono
messi a scattare un sacco di foto, persino ai biglietti della partita, primi piani
da mostrare agli amici, le squadre che scendevano in campo per il riscaldamento.
Insomma, un pomeriggio da ricordare". Ma Cristoforo e i suoi figli il pomeriggio
dello Stanford Bridge lo ricorderanno per ben altri motivi: "Dopo 10 minuti dall'inizio
della partita - racconta Di Lorenzo - un addetto alla sicurezza, il signor Kevin
Armstrong (codice 094) ci ha chiesto di accomodarci nella sala accanto alla tribuna.
Ho pensato di tutto, specialmente a mia moglie e agli amici che erano rimasti
nella zona di Piccadilly per fare shopping. Un incidente, qualcosa di grave. E
invece il signor Armstrong voleva semplicemente spiegarci che non potevamo usufruire
di quei biglietti e che pertanto dovevamo consegnarli. Improvvisamente circondati
da una decina di addetti alla sicurezza, siamo stati accompagnati fuori dallo
stadio come delinquenti, senza altre spiegazioni". Cristoforo e i figli restano
senza parole. Cercano di capire quale sia la loro "colpa". Possibile che esistano
biglietti per soli inglesi? "Assurdo, e poi accanto a noi c'era un gruppetto di
giapponesi con i quali abbiamo fatto subito amicizia. Loro la partita l'hanno
vista fino al termine perché nessuno si è sognato di buttarli fuori. Lo so, è
una parola forte, ma temo che sia stato un episodio di razzismo nei confronti
del nostro Paese. E per questo io e i ragazzi ci siamo decisi ad andare fino in
fondo". Cristoforo chiama il 999, l'equivalente del 113 in Italia, pretende di
presentare una denuncia dell'accaduto. "Nel frattempo la partita era già finita
- prosegue il racconto - ma ormai era diventata una questione di principio. Ci
sentivamo offesi come persone per bene, italiani che avevano speso più di 250
euro per trascorrere un pomeriggio di festa. Magari se avessimo acquistato i biglietti
dai tanti bagarini che giravano indisturbati davanti allo stadio tutto questo
non sarebbe successo". I tre tifosi palermitani riescono a entrare negli uffici
dell'amministrazione per chiedere spiegazioni e, proprio in quel momento, assistono
a una scena che in qualche modo li ripaga di tante amarezze: "Passa un signore
dal volto conosciuto. "Ma è Pelè", dico ai miei figli. Lui ci sente, sorride ed
esclama: "Italiani, brava gente...". Con una "raccomandazione" di questo livello,
persino gli impiegati del Chelsea si sono ammorbiditi e, finalmente, ci hanno
spiegato che i nostri biglietti erano "illegal". Impossibile, visto che li avevamo
acquistati in un punto autorizzato dalla società, ma ormai la frittata era fatta
e non potevano fare altro che inventarsi qualche storia". Tornato in Sicilia,
Cristoforo Di Lorenzo ha preso carta e penna e ha scritto una lettera di protesta
al Chelsea e, per conoscenza, all'ambasciata italiana a Londra. "Quello che ci
è capitato è scioccante, soprattutto per gente, come noi, che viene dalla Sicilia,
una regione dove la non sovranità dello Stato sul territorio si chiama mafia.
La verità - prosegue la lettera - è che noi siamo stati allontanati dallo stadio
dopo essere stati individuati come italiani. I biglietti non erano falsi, non
erano nemmeno nominativi. Ai cancelli d'ingresso nessuno ha avuto da ridire e
per più di un'ora siamo rimasti seduti ai nostri posti senza che gli addetti alla
sicurezza siano intervenuti. Se fossimo rimasti zitti, nascondendo la nazionalità
italiana di cui andiamo orgogliosi, certamente avremmo potuto assistere tranquillamente
alla partita. Trovo quanto è successo disgustoso e non degno di una nazionale
civile come l'Inghilterra". Cristoforo, Giuseppe e Salvatore continueranno a vedere
in tv le partite del Chelsea. Faranno ancora il tifo per Josè Mourinho, l'allenatore
che, appena un anno fa, disse che in Sicilia bisogna andare con le guardie del
corpo perché si spara a ogni angolo di strada. Magari un giorno torneranno a Stenford
Bridge per vedere un'intera partita e non solo dieci minuti. Ma su una cosa sono
sicuri: "Rimborso dei biglietti? No, guardi, non ci interessa proprio. Siamo entrati
in un impianto meraviglioso, abbiamo visto, anche se per poco, un sacco di campioni.
Persino Pelè ci ha sorriso. Ma su una cosa non transigiamo: vogliamo assolutamente
che il Chelsea ammetta di avere sbagliato e ci presenti le sue scuse. Bastano
due righe, una lettera, una e-mail. Ci hanno trattato da delinquenti, siamo stati
umiliati. Riconoscere l'errore non è una vergogna".
(27 gennaio 2006)
Fonte: http://www.repubblica.it/2006/a/sezioni/sport/calcio/famigliachelsea/famigliachelsea/famigliachelsea.html