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| roccasecca, | 23 gennaio 2006 |
Riceviamo
e volentieri inoltriamo, aggiungendo l'ennesimo appello a mobilitarsi su questa
battaglia che, se persa, pregiudica tutte le altre. Data la posta in gioco,
un paese civilequale era l'Italia fino a vent'anni fa si sarebbe mobilitata
in massa, ed avrebbe dato l'ennesima prova del suo carattere democratico e partecipativo.
Come contro la legge truffa nel '53 o contro lo sdoganamento dei fascisti nel
'60. Questo non è avvenuto per precise responsabilità di una classe
dirigente ormai naufraga e figlia del disfacimento civile che, iniziato con
il pentapartito ed il CAF ha trovato naturale evoluzione fino all'approdo al
berlusconismo selvaggio. La visione che ha preso piede, di uno stato barbaro
e privo di regole e tutele, di misure di bilanciamento fra i poteri, di controlli
e partecipazione democratica ai processi decisionali, non è caduta dal
cielo, ma è stata prodotta da processi chiari, con nomi e cognomi dei
responsabili. Che spesso se ne vantano pure!
Saluti.