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| roccasecca, | 20 gennaio 2006 |
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e fare circolare!
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Ordine del giorno presentato al Comitato Politico Federale del PRC di Torino
16 gennaio 2006
Nei prossimi giorni, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa sarà chiamata
a discutere una risoluzione denominata “Sulla necessità di una condanna internazionale
dei crimini dei regimi totalitari comunisti”, nella quale, in sostanza, il comunismo
viene equiparato ai regimi nazista e franchista. Se la risoluzione dovesse essere
approvata, i paesi appartenenti al Consiglio d’Europa sarebbero chiamati ad
assumere iniziative sul piano nazionale, attraverso l’istituzionalizzazione
di vere e proprie campagne anticomuniste. La decisione di procedere all’esame
della risoluzione è stata assunta su suggerimento dei rappresentanti di alcuni
paesi dell’Europa centro-orientale, recentemente entrati nell’Unione Europea,
noti per le gravi limitazioni, tuttora in atto, delle libertà democratiche e
dei diritti umani. Ad esempio, nei paesi della regione del Baltico (Lituania,
Lettonia ed Estonia) non solo è tuttora proibita l’attività dei partiti che
si definiscono comunisti, ma vengono perseguitati i loro dirigenti, alcuni dei
quali, ormai da quasi 15 anni, scontano pene detentive in condizioni pesantissime,
nel più assoluto spregio delle più elementari norme di diritto (è il caso degli
ultrasettantenni dirigenti del Partito Comunista Lituano) e, soprattutto, nella
più assoluta indifferenza degli organismi competenti dell’Unione Europea e del
Consiglio d’Europa. In questi paesi, la persecuzione anticomunista si accompagna
a forme disgustose di apartheid nei confronti delle rilevanti minoranze etniche
abitanti sul loro territorio. In altri paesi dell’Europa centro-orientale (in
particolare, in Ungheria e Repubblica Ceca), sono in vigore gravi misure discriminatorie
nei confronti dei comunisti, che si traducono nel tentativo di mettere fuorilegge
le loro organizzazioni (è il caso recente dell’organizzazione giovanile del
Partito Comunista di Boemia e Moravia) e nella proibizione (pena gravi sanzioni)
dell’esposizione dei simboli storici del movimento operaio. Il Comitato Politico
Federale del PRC di Torino, pur nella consapevolezza della necessità di procedere
ad un’analisi seria ed autocritica in merito al rapporto tra socialismo e democrazia
nelle esperienze del cosiddetto “socialismo reale” nel nostro continente, considera
inaccettabile l’equiparazione, del tutto strumentale ed antistorica, tra le
esperienze comuniste del ‘900 ed i regimi di stampo fascista. Se l’Europa è
stata in grado di liberarsi dal mostro del nazifascismo, lo deve anche ai 25
milioni di morti sovietici ed alle migliaia di partigiani comunisti che hanno
lottato nella maggior parte dei paesi occupati, compreso il nostro. Ancora una
volta, il revisionismo storico serve a consolidare le politiche di guerra poste
in essere da chi è uscito vincitore dalla Guerra Fredda, politiche che noi condanniamo
con fermezza insieme all’espansione ad Est della NATO ed alla destabilizzazione
di interi paesi e continenti in nome di politiche di potenza ed egemonia. L’Unione
Europea farebbe meglio a rompere con il liberismo e il sostegno acritico agli
Stati Uniti, piuttosto che riesumare i peggiori fantasmi del maccartismo e dell’anticomunismo
militante della Guerra Fredda. Nel constatare che la decisione in merito alla
presentazione della risoluzione ha sollevato, in tutta l’Europa, una vigorosa
reazione, attraverso una vera e propria mobilitazione di massa non solo delle
forze comuniste e di “sinistra alternativa”, ma anche di partiti e movimenti
di diversa ispirazione (ad esempio, in alcuni paesi, come la Grecia, l’intero
arco delle forze democratiche, anche quelle al governo di centro-destra, si
schiererà unanimemente contro l’iniziativa anticomunista nell’Assemblea Parlamentare
del Consiglio d’Europa), il CPF del PRC di Torino invita ad assumere analoghe
iniziative di pressione anche nel nostro paese.
Approvato all’unanimità