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al P.d.C.I.
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| roccasecca,
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11
gennaio 2006 |
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Crimini
dei regimi comunisti
Riceviamo dal dipartimento Esteri del PdCI e volentieri inoltriamo,
chiedendovi di diffondere al massimo. Vi chiediamo un impegno forte per
sensibilizzare, oltre ai Parlamentari Europei di vostro riferimento, anche i
compagni e gli antifascisti con cui siete in contatto.
Fascismo e comunismo, lungi dall'essere accomunabili per qualsiasi aspetto
del loro sviluppo storico, sono e restano antitetici, e tale fatto va
riaffermato con forza prima che passi fra la gente questa ennesima
mistificazione.
Aggiungete i vostri commenti e contributi, ma non lasciate che questa
battaglia manchi della forza necessaria per non finire in sordina. Fateci
sapere.
Fraterni saluti.
Alle
deputate e ai deputati dell’Unione Membri dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio
d’Europa Achille Occhetto, Andrea Manzella, Andrea Rigoni, Fausto Giovannelli,
Franco Danieli, Gerardo Bianco, Gerardo Oliverio, Giovanna Meandri, Giovanni Crema,
Marida Bolognesi, Milos Budin, Rino Piscitello, Tana De Zulueta, Umbreto Ranieri.
Care/i amici/che,
come voi saprete nella sua ultima riunione la Commissione politica della Assemblea
Parlamentare del Consiglio d’Europa ha deciso di portare alla prossima sessione
della Plenaria una risoluzione tesa ad ottenere una condanna internazionale del
comunismo. Purtroppo il Partito dei Comunisti Italiani non dispone di una propria
rappresentanza nell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e quindi non
potremo manifestare direttamente in quella sede la nostra posizione in merito.
Vogliamo però rivolgerci a voi, parlamentare dei partiti dell’Unione, perché in
relazione a questo voto teniate in considerazione anche le opinioni di un partito
vostro alleato. Il testo proposto dalla Commissione è un chiaro esempio di neo
maccartismo. L’obiettivo fondamentale dei proponenti di tale risoluzione è quello
di trasformare il Consiglio d’Europa in un tribunale della Storia che possa mettere
sullo stesso piano il nazismo ed il comunismo. Non solo. Esplicitamente i proponenti
non si limitano ad elencare in modo generico i “crimini” del passato ma intendono
accomunare nella condanna quegli stati e quei partiti che ancora si richiamano
al comunismo. Siamo di fronte alla prosecuzione di una campagna ideologica reazionaria
che nulla ha a che fare con una seria riflessione storica e politica sul novecento.
Siamo di fronte ad una caccia alle streghe che nega la complessità dei fenomeni
e la diversità delle storie che hanno comunque visto milioni e milioni di persone
lottare nel nome del comunismo per la libertà e l’emancipazione. Non siamo qui
a richiamare con voi la specifica storia del movimento comunista in Italia che
è stato uno degli attori principali della conquista della libertà prima e della
costruzione e difesa delle istituzioni democratiche poi. Ancora oggi milioni di
italiani sono orgogliosi di essere o di essere stati comunisti e con ciò essi
intendono essere stati protagonisti della vita democratica e civile del nostro
paese. Allo stesso modo non si pensi che noi del PdCI non vogliamo fare i conti
anche con le tragedie immani che hanno portato alla caduta di molti regimi che
al socialismo si erano ispirati. Senza quelle tragedie e quegli errori, che hanno
avuto spesso come prime vittime proprio sinceri comunisti, non si potrebbe capire
la sconfitta storica che abbiamo alle nostre spalle. Una condanna unilaterale
e semplicistica che accomuna tutto in un unico calderone per dedurne la liquidazione
totale di una idea è inaccettabile e non serve in primis per evitare che fenomeni
come questi si ripetano. Bisognerebbe poi ricordare anche il contesto in cui si
svolse lo scontro bipolare ed il fatto che il socialismo “realizzato” consentì
a paesi e popoli di uscire dal sottosviluppo, dalla fame, dall’analfabetismo e
fu fondamentale punto di riferimento e sostegno per le lotte di liberazione che
portarono alla decolonizzazione di interi continenti. Purtroppo, ciò che abbiamo
di fronte a noi non è una discussione su questi temi ma il tentativo di riscrivere
la memoria collettiva di intere collettività pochi mesi dopo le celebrazioni del
60° anniversario della comune vittoria dei popoli europei contro il nazismo. Quella
vittoria non sarebbe stata possibile senza l’apporto fondamentale dei comunisti
e delle organizzazioni, anche statuali, che allora essi dirigevano. L’ideale comunista
ha motivato molti di coloro che a Stalingrado e Leningrado hanno cambiato la storia
fermando Hitler ed il suo piano di dominio e sterminio. L’organizzazione comunista
è stata fondamentale nella lotta clandestina contro la barbarie fascista in quasi
tutti i paesi europei. Noi riteniamo quindi che il Consiglio d’Europa cambierebbe
in qualche modo la propria natura se una risoluzione di questo tipo venisse approvata
dato che esso nasce proprio come spazio di incontro tra i vincitori nella comune
lotta contro la barbarie nazista. La sua stessa “rifondazione” del 1993 cambierebbe
di segno se si accettasse l’ipotesi che l’elemento ispiratore dell’azione del
Consiglio d’Europa sia d’ora in avanti l’anticomunismo. E’ poi paradossale che
possa solo essere ipotizzata una “condanna” di questo tipo quando, proprio tra
i paesi componenti il Consiglio, ci sono Stati dove i diritti umani e democratici
non solo non sono assicurati ma vengono sistematicamente negati. Mentre i proponenti
si “stupiscono” che in molti paesi europei ci siano ancora partiti comunisti e
vogliono addirittura intervenire direttamente nelle discussioni interne di queste
organizzazioni censurando alcuni o concedendo ad altri la patente di “democratici”,
noi ci scandalizziamo invece che nessuno ricordi come in molti dei paesi membri
del consiglio d’Europa essere comunisti è già proibito o rischia di esserlo. Grave
è ad esempio ciò che sta accadendo proprio in questi giorni nella Repubblica Ceca
dove si pretende di mettere fuori legge organizzazioni di partito con la stessa
motivazione (“predicano la lotta di classe”) che usarono i nazisti e i fascisti
per giustificare le loro violenze contro le organizzazioni operaie nel secolo
scorso. Care amiche e cari amici, L’idea di “condannare” una idea politica è aberrante
e rischia di criminalizzare milioni di persone che in Europa ed in tutto il mondo
lottano per una società più giusta e libera. Siamo quindi sicuri che voi respingerete
questo tentativo reazionario.
Un caro saluto
Iacopo Venier Responsabile Politiche
Internazionali Segreteria Nazionale del PdCI
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MOZIONE (progetto 23 dicembre 2005)
No al Maccarthysmo europeo
L'Europa prenderà la via del Maccarthysmo alla maniera degli Stati Uniti da qui ad una cinquantina di anni? Si uccideranno le libertà d'espressione e d'organizzazione "in nome della democrazia"?
Il 14 dicembre 2005, a Parigi, la Commissione per le questioni politiche dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (APCE) ha approvato un progetto di risoluzione introdotto da Göran Lindblad del partito popolare europeo/Democrazia cristiana (PPE/Cd), intitolato "Necessità di una condanna internazionale dei crimini dei regimi comunisti totalitari". Questo progetto, dovrebbe essere sottoposto alla sessione plenaria dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa che si terrà dal 23 al 27 gennaio 2006.
Fra quelli che hanno approvato il progetto, vi sono parlamentari di paesi che non esitano ad imprigionare dirigenti di partito e di movimenti popolari, pur chiudendo gli occhi sulla reintroduzione di simboli hitleriani e tollerando l'impunità di vecchi criminali di guerra.
Questo progetto non mira a condannare gli autori di atti deplorevoli, ma a stigmatizzare tutto il movimento e l'ideologia comunista che sarebbe "ovunque ed in tutte le epoche in cui è stata messa in pratica, che sia in Europa o altrove, sempre sfociata in un terrore massiccio, crimini e violazioni dei diritti dell'uomo su larga scala". Il progetto nega così che l'ideologia ed il movimento comunista fanno parte della storia del movimento operaio e del progresso sociale e criminalizzano un pensiero progressista ereditato dai Lumi e che aspira al cambiamento sociale, economico e politico.
Il progetto nega anche il ruolo determinante dell'Unione sovietica e del movimento comunista nella lotta contro l'orrore nazista. Ricordiamo le parole di Albert Einstein quando la macchina nazista fino ad allora imbattuta, fu fermata a Stalingrado: "Senza la Russia, questi cani sanguinari (...) avrebbero raggiunto il loro scopo o, in ogni caso, si sarebbero avvicinati".
La risoluzione, se fosse votata, condurrebbe ad una storia ufficiale dell'URSS e del comunismo, paralizzando le ricerche storiche ed impedendo un dibattito oggettivo sul bilancio comparativo dei sistemi capitalisti e comunisti. Essa, aprirebbe, inoltre, la via ad una caccia alle streghe - simile al Maccarthysmo degli anni 50 - contro i ricercatori che non volessero sottoporsi a questa storia ufficiale. Dobbiamo garantire la libertà di ricerca e d'espressione degli scienziati contro una versione europea attualizzata di Maccarthysmo .
Criminalizzazione dei paesi socialisti e partiti comunisti attuali
La risoluzione esige che "i presunti interessi nazionali non impediscano (...) di criticare i regimi comunisti totalitari attuali (...) in alcuni paesi del mondo (...) in cui crimini continuano a essere commessi". Questo progetto di risoluzione criminalizza così i paesi socialisti attuali e prepara gli animi alle aggressioni militari, già minacciate dall'amministrazione Bush, varie volte.
Criticando il fatto che "dei partiti comunisti siano legali ed ancora attivi in alcuni paesi, quando a volte non hanno neppure preso le distanze dai crimini commessi in passato da regimi comunisti totalitari ", il progetto prepara la messa fuori la legge di questi partiti.
Una minaccia per tutto il movimento sindacale
Oltre al comunismo, il progetto di risoluzione va a criminalizzare il concetto anche di lotta di classe, "utilizzata per giustificare i crimini". In questo modo minaccia tutto il movimento operaio e sindacale in Europa che vuole opporsi oggi alle politiche neo-liberiste.
Le popolazioni dell’Europa dell'Est sono immerse in una miseria sconosciuta prima. In tutta l'Europa i lavoratori, i giovani in particolare, si preoccupano per il loro futuro. La disoccupazione aumenta, le conquiste sociali sono state smantellate, i diritti democratici e sindacali sono minacciati, e le guerre sono ricomparse dentro come fuori dell'Europa (Jugoslavia, Afghanistan, Iraq). Per gli iniziatori del progetto, "la condanna dei crimini commessi svolge un ruolo importante nell'istruzione data alle giovani generazioni." Una posizione chiara della Comunità internazionale su questo passato potrebbe fungere loro da riferimento per la loro azione futura ".
Questa citazione rivela che tale strategia entra nella logica di una lotta politica favorevole e non in quella della ricerca della giustizia. Costituisce, d'altra parte, un riconoscimento della profondità del rifiuto popolare delle politiche applicate all'Europa orientale.
Oggi i comunisti, domani i sindacalisti e gli "altermondialisti" e dopodomani...?
Noi, sottoscritti, facciamo appello ai parlamentari dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa affinché respingano fermamente questo progetto di risoluzione.
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BOZZA DI TRADUZIONE
VERSIONE PROVVISORIA DELLA MOZIONE
"LA NECESSITÀ DI UNA CONDANNA INTERNAZIONALE DEI CRIMINI DEL COMUNISMO"
EMANAZIONE DEL CONSIGLIO D’EUROPA
I. Progetto di risoluzione
1. L'Assemblea rinvia alla sua risoluzione 1096 (1996) sulle misure di smantellamento dell'eredità delle vecchie forme di governo totalitarie comuniste.
2. I regimi comunisti totalitari che esistevano in Europa centrale ed orientale nel secolo scorso, e che esistono sempre in molti paesi del mondo, sono stati segnati senza eccezione da violazioni massicce dei diritti dell'uomo. Queste violazioni, chi variavano secondo la cultura, il paese ed il periodo storico, includevano gli assassini e le esecuzioni, che siano individuali o collettivi, i decessi in campi di concentrazione, la morte con la fame, le deportazioni, la tortura, il lavoro forzato ed altre forme di terrore fisico collettivo.
3. I crimini sono stati giustificati in nome della teoria della lotta delle classi e del principio della dittatura del proletariato. L'interpretazione di questi due principi rendeva legittima "l'eliminazione" delle categorie di persone considerate come parassiti alla costruzione di una società nuova e, di conseguenza, come ostili dei regimi comunisti totalitari. In ogni paese, le vittime erano soprattutto nazionali. Era il caso in particolare delle popolazioni delle ex-URSS dove vi fu un numero molto più alto di vittime rispetto a quelle di altre nazionalità.
4. L'Assemblea riconosce che nonostante i crimini dei regimi comunisti totalitari, alcuni partiti comunisti europee hanno lavorato alla realizzazione della democrazia.
5. La caduta dei regimi comunisti totalitari dell'Europa centrale ed orientale non è stata seguita né da un'indagine internazionale esauriente ed approfondita, né di un dibattito sui crimini commessi da questi regimi. Inoltre, i crimini in questione non sono stati condannati dalla Comunità internazionale, come è stato il caso dei crimini orribili commessi in nome del socialismo nazionale (nazismo).
6. Di conseguenza, il grande pubblico è molto poco cosciente dei crimini commessi dai regimi comunisti totalitari. I partiti comunisti sono legali ed ancora attivi in alcuni paesi, quando a volte neppure non hanno neppure preso le distanze dai crimini commessi in passato da regimi comunisti totalitari.
7. L'Assemblea è convinta che la presa di coscienza della storia sia una delle condizioni da soddisfare per evitare che crimini simili si riproducano in futuro. Inoltre, il giudizio morale e la condanna dei crimini commessi svolgono un ruolo importante nell'istruzione data alle giovani generazioni. Una posizione chiara della Comunità internazionale su questo passato potrebbe servire loro da riferimento per la loro azione futura.
8. Inoltre, l'Assemblea ritiene che le vittime di crimini commessi da regimi comunisti totalitari, ancora in vita o le loro famiglie, fanno appello alla compassione, la comprensione ed il riconoscimento delle loro sofferenze.
9. Restano regimi comunisti totalitari in alcuni paesi del mondo, e dei crimini continuano a esservi commessi. Gli interessi nazionali non devono impedire ai paesi di criticare i regimi comunisti totalitari attuali, quando questi meritano di essere criticati. L'Assemblea condanna vivamente tutte queste violazioni dei diritti dell'uomo.
10. I dibattiti e le condanne che hanno avuto luogo fino ad oggi a livello nazionale in alcuni Stati membri del Consiglio d'Europa non possono dispensare la Comunità internazionale dal prendere chiaramente posizione sui crimini commessi dai regimi comunisti totalitari. Ha l'obbligo morale di farlo senza più aspettare.
11. Il Consiglio d'Europa è nella posizione di lanciare tale dibattito a livello internazionale. Tutti i vecchi paesi comunisti dell'Europa, ad eccezione della Bielorussia, ne sono oggi membri, e la tutela dei diritti dell'uomo e lo Stato di diritto sono i valori fondamentali che esso difende.
12. Di conseguenza, l'Assemblea parlamentare condanna con vigore le violazioni massicce dei diritti dell'uomo commesse dai regimi comunisti totalitari e rende omaggio alle vittime di questi crimini.
13. Inoltre, invita tutti i partiti comunisti o post-comuniste dei suoi Stati membri che non lo hanno ancora fatto a riesaminare la storia del comunismo ed il loro passato, a prendere chiaramente le distanze dai crimini commessi dai regimi comunisti totalitari e condannarli senza ambiguità.
14. L'Assemblea ritiene che la chiarezza di questa posizione adottata dalla Comunità internazionale favorirà la prosecuzione della riconciliazione. Inoltre, occorre sperare che incoraggerà gli storici del mondo intero a continuare i loro obiettivi di ricerca che sono di stabilire e verificare obiettivamente lo svolgimento dei fatti.
II. Progetto di raccomandazione
1. L'Assemblea parlamentare rinvia alla sua risoluzione 1096 (1996) sulle misure di smantellamento dell'eredità delle vecchie forme di governo totalitarie comuniste ed alla sua risoluzione... sulla necessità di una condanna internazionale dei crimini dei regimi comunisti totalitari
2. L'Assemblea ritiene che è urgente organizzare un dibattito internazionale approfondito ed esauriente sui crimini commessi dai regimi comunisti totalitari in attesa di suscitare della compassione, della comprensione e del riconoscimento per tutti coloro che sono stati toccati da questi crimini.
3. È convinta che il Consiglio d'Europa, organizzazione che comprende lo Stato di diritto e la tutela dei diritti dell'uomo, dovrebbe prendere chiaramente posizione sui crimini commessi dai regimi comunisti totalitari.
4. Di conseguenza, l'Assemblea chiede urgentemente al Comitato dei Ministri:
i. di provvedere a istituire un comitato composto da esperti indipendenti, incaricato di raccogliere ed analizzare informazioni e la legislazione relative alle violazioni dei diritti dell'uomo commesse sotto diversi regimi comunisti totalitari;
ii. di approvare una dichiarazione ufficiale a favore della condanna internazionale dei crimini commessi dai regimi comunisti totalitari, e di rendere omaggio alle vittime di questi crimini, indipendentemente dalla loro nazionalità;
iii. di lanciare una campagna pubblica di sensibilizzazione ai crimini commessi dai regimi comunisti totalitari a livello europeo;
iv. di organizzare una conferenza internazionale sui crimini commessi dai regimi comunisti totalitari con la partecipazione di rappresentanti dei governi, parlamentari, universitari, esperti ed ONG.
v. esortare gli Stati membri del Consiglio d'Europa che sono stati governati da regimi comunisti totalitari:
a. a provvedere a istituire comitati composti da esperti indipendenti incaricati di raccogliere ed analizzare informazioni sulle violazioni dei diritti dell'uomo commesse sotto il regime comunista totalitario a livello nazionale in attesa di collaborare strettamente con un comitato di esperti del Consiglio d'Europa;
b. a rivedere la legislazione nazionale per renderla interamente conforme alla raccomandazione (2000) 13 del Comitato dei ministri su una politica europea di comunicazione degli archivi;
c. a lanciare una campagna nazionale di sensibilizzazione ai crimini commessi in nome dell'ideologia comunista, includendo la revisione dei manuali scolastici e l'introduzione di un giorno commemorativo per le vittime del comunismo e l'apertura di musei;
d. ad incoraggiare le Comunità locali a stabilire monumenti commemorativi che rendono omaggio alle vittime dei regimi comunisti totalitari.
III. Motivazione
I. INTRODUZIONE
1. La caduta dei regimi comunisti dell'Europa centrale ed orientale, all'inizio degli anni 90, ha aperto numerose discussioni sulla valutazione politica e giuridica degli atti e dei crimini commessi in nome dell'ideologia comunista. La responsabilità degli autori di questi atti e le eventuali prosecuzioni contro di loro, sono ormai temi pubblicamente trattati. In tutti i paesi in passato comunisti, dibattiti hanno avuto luogo a questo riguardo sul piano nazionale e molti hanno adottato leggi specifiche sulla "decomunistizzazione" e/o la depurazione.
2. In tutti i paesi interessati, questo aspetto è stato considerato come uno degli elementi di un processo più ampio di smantellamento del sistema precedentemente in funzione e del passaggio alla democrazia. Era percepito come una questione di ordine interno e gli orientamenti dati dalla Comunità internazionale, ed in particolare da parte del Consiglio d'Europa, erano centrati sulla prevenzione di eventuali violazioni dei diritti dell'uomo.
3. In questo spirito, due relazioni dell'assemblea parlamentare sulle misure di smantellamento dei regimi totalitari comunisti sono state elaborate da M. Espersen e M. Severin per conto della commissione delle questioni giuridiche e dei diritti dell'uomo, rispettivamente nel 1995 e 1996. Il primo è stato rinviato alla Commissione dopo un dibattito all'Assemblea, il secondo ha condotto all'adozione della risoluzione 1096.1996).
4. Tuttavia, il Consiglio d'Europa, come altre organizzazioni intergovernative internazionali, non ha finora iniziato una valutazione generale dei regimi comunisti, esaminato seriamente i crimini commessi nel loro nome né li ha condannati pubblicamente. Per quanto difficile sia capire perché, non ci sono stati dibattiti seri, approfonditi, sull'ideologia che è stata all'origine di un terrore generalizzato, di violazioni massicce dei diritti dell'uomo, della morte di milioni di persone e che ha disciplinato la sorte di nazioni intere. Mentre il nazismo, un altro regime totalitario del 20° secolo, oggetto di indagini, è stato condannato a livello internazionale, gli autori dei crimini sono stati giudicati, crimini simili commessi in nome del comunismo non sono mai stati oggetto né di indagini né di alcuna condanna internazionale.
5. L'assenza di condanna internazionale può spiegarsi in parte con l'esistenza di paesi i cui governi continuano ad aderire all'ideologia comunista. Il desiderio di mantenere buone relazioni con alcuni di loro può dissuadere alcuni attori politici dal trattare questo argomento difficile. Inoltre, molte personalità politiche ancora in attività hanno sostenuto, in un modo o in un altro, i regimi comunisti. Per ragioni ovvie, preferiscono che la questione della responsabilità non sia trattata. Esistono, in molti paesi europei, partiti comunisti che non hanno formalmente condannato i crimini del comunismo. Infine, e questo punto non è il meno importante, elementi dell'ideologia comunista, come l'uguaglianza o la giustizia sociale, continuano a sedurre numerosi membri della classe politica, che temono che la condanna dei crimini del comunismo sia assimilata ad una condanna dell'ideologia comunista.
6. Il vostro relatore tuttavia è convinto della necessità urgente di un dibattito pubblico sui crimini del comunismo e della loro condanna a livello internazionale. Questo dibattito e questa condanna dovrebbero intervenire senza più ritardi, per molte ragioni. Innanzitutto, per quanto riguarda la percezione nel pubblico, dovrebbe essere chiaro che tutti i crimini, anche quelli commessi in nome di un'ideologia che raccomanda gli ideali più rispettabili come l'uguaglianza e la giustizia, sono da condannare, e che questo principio non ammette alcuna eccezione. Questo aspetto è particolarmente importante per le giovani generazioni che non hanno un'esperienza personale dei regimi comunisti. Una posizione chiara della Comunità internazionale su questo passato potrebbe fungere loro da riferimento per la loro azione futura.
7. Sembrerebbe che un tipo di nostalgia del comunismo sia ancora presente in alcuni paesi, di qui il pericolo che i comunisti riprendono il potere nell'uno o l'altro di questi paesi. La presente relazione dovrebbe contribuire ad una presa di coscienza generale della storia di questa ideologia.
8. D'altra parte, finché vittime dei regimi comunisti o dei membri delle loro famiglie saranno ancora in vita, non è troppo tardi per concedere loro una ricompensa morale delle loro sofferenze.
9. Ultima ragione, ma non inferiore: regimi comunisti sono ancora in vita in alcuni paesi e crimini sono ancora commessi in nome del comunismo. Ai miei occhi, il Consiglio d'Europa, Organizzazione che comprende i diritti dell'uomo, non il diritto di restare indifferente e calmo anche se questi paesi non appaiono fra i suoi membri. La condanna internazionale rafforzerà le argomentazioni e la credibilità dell'opposizione interna in questi paesi e potrebbe contribuire ad evoluzioni positive. È il meno che l'Europa, che fu la culla dell'ideologia comunista, possa fare per questi paesi.
10. Occorre sottolineare che, in questa relazione, non è in nessun modo in questione di assegnare un compenso finanziario alle vittime dei crimini comunisti, e che la sola ricompensa auspicata è di natura morale.
11. Il 15° anniversario della caduta dei regimi comunisti in numerosi paesi offre un'occasione favorevole a tale iniziativa. Il Consiglio d'Europa è in una buona posizione per questo, visto che circa la metà degli Stati membri hanno avuto esperienza di regimi comunisti.
12. Nel quadro dell'elaborazione della presente relazione la Commissione ha organizzato un'udienza con la partecipazione di eminenti personalità le cui conoscenze approfondite in materia hanno apportato un importante contributo a questo lavoro. (Vedere il programma dell'udienza - allegato 1). Mi sono anche recato in missione d'informazione in Bulgaria (16 maggio 2005), in Lettonia (3 giugno 2005), ed in Russia (16-17 giugno 2005) (vedere in allegato i programmi delle visite - allegati 2-4). Desidero esprimere la mia gratitudine alle delegazioni parlamentari di questi paesi per l'aiuto fornito alla preparazione di queste visite.
13. Tengo a sottolineare che la presente relazione non pretende in alcun modo di tracciare una tabella completa dei crimini comunisti. La ricerca storica deve essere lasciata agli storici ed esiste già una letteratura abbondante su questo argomento di cui mi sono servito ad elaborare la presente relazione, essendo quest'ultima concepita come una valutazione politica dei crimini del comunismo.
II. BREVE PRESENTAZIONE GENERICA DEI REGIMI COMUNISTI
14. I regimi comunisti, come quelli studiati in questa relazione, si definiscono con un certo numero di caratteristiche, in particolare la sovranità di un partito unico di massa legato, almeno a parole, all'ideologia comunista. Il potere è concentrato tra le mani di un piccolo numero di dirigenti del partito, che non sono obbligati a rendere conto né di rispettare il primato del diritto
15. Il partito esercita sullo Stato un controllo tale che la delimitazione tra queste due nozioni non è netta, e questo controllo si estende, inoltre, a tutti gli aspetti della vita quotidiana della popolazione, ad un grado senza precedenti.
16. Il diritto d'associazione non esiste, il pluralismo politico è abolito e qualsiasi opposizione, come ogni tentativo d'organizzazione indipendente, sono rigorosamente represse. D'altra parte, la mobilizzazione di massa tramite il partito o delle sue organizzazioni satelliti è incoraggiata, ed a volte anche imposta.
17. Per garantire il loro dominio sulla sfera pubblica e prevenire ogni azione che sfugge al loro controllo, questi regimi sviluppano le forze di polizia ad un punto mai raggiunto, stabiliscono reti di informatori ed incoraggiano la delazione. L'ampiezza delle formazioni di polizia ed il numero di informatori segreti hanno subito variazioni secondo le epoche ed i paesi, ma hanno sempre superato di gran lunga le cifre degli stati democratici.
18. I mezzi di comunicazione di massa sono monopolizzati e/o sorvegliati dallo Stato. Una censura rigorosa preliminare è generalmente applicata. Di conseguenza, il diritto all'informazione è violato e non esiste una stampa libera.
19. La nazionalizzazione dell'economia, caratteristica permanente del comunismo direttamente legato alla sua ideologia, impone restrizioni alla proprietà privata ed all'attività economica individuale. Pertanto, i cittadini sono più vulnerabili riguardo allo Stato che ha il monopolio dell'occupazione e rappresenta la sola fonte possibile di redditi.
20. Il sistema di potere comunista è durato oltre ottanta anni nel paese in cui è nato, la Russia ribattezzata Unione Sovietica. Negli altri paesi europei, la sua durata è stata di circa quarantacinque anni. Fuori dell'Europa i partiti comunisti sono al potere da oltre cinquanta anni in Cina, nella Corea del Nord ed in Vietnam, da oltre quaranta anni a Cuba e da trenta anni in Laos. Molti stati dell'Africa, dell’Asia e del Sudamerica, allora sotto l’influenza sovietica hanno avuto per un certo tempo dei governi comunisti.
21. Più di venti paesi, su quattro continenti, possono dire di essere stati comunisti o sotto regime comunista per un certo periodo. Oltre all'Unione sovietica ed i suoi sei satelliti europei, l'elenco comprende l'Afghanistan, l'Albania, l'Angola, il Benin, la Cambogia (Kampuchea), la Cina, il Congo, Cuba, l'Etiopia, la Corea del Nord, il Laos, la Mongolia, il Mozambico, il Vietnam, lo Yemen del Sud e la Jugoslavia.
22. Prima del 1989 il numero di persone che vivevano sotto un regime comunista toccava più di uno miliardo.
23. La loro longevità e la loro espansione geografica hanno comportato differenze e modifiche nelle pratiche di questi regimi in funzione dei paesi, delle culture e delle epoche. I regimi comunisti si sono evoluti, sotto l'effetto della loro dinamica interna o in reazione alla situazione internazionale. È difficile comparare i governi comunisti con il potere nella Russia del 1930, l'Ungheria del 1960 o la Polonia del 1980.
24. Tuttavia, nonostante questa diversità, si possono senza dubbio individuare caratteristiche comuni ai regimi comunisti storici, indipendentemente dal paese, la cultura o il periodo. Una del più manifesta di queste caratteristiche è la violazione ovvia dei diritti dell'uomo.
III. I CRIMINI DEL COMUNISMO
25. I regimi comunisti sono stati segnati da una violazione massiccia dei diritti dell'uomo, fin dall'origine. Per arrivare al potere e mantenersi, i regimi comunisti sono andati oltre agli assassini individuali e ai massacri su scala locale ed hanno integrato i metodi criminali nel sistema di governo. È vero che alcuni anni dopo aver stabilito il regime, nella maggior parte dei paesi europei, ed al termine di dieci anni in Unione sovietica ed in Cina, il terrore ha perso un po' della sua violenza iniziale. Tuttavia, la "memoria del terrore" ha svolto un ruolo importante nelle società, la minaccia potenziale che sostituisce le atrocità reali. Inoltre, se se ne sentiva la necessità, questi regimi ricorrevano al terrore come si è potuto vedere in Cecoslovacchia nel 1968, in Polonia nel 1971, 1976 e 1981 o in Cina nel 1989. Questa norma è valida per tutti i regimi comunisti, nelle cronistorie e nei fatti di attualità, indipendentemente dal paese.
26. Secondo valutazioni prudenti (le cifre esatte non sono conosciute) il numero di persone uccise dai regimi comunisti distribuiti per paesi o regioni si stabilisce come segue:
- Unione sovietica: 20 milioni di vittime
- Cina: 65 milioni
- Vietnam: 1 milione
- Corea del Nord: 2 milioni
- Cambogia: 2 milioni
- Europa orientale: 1 milione
- America latina 150.000
- Africa: 1,7 milione
- Afganistan: 1,5 milione
Queste cifre comprendono situazioni molto diverse: esecuzioni individuali e collettive, decesso nei campi di concentrazione, vittime della fame e delle deportazioni.
27. Le cifre quì sopra si basano su documenti storici e se si tratta soltanto di stima è perché si hanno buona ragione di pensare che siano in realtà molto più elevati. Purtroppo le restrizioni imposte all'accesso negli archivi, in Russia in particolare,non permettono di raggiungere una più grande verifica delle cifre esatte.
28. Una caratteristica tra le principali dei crimini del comunismo è stata la repressione che riguarda categorie intere di innocenti, il cui solo "crimine" era precisamente di appartenere a queste categorie. Così in nome dell'ideologia questi regimi hanno assassinato decine di milioni di contadini 'ricchi' (koulaks), aristocratici, borghesi, cosacchi, Ucraini ed altri gruppi.
29. Questi crimini sono il risultato diretto della teoria della lotta delle classi, che imponeva la necessità "dell'eliminazione" delle categorie di persone considerate non utili per la costruzione di una società nuova. Le vittime erano soprattutto nazionali.
30. Alla fine degli anni 20 in Unione sovietica la GPOU (ex Tchéka) instaurò quote: ogni zona era obbligata a consegnare un numero dato di "nemici di classe". Le cifre erano fissate centralmente dalla direzione della parte comunista. Gli enti locali dovevano dunque fermare, deportare o effettuare un numero fisso di persone, altrimenti erano esse stessi oggetto di persecuzioni.
31. In termini di numero di vittime, l'elenco dei più gravi crimini comunisti si stabilisce come segue:
- esecuzioni individuali e collettive di persone considerate come oppositori politici, senza giudizio o dopo un giudizio sommario, repressioni sanguinose di manifestazioni e di scioperi, esecuzione di ostaggi e prigionieri di guerra in Russia dal 1918 al 1922. In mancanza di accesso negli archivi (ed anche a causa dell'assenza di tracce documentarie di numerose esecuzioni) è impossibile dare cifre precise, ma le vittime si contano in decine di migliaia.
- morte per fame di circa 5 milioni di persone a causa delle requisizioni, soprattutto in Ucraina nel 1921-1923. La fame è stata utilizzata come arma politica da molti regimi comunisti e non soltanto dall'Unione sovietica.
- distruzione da 300.000 a 500.000 cosacchi tra il 1919 ed il 1920
- decesso di centinaia di migliaia di persone nei campi di concentramento. Anche là, l’impossibilità di accedere agli archivi blocca la ricerca.
- 690.000 persone sono state arbitrariamente condannate a morte ed giustiziate in occasione dell'ondata di "purghe" della parte comunista del 1937-38. Migliaia di altri sono stati deportati o inviati in campi. In totale tra il 1 ottobre 1936 ed il 1 novembre 1938 circa 1.565.000 persone fermate e 668.305 fra esse sono state effettuate. Secondo numerosi ricercatori queste cifre sono sottovalutate e dovranno essere verificate quando tutti gli archivi saranno stati resi accessibili.
- assassini massicci di circa 30.000 "koulaks" (contadini `ricchi') in occasione delle collettivizzazioni forzate del 1929-33.
Due milioni sono stati, d'altra parte, deportati tra il 1930 ed il 1932.
- migliaia di cittadini ordinari, imputati di mantenere relazioni con il "nemico" sono stati giustiziati nel periodo che precede la seconda guerra mondiale. Nel 1937, ad esempio, circa 144.000 persone, accusate di avere contatti con i polacchi che vivono in Unione Sovietica, sono state giustiziate. Nel 1937 anche, 42.000 persone sono state giustiziate poiché avevano di relazioni con lavoratori tedeschi in URSS.
- 6 milioni di ucraini sono morti di fame sotto l'effetto di una politica mirata negli anni 1932-33.
- assassinii e deportazioni di centinaia di migliaia di polacco, Ucraini, Lituano, Lettone, Estoni, Moldaves ed abitanti della Bessarabia nel 1939-41 e 1944-45;
- deportazioni dei tedeschi della Volga nel 1941, Tatari della Crimea nel 1943, ceceni ed Ingouchi nel 1944;
- deportazioni e distruzioni di un quarto della popolazione della Cambogia tra il 1975 ed il 1978;
- milioni di vittime delle politiche criminali di Mao Zedong in Cina e Kim Il Sun nella Corea del Nord. In questo caso anche l'assenza di documenti non permette di dare cifre precise;
- numerose vittime in altre parti del mondo, Africa, Asia ed America latina, in paesi che si dicono comunisti e si riferiscono esplicitamente all'ideologia comunista.
Quest'elenco non è assolutamente esauriente. Non c'è letteralmente un paese (o una regione) sotto regime comunista che non sia in grado di elaborare il suo elenco di sofferenze.
32. I campi di concentramento stabiliti dal primo regime comunista fin dal settembre 1918 sono diventati uno dei simboli più imbarazzati dei regimi comunisti. Nel 1921 se ne contavano già 107 e più di 50.000 persone vi erano detenute. Il tasso di mortalità estremamente elevato che li caratterizzava può essere illustrato dall'esempio del campo di Kronstadt: su 6.500 prigionieri internati nel marzo 1921, 1.500 era ancora in vita un anno più tardi.
33. Nel 1940, il numero di prigionieri raggiungeva 2.350.000 distribuiti in 53 campi di concentramento, 425 colonie speciali, 50 colonie per minatori e 90 case per neonati.
34. Durante gli anni 40, la media dei prigionieri era di 2,5 milioni in qualsiasi momento. Considerando la forte mortalità, questa cifra significa che il numero delle persone che sono state internate era molto più elevato.
35. Riassumendo, da 15 a 20 milioni di persone sono passati per i campi tra il 1930 ed il 1953.
36. Il sistema dei campi è stato adottato anche da altri regimi comunisti, in particolare da parte della Cina, la Corea del Nord, la Cambogia ed il Vietnam.
37. L'invasione di molti paesi da parte dell'esercito sovietico durante la seconda guerra mondiale è stata sistematicamente seguita da un terrore massiccio: arresti, deportazioni, assassini su larga scala. Fra i paesi più colpiti occorre citare la Polonia (secondo le stime 440.000 vittime nel 1939, fra cui gli ufficiali polacchi prigionieri di guerra, a Katyn nel 1940), l'Estonia (175.000 vittime, di cui 800 ufficiali, ciò che rappresenta 17,5 della popolazione totale), la Lituania, la Lettonia (119.000 vittime), la Bessarabia e la Bucovina del nord.
38. La deportazione di popolazioni intere era una misura politica costante, in particolare durante la seconda guerra mondiale. Nel 1940/41, circa 330.000 cittadini polacchi che abitavano le zone occupate dall'esercito sovietico sono stati trasferiti di forza nell'est dell'Unione sovietica, soprattutto al Kazachistan;. 900.000 tedeschi della regione della Volga sono stati deportati nell'autunno 1941; 93.000 Kalmouks nel dicembre 1943; 521.000 ceceni ed ingouchi nel febbraio 1944; 180.000 Tatari della Crimea nel 1944. Affinché l'elenco sia completo, occorre citare anche i lettoni, i lituani, gli estoni, i greci, i bulgari, i armeni della Crimea, i Turchi Meskhètes, ed i kurdi del Caucaso.
39. La deportazione toccava anche gli oppositori politici. A partire dal 1920, gli oppositori politici della Russia erano inviati alle isole Solovki. Nel 1927, il campo costruito in queste isole ospitava 13.000 prigionieri, di 48 nazionalità diverse.
40. I crimini più violenti dei regimi comunisti, come l'omicidio di massa ed il genocidio, la tortura, il lavoro forzato ed altre forme di terrore fisico collettivo, sono continuati in Unione sovietica e, ad un grado inferiore, negli altri paesi europei, fino alla morte di Stalin.
41. A partire dalla metà degli anni 50, il terrore è considerevolmente diminuito nei paesi comunisti, ma la persecuzione selettiva di diversi gruppi ed individui è continuata. Consisteva in sorveglianza poliziesca, in arresti, imprigionamenti, ammende, trattamenti psichiatrici forzati, diverse restrizioni della libertà di movimento, discriminazioni nell'occupazione che comporta spesso la povertà e l'esclusione professionale, l’umiliazione e la diffamazione pubbliche. I regimi comunisti europei post-staliniani hanno sfruttato il timore di persecuzioni potenziali, molto diffusa e bene presente nella memoria collettiva. A lungo termine, tuttavia, la memoria degli orrori scorsi si è gradualmente attenuata, perdendo della sua influenza sulle giovani generazioni.
42. Tuttavia, anche in questi periodi relativamente calmi, i regimi comunisti si sono mostrati capaci di ricorrere ad una violenza massiccia se lo giudicavano necessario, come hanno mostrato gli eventi dell'Ungheria nel 1956, della Cecoslovacchia nel 1968 o della Polonia nel 1956, 1968, 1970 e 1981.
43. La caduta dei governi comunisti in Unione sovietica ed in altri paesi europei ha agevolato l'accesso ad alcuni archivi che attestano i crimini comunisti. Prima del 1990, questi archivi erano completamente inaccessibili. I documenti che vi si trovano costituiscono una fonte d'informazione importante sui meccanismi di governo e di presa di decisione, e completano le conoscenze storiche relative al funzionamento dei sistemi comunisti.
IV.CONCLUSIONI
44. Sembra che si possa dare per confermato che la dimensione criminale dei regimi comunisti non è stata il frutto delle circostanze, ma piuttosto la conseguenza di politiche deliberate concepite dai fondatori di questi regimi ancora prima che giungessero al potere. I dirigenti comunisti storici non hanno mai nascosto i loro obiettivi, che erano la dittatura del proletariato e l'eliminazione degli oppositori politici e delle categorie di popolazione incompatibili con il nuovo modello di società.
45. L'ideologia comunista, ovunque ed in tutte le epoche in cui è stata messa in pratica, che sia in Europa o altrove, è sempre risultata in terrore massiccio, crimini e violazioni dei diritti dell'uomo a grande scala. Chiunque analizza le conseguenze dell'applicazione di questa ideologia può soltanto constatare analogie con gli effetti della messa in pratica di un'altra ideologia del 20° secolo, il nazismo. Nonostante la loro ostilità reciproca, questi due regimi hanno in comune un certo numero di caratteristiche.
46. Tuttavia, se il carattere criminale e condannabile del regime nazista è rimasto incontestato, almeno durante un mezzo secolo, e se i suoi dirigenti e molti autori di crimini hanno dovuto pagare i conti, i regimi comunisti non hanno suscitato una reazione comparabile. I loro crimini sono stati raramente perseguiti e il numero dei loro autori non è stato mai portato in giudizio. Partiti comunisti operano ancora in alcuni paesi e non hanno mai preso le distanze dal periodo passato durante il quale hanno dato sostegno e collaborazione ai regimi comunisti criminali.
47. I simboli comunisti sono apertamente utilizzati ed il pubblico è molto poco cosciente dei crimini comunisti. Questo debole grado di coscienza è particolarmente sorprendente rispetto alla conoscenza che il pubblico ha dei crimini nazisti. L'istruzione data alle giovani generazioni in numerosi paesi non contribuisce certamente a ridurre questa divergenza.
48. Gli interessi politici ed economici di un certo numero di paesi influiscono sul livello delle critiche ad alcuni regimi comunisti ancora in vita. È particolarmente ovvio il caso della Cina.
49. Come relatore, ritengo che la condanna internazionale dell'ideologia e dei regimi comunisti non dovrebbe subire più ulteriori ritardi. Ciò dovrebbe essere fatto sia dell'Assemblea parlamentare, sia dal Comitato dei Ministri a livello intergovernativo. Personalmente, non condivido l'opinione di alcuni colleghi che deve essere fatta una distinzione netta tra l'ideologia e la pratica. L'ultimo deriva dalla prima e presto o tardi i buoni propositi iniziali vengono sopraffatti dal sistema totalitario a partito unico e dai suoi abusi.
50. Dovrebbe tuttavia essere chiaro che sono i crimini commessi in nome dell'ideologia comunista che devono essere condannati, e non un determinato paese. I russi stessi sono stati le prime e le più numerose vittime dell'ideologia comunista. In ogni paese in cui i comunisti hanno preso il potere, i crimini erano simili. Bisogna sperare che la presente relazione contribuirà alla prosecuzione di una riconciliazione fondata sulla verità storica e la comprensione della storia.
51. L'Assemblea dovrebbe raccomandare al Comitato dei Ministri la creazione di un comitato incaricato di condurre vaste ricerche che riguardano i crimini comunisti negli Stati membri del Consiglio d'Europa. Nello stesso tempo, gli Stati membri che non lo hanno ancora fatto dovrebbero essere urgentemente pregati di istituire, a livello nazionale, comitati simili che lavorino in cooperazione stretta con il comitato del Consiglio d'Europa.
52. Lo scopo ultimo dei lavori del comitato del Consiglio d'Europa e dei comitati nazionali sarebbe di stabilire i fatti e proporre misure concrete, volte a permettere una giustizia e risarcimenti rapidi e rendere omaggio alla memoria delle vittime.
53. Il successo dei lavori del comitato dipende evidentemente dall'accesso agli archivi, particolarmente in Russia. È per questo che, la legislazione pertinente dei paesi interessati, ed in particolare la Russia, dovrebbe rispettare la raccomandazione (2000) 13 del Comitato dei Ministri su una politica europea di comunicazione degli archivi.
54. Ultimo punto, ma non inferiore, il Comitato dei Ministri dovrebbe lanciare negli stati membri del Consiglio d'Europa una campagna di sensibilizzazione sui crimini del comunismo, che dovrebbe includere una revisione dei manuali scolastici. Gli Stati membri del Consiglio d'Europa dovrebbero essere incoraggiati a fare la stessa cosa a livello nazionale.