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| roccasecca, | 28 dicembre 2005 |
Facciamoci gli auguri.
Cercando se possibile di uscire dalla quotidiana
rassegnazione che ci mostra come necessarie ed ineludibili le peggiori
deformazioni della nostra stessa umanità. Vediamo di chiedere alla
mezzanotte del 31 di compiere un miracolo, per una volta. Non di quei
miracoli che mettono tutto a posto, non mettiamo a letto la coscienza ancora
una volta "sperando" che la Mesopotamia e la Palestina escano dalla guerra,
che Fallujah sia ricostruita, che Cuba sia lasciata in pace, che dell'Utri e
Previti vadano finalmente in galera ed in compagnia, che i prezzi tornino
sotto controllo, che l'Italia trovi un governo e si doti di una politica,
che la sanità, la scuola ed i servizi comincino piano piano a funzionare,
che i lavoratori non muoiano più nel tentativo di procurarsi da mangiare,
che la Val Susa sia smilitarizzata, e così avanti. Stavolta, chiediamone uno
vero, di miracolo. Cerchiamo di desiderare con tutte le nostre forze che
finisca il nostro assoggettamento, che riusciamo a credere che ciò che è
giusto è anche realizzabile, e che quello che sta accadendo non è la
naturale evoluzione dei rapporti umani ma è la loro sottomissione e
cancellazione in nome degli interessi di alcuni. Cerchiamo, questa volta, di
pensare un poco più in là, di vedere che abbiamo bisogno di altro, e che
possiamo costruirlo, conquistarlo, riprenderlo. Auguriamoci di riuscire a
guardare il mondo senza le lenti dell'eurocentrismo, per apprendere da chi
consideriamo con sufficienza e spesso con disprezzo borghese. Auguriamo a
noi stessi, ai nostri figli, a coloro verso i quali abbiamo responsabilità,
di riuscire a rimettere in campo tutta la nostra forza, tutte le utopie e le
speranze concretissime di un mondo migliore, che nasca dalla fatica di tutti
e non dalla schiavitù di molti. E auguriamoci di capire che perché questo
accada, è necessario che la vecchia Europa ritrovi sé stessa, uscendo
dall'inebriante illusione imperialista del mercato globale e tornando a???
parlare di socialismo. Sarebbe un miracolo troppo grande? Forse la
sopravvivenza della nostra dignità e della nostra esistenza non lo è
abbastanza? Noi, purtroppo o per fortuna, non crediamo nei miracoli, e non
pensiamo che il 2006 possa portare tutto questo. Ma crediamo nella forza dei
popoli, vediamo il risveglio dell'America Latina, di parti importanti
dell'Africa, di grandi popolazioni dell'Asia, e siamo certi di poter fare un
augurio non formale, che potrà realizzarsi con la nostra partecipazione:
l'augurio che il popolo d'Europa trovi la sua unità, la sua strada di
progresso civile oggi fortemente compromesso dalla cancellazione progressiva
dei grandi valori del Novecento democratico ed antifascista. Rimettere il
socialismo all'ordine del giorno, uscire dalla morsa delle compatibilità
capitalistiche, ripudiare l'imperialismo e con esso la guerra di dominio,
ridare senso attuale a idee ed ideali che mettano in crisi il pensiero
unico, il mercato unico, il sistema unico ed il dominio unico.
Facciamoceli, quindi, gli auguri. Sapendo che dovremo lavorare molto per
vederli concretizzati.
Fraterni AUGURI.
rossorosso.it