temi di discussione

la storia continua....

...iscriviti al P.d.C.I.


roccasecca, 7 Marzo, 2005
HOME
contatto e-mail

Buoni e cattivi

Su Repubblica è apparso uno sconcertante articolo di Filippo Ceccarelli, che si accompagna ad altre incredibili esternazioni di personaggi i più vari. Da Bertinotti a Sansonetti, da Casini a Polo, sembra una strana processione che agita dolenti mea culpa o paterne e severe ramanzine che hanno in comune l'affermazione della storica scoperta che anche nei servizi segreti esistono ed operano persone di altissima qualità, sia professionale che morale.
Che grandi osservatori, che studiosi raffinati, che straordinari intelletti illuminati di saggezza!
Chi ha mai pensato che nei servizi, o in altri apparati dello Stato che hanno operato contro la democrazia in modo torbido albergassero solo piduisti e facinorosi, fascisti e accattoni, faccendieri e malavitosi di ogni mafia, forse aveva un'idea da rotocalco della politica e dell'organizzazione dello Stato. E' invece evidente, anche dalle posizioni espresse nei decenni da dirigenti di massimo livello della sinistra non parolaia, da Togliatti a Berlinguer con tutti i passaggi intermedi, sindacalisti in prima fila, che la distinzione fra lavoratori della sicurezza e mestatori allineati al malaffare politico ed economico, è sempre stata la linea guida del pensiero e dell'azione del movimento operaio e democratico italiano.
Per quanto ci riguarda, pur rimanendo della modesta opinione che alla Diaz, a Bolzaneto, a Melfi, ad acerra ed altrove si siano espressi altri principi di servizio allo Stato, e si siano realizzate forme di adesione a progetti politici un tantinello distanti dalla Repubblica costituzionale e molto prossime all'eversione, pur ricordando bene tutte le storie italiane degli anni 70 e 80 in cui saltavano i treni e cadevano gli aerei, le banche, i cortei e le piazze esplodevano, non abbiamo mai creduto che lo Stato fosse occupato solo dai nostri nemici. Certo, quelli restano nostri nemici, anche quando vincono. Ma ci viene da ridere, nonostante tutto e nonostante Calipari, al solo pensiero che illustri cervelli si affatichino nel trovare oggi, sul sangue ancora caldo dell'eroico servitore dello Stato, spunti di furbesco ammiccamento all'ideologia della fine delle ideologie.
Ma cosa dimostrerebbe, il sacrificio di Nicola Calipari, che non abbiamo esitato a definire di dignità risorgimentale, secondo costoro? Che finora chi ha detto che nelle pieghe dell'organizzazione dello Stato si annidavano e proliferavano elementi ed organizzazioni parallele nemiche della libertà e della democrazia erano dei visionari, ideologicamente traviati da quella nefanda distorsione chiamata comunismo? E come si fa a chiedere e ventilare la resa di fronte all'avversario in nome di un atto di contrizione dettato dall'emozione sconvolgente di un assassinio e non da una riflessione su eventuali errori compiuti?
Ma fateci il piacere, e piuttosto cercate di evitare un secondo Cermis!
Vedete di onorare almeno un po' quel mandato che vi obbligherebbe, se rispettaste la Costituzione, a pretendere immediata ammissione di responsabilità a chi ha ammazzato un nostro funzionario come si ammazza una mosca, o un irakeno.
E fatelo, questo scatto di orgoglio, visto che di dignità non è il caso di parlare! Sì, va bene il cordoglio e la sofferenza, ma poi c'è la giustizia da ottenere, e c'è anche da riflettere su come coloro che stiamo servendo in una sporca guerra imperialista trattano i nostri funzionari, i nostri concittadini, il nostro Paese.


Giovanni Morsillo



HOME
contatto e-mail