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roccasecca, 21 dicembre 2005
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Ferrovie Italiane: alta velocità e bassa sicurezza

Alessandra Valentini

Roma 21 dicembre 2005

Erano le ferrovie più sicure d’Europa, avevano due macchinisti.
Oggi le ferrovie italiane si stanno adeguando agli “standard europei” in fatto di insicurezza. Tagli alla manutenzione ordinaria e straordinaria; licenziamenti e riduzione del personale di macchina e personale viaggiante; “spezzatino” di Fs in Rfi, Trenitalia e competenze regionali, con conseguente scarica barile su responsabilità ed interventi. Questo è l’andamento delle ferrovie italiane da diversi anni, per un po’ il sistema ha retto, ora siamo al collasso e nessuno – governo in primis – è intenzionato a correre ai ripari. Anzi tutte le iniziative intraprese da Azienda e governo vanno nella direzione di maggior guadagni, minor sicurezza. È in questa ottica che il trasporto locale e pendolari – quello comunque che coinvolge il maggior numero di utenti – è diventato la “cenerentola” del trasporto su rotaia: non solo incidenti, ma ritardi, incuria e sporcizia sono all’ordine del giorno. Invece di mettere in sicurezza, ammodernare e potenziare l’esistente si pensa all’Alta Velocità, un tipo di trasporto che sicuramente non coinvolge i pendolari, lavoratori, studenti che a milioni quotidianamente si spostano in tutto il Paese. Sono viaggiatori di serie “b”, sono i viaggiatori della Roma-Cassino, come quelli di Crevalcore, o quelli di Porretta Terme a Bologna. Ne ricordiamo solo alcuni ed il bilancio, tra morti è feriti, è quello di un paese in guerra. 20 dicembre, stazione di Roccasecca: circa 70 feriti, 10 gravi, una bambina in fin di vita. 7 gennaio 2005, stazione di Crevalcore: 10 morti e 50 feriti; 13 settembre 2004, treno Cuneo-Torino: 2 morti e 30 feriti; 14 maggio 2003, Roma, scontro tra Intercity: 12 feriti; 1 ottobre 2003, Porretta Terme: 1 morto e 127 feriti. Ci fermiamo qui per non proseguire con una lista drammatica di eventi. Ma di chi è la colpa? Dopo indagini e qualche commissione di inchiesta, spesso il responso è “errore umano”. Con questa soluzione Rfi, Trenitalia e governo pensano di risolvere ogni cosa e così tutto si fa ricadere sul lavoratore, che essendo umano, qualche volta può anche sbagliare. Ma il vero errore, l’”errore continuo” è quello dell’Azienda che su tutta la rete nazionale ancora non ha inserito un sistema di ripetizione segnali, che serve appunto a prevenire o sanare l’eventuale errore umano. Tutta la rete ferroviaria italiana è attraversata dai così detti “buchi neri”, tratte, cioè, non coperte dal sistema di sicurezza. La tratta Roma-Cassino è una di queste, il Sistema di controllo della marcia del treno (Scmt) dicono che sarebbe dovuto essere messo il funzione il 28 dicembre: troppo tardi. Ma la vita, come sempre, è tragica e grottesca al tempo stesso, e mentre alle 15,30 si consumava la tragedia alla stazione di Roccasecca, alla stazione Termini di Roma il binario 1 veniva messo a lucido per l’inaugurazione da parte di Berlusconi dell’Alta velocità sulla Roma-Napoli. A sera tarda è stato dato l’annuncio che l’inaugurazione verrà rimandata. Ma noi vorremmo che anche senza inaugurazione Berlusconi e i vertici di Trenitalia e Rfi spiegassero ai milioni di viaggiatori “normali” perché succedono incidenti come quello del 20 dicembre.
Come si può investire sull’Alta velocità e non mettere in sicurezza l’esistente? Come si può favorire un servizio come l’Alta velocità, che ha costo elevato per i viaggiatori e quindi serve una clientela di elitè, e dimenticare che il treno è un servizio pubblico e quindi rappresenta un diritto per i cittadini?
Come si può nella Finanziaria tagliare i fondi alle ferrovie? E allora di chi è la colpa?



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