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roccasecca, 16 dicembre 2005
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Non è stato nessuno

Un giorno un aereo civile italiano con ottantuno passeggeri a bordo cadde nelle acque di Ustica.
Un giorno a Piazza Fontana scoppiò una bomba che uccise gente comune.
Un giorno un ferroviere fu buttato da una finestra della Questura di Milano.
Un giorno saltò in aria un treno. Un giorno esplose la stazione di Bologna.
Un giorno come tanti. Come troppi. Per fortuna oggi sappiamo che non è stata colpa di nessuno, e con un po' di tempo riusciremo perfino a dimenticare (i familiari) o a credere che quei fatti non siano mai avvenuti (tutti gli altri). Saremo di nuovo orgogliosi di appartenere ad un paese nel quale i militari sono puliti, la polizia è al servizio del cittadino ed i servizi segreti non "deviano" mai dal loro compito istituzionale. E ci vergogneremo perfino un poco, per aver creduto alle teorie sulla strategia della tensione, sul coinvolgimento di personaggi ed organismi dello Stato in fatti di terrore, coperti dalla sudditanza e negati dagli insabbiatori. Dovrebbero imporci una multa, o qualche anno di carcere, per aver dubitato per decenni (tanto sono durati i processi) della fedeltà di quei funzionari allo Stato, alla causa della democrazia e del benessere dei cittadini (quelli sopravvissuti, s'intende). Dovrebbero metterci un cartello al collo con cui segnalare l'infamia da noi commessa nel credere e propagandare il fatto che gli anni bui erano tali perché qualcuno, deliberatamente, aveva spento la luce. Meritiamo tutto il ludibrio per aver osato sperare che la giustizia potesse appurare e provare verità che sembravano incontrovertibili, tanto erano affannosamente combattute e celate fino all'impossibile. Ma non ci sarà fatto nulla di questo, perché oggi è giorno di festa grande. Il giubilo per la ritrovata serenità non riguarda solo i poveri indagati vessati dalla solerte e zelante azione dei giudici (che come si sa sono di parte) ma tutti i cittadini, che finalmente sanno senza ombra di dubbio che quegli eventi non sono accaduti per responsabilità di qualcuno, ma al massimo (se proprio non si possono negare le vittime) per tragica fatalità.
Pensiamo oggi a quelle vittime con una lacrima in più: non piangiamo soltanto cittadini inermi macellati sull'altare di trame immonde, ma soffriamo la mesta constatazione che un'altra vittima, strategicamente la più importante, è stata liquidata: la verità. Come in ogni guerra.

g.m.



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