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roccasecca, 9 dicembre 2005
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Tutti embedded?

Cominciamo ad essere veramente stufi di questa retorica imperante e accettata dal senso comune, nostro potente nemico che culla le menti e le distoglie dal ragionamento, imbottendole di psicotrope sostanze chiamate informazione. Non ne possiamo più di vedere la banalità assurgere agli onori di rivelazione, non sopportiamo più che la verità lapalissiana meravigli ogni volta che Rainews o qualche talk-show più coraggioso la rivela con qualche filmato.
Non vi sono filmati che documentino le atrocità delle guerre napoleoniche o barbariche o della conquista dei Cesari, e tuttavia nessuno oserebbe sostenere che esse non furono atroci, ognuno sa che costarono indicibili efferatezze subìte da poveri cristi, bambini, vecchi, donne e contadini di tutto il mondo per tutta la storia. Oggi, invece, sentiamo lunghe litanie di menzogne colossali, di vergognose bugie di cui cospargono il mondo per convincere gli addormentati che non siamo in guerra, che se lo siamo un pochino è per il bene e la sicurezza, se questa non è garantita lo facciamo per la democrazia, e comunque noi costruiamo acquedotti e ponti e ospedali da campo ed elezioni, e non facciamo mai del male a nessuno, e ci amano tutti come fratelli provvidenziali. E vengono creduti, a quanto pare. Poi, improvvisamente, esce qualche foto, magari un video, ché se non vai in televisione non esisti, e la guerra ridiventa un lerciume, con soldataglia che fa al tiro a segno con i feriti, con bravi ragazzi che si giocano innocentemente una bevutina su chi ne accoppa di più, e così via. Il filmato di Rainews 24 riporta per un attimo la mente alla realtà, come se questa fosse una scoperta tutta nuova e non risorgesse dall'oblio infame in cui volutamente la si relega per non mettere in discussione questa orribile "civiltà". Ma in che mondo viviamo? Alice nel Paese delle Meraviglie si stupirebbe di tanta finta ingenuità.
Tutti sappiamo, tutti sanno, anche quelli che difendono senza se e senza ma le missioni di morte autoconvincendosi (ma è meglio parlarne poco, che sono brutti argomenti) che i nostri ragazzi non sono come gli altri. A parte il fatto che essere alleati di gente peggiore di noi, se fosse vero non sarebbe comunque qualcosa di cui andare fieri, è davvero meschino ed umiliante questo struzzesco ficcare la testa sotto i massacri e continuare ad occuparsi di scegliere i regali per Natale e le merendine dietetiche. Pensiamo che sarebbe ora di cominciare a smetterla anche con l'opportunismo di assolvere sempre la cosiddetta gente, quella che se ne sta rintanata nei suoi bozzoli di piombo e non vede e non sente, che usa parabolica e internet per guardare il calcio e i film osceni, ma che chiude ermeticamente occhi ed orecchie davanti agli orrori non virtuali della guerra dei padroni. Sarebbe ora di cominciare a proiettare in tutte le piazze i filmati dei massacri, a far girare nelle torri d'avorio occidentali i bambini mutilati, i numeri veri delle esecuzioni sommarie, della tortura e dei tribunali ammaestrati, a far vedere i risultati dell'analfabetismo, dello schiavismo, delle mille facce che la guerra assume, a dire che chi non si muove è complice. Sappiamo che questo provoca immediate reazioni scandalizzate dei benpensanti col colesterolo, sentiamo già le voci che condannano un uso "pornografico" della tragedia, ci par già di leggere i richiami colti ad Apocalypse Now ed all'estetica dell'orrore. Ma non ci importa. Per una volta vogliamo scientemente cessare di essere tolleranti, di discutere e di spiegare. Vogliamo dire con forza estrema, con disperazione lucida, che siamo stufi di sentire discorsi ipocriti che rimuovono l'essenza della guerra per nobilitarla negli scopi, nelle intenzioni, nella prassi. Siamo saturi di bestemmie quali "missione militare di pace" o "lotta al terrorismo" quando queste descrivono massacri indicibili ai danni di esseri umani imbelli. Cresce l'odio verso il nostro Paese, cresce l'idea che siamo parte di un disegno di dominio mondiale, di cui raccogliamo solo briciole, ma non per questo ci vede meno coinvolti. Non ci chiediamo "come mai", come sembrano fare i piccoli borghesi americani quando qualcuno (per esempio Michael Moore) gli rivolge qualche domanda in merito. Noi lo sappiamo come mai, sappiamo perché siamo ormai annoverati fra i nuovi conquistadores, anche se agli ultimi posti, quelli dei lacchè. Per questo pensiamo che sia ora che ciascuno si assuma le proprie responsabilità, certamente a partire dalla classe politica, ma senza far finta ogni volta che i cittadini siano ignari e innocenti non c'entrino. I cittadini sanno, eccome se sanno. Allora è loro preciso dovere farla finita con il repertorio consunto di scuse e strette di spalle, con le bugie infingarde e con i trucchetti per bendare le coscienze fino a soffocarle, ad atrofizzarle per sempre. I cittadini sanno che i soldati italiani non sono né migliori né peggiori di altri, che quando vanno in guerra fanno la guerra e che dopo che qualcuno li ha indottrinati per loro il nemico è tutto ciò che si muove. La pietà umana, la solidarietà, la costruzione della democrazia sono cose buone per convegni e prediche, ma non al fronte. Lì si uccide, e quando lo si fa con il fucile è già un male minore. Saddam doveva essere liquidato in quanto "forse" aveva le armi di sterminio di massa e poi a Fallujah le armi di sterminio di massa sono improvvisamente diventate tecniche antiterrorismo. Non si parla di un tribunale contro i crimini disumani commessi dagli occupanti in questa guerra imperialista da Abu Ghraib in poi. Ma intanto, cara gente, a morire bruciati vivi sono bambini in carne ed ossa, sono poveracci che da una feroce dittatura sono passati di colpo sotto l'oppressione degli occupanti. Risparmino qualche medaglia retorica, e facciano rientrare subito le truppe, aggiungendo le scuse più umili agli occupati, alle decine di migliaia di vittime irakene, alla dignità di uomini e donne calpestate prima da carnefici figli indegni del loro stesso paese e poi dai lanzichenecchi appestati degli eserciti "umanitari". Questo non riporterebbe alla vita i morti, né alla serenità i sopravvissuti; tuttavia riconoscere i propri errori è tanto più grande quanto quegli errori siano stati gravi, ed è l'unico antidoto contro il loro ripetersi.
Non abbiamo alcuna fiducia nel fatto che questo governo di ascari dell'impero sia capace di un gesto dignitoso. Ci auguriamo che chi lo sostituirà comprenda quanto questo sia necessario, cosa della quale ad oggi non vediamo alcun vero segnale.

g.m.



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